Ginnastica, Vanessa Ferrari: “Userò le piastrine per guarire il tendine”. Parte la caccia alle Olimpiadi

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Il tendine d’Achille non dà tregua a Vanessa Ferrari. La Campionessa del Mondo 2006 ha dovuto combattere con questo problema per tutta la seconda parte del 2015, non impedendole comunque di partecipare con profitto ai Mondiali di Glasgow dove l’Italia ha conquistato la qualificazione alle Olimpiadi 2016.

Proprio in ottica Rio, però, dove la bresciana vorrà dare il tanto agognato assalto alla medaglia che completerebbe un palmares davvero fantascientifico, bisogna risolvere questi problemi fisici. Sconsigliata l’operazione, si sottoporrà alla procedura PRP (l’acronimo di Platlet Rich Plasma, cioè plasma arricchito di piastrine).,

 

Ad annunciarlo è stata la stessa ginnasta che ieri si è sottoposta a questa pratica a Bergamo. Questo il suo post sulla sua pagina Facebook.

Ciao a tutti ❤️ Dopo tutti i cicli di laser, onde d’urto, infiltrazioni ecc non rimane che tentare con il “PRP” Che…

Posted by Vany ferrari on Domenica 6 dicembre 2015

 

La PRP prevede che le piastrine vengono prelevate dal sangue del paziente, poi vengano concentrate e iniettate nei tessuti danneggiati (in questo caso nel tendine). Le piastrine stimolano i loro fattori di crescita e portano alla riparazione dei tessuti.
In questo modo Vanessa dovrebbe rimanere ferma circa un mese, evitando così i tempi lunghi di recupero imposti da un intervento. La prima gara in calendario sarà l’overture di Serie A a inizio febbraio ma naturalmente le date cerchiate sul calendario sono quelle del 5-21 agosto, quando alle Olimpiadi dovrebbe chiudere la sua gloriosa carriera.

 

Questo lo schema di una procedura PRP, con un’annessa spiegazione medica più dettagliata:

  • Prelievo di sangue
  • Separazione delle piastrine. Il sangue viene messo in una centrifuga che separerà le piastrine dal resto del sangue
  • Estrazione del sangue ricco di piastrine (prp)
  • Infiltrazione di prp nella zona malata
  • Fondamentalmente, il sangue del paziente viene prelevato, raccolto e centrifugato a velocità variabili fino a che si separa in tre strati: plasma povero di piastrine (platelet poor plasma PPP), plasma ricco di piastrine (platelet rich plasma PRP), e globuli rossi (red blood cells). Di solito si usano 2 giri. La prima rotazione separa il plasma povero di piastrine (PPP) dalla frazione rossa e plasma ricco di piastrine (PRP). Il secondo giro separa la frazione rossa dal PRP. Il materiale con il più alto peso specifico (PRP) verrà depositato sul fondo della provetta. Immediatamente prima dell’applicazione, viene aggiunto un attivatore piastrinico/agonista (trombina bovina e 10 % di cloruro di calcio) per attivare la cascata della coagulazione, producendo un gel piastrinico. L’intero processo dura circa 12 minuti e produce una concentrazione piastrinica da 3 – 5 volte quella del plasma nativo.

 

(I concetti medici sono spiegati in maniera elementare e semplificata. Mi scuso con eventuali medici che dovessero leggere l’articolo a cui chiedo eventuali correzioni)

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