Nuoto, Walter Bolognani in esclusiva: “Il tutto subito è un costume radicato ma stiamo migliorando!”

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Siamo alle porte della stagione che porterà il nuoto azzurro verso i Giochi Olimpici di Rio 2016. Tante le attese per la nostra squadra, a cominciare da Gregorio Paltrinieri e Federica Pellegrini, le nostre due punte di diamante con speranze più o meno concrete di andare a medaglie. Un movimento in fermento e che ha tra le giovani leve, atleti che potrebbero spiccare in volo in direzione Brasile, bruciando le tappe. Ci siamo, pertanto, rivolti a Walter Bolognani, tecnico federale responsabile di tutte le nazionali giovanili, che in un’intervista in esclusiva per OA ci ha fornito elementi interessanti sulle condizioni dei nostri atleti “in erba”, partendo dal riferimento dei Mondiali Juniores di Singapore tenutisi a Settembre.

Partiamo dunque dai Mondiali di Singapore, competizione in cui è stato direttamente coinvolto nel ruolo di responsabile della spedizione. In questo contesto, un discreto numero di atleti ha colpito per qualità ed in
particolare nel mezzo fondo femminile Quadarella e Caponi hanno dato chiari segni di vitalità. Ritiene che questi due nomi o anche altri (Martinenghi e Miressi) potrebbero essere funzionali alla causa della squadra seniores?

“La curva storica prestativa dei quattro atleti citati è indubbiamente orientata verso prestazioni di interesse assoluto. Sono tutti in continuo miglioramento tecnico e cronometrico. Le due ragazze hanno acquisito una esperienza internazionale giovanile maggiore rispetto ai maschi e questo elemento è ulteriore aiuto per occasioni in cui potranno fare parte della squadra assoluta. A loro aggiungerei anche altri componenti della spedizione juniores di
Singapore, ma sono comunque molto ottimista circa le potenzialità di essere protagonisti anche nel contesto senior“.

Focalizzando la nostra attenzione sull’evoluzione prestativa dei nostri atleti, spesso si è parlato di come e quanto i giovani, nella categoria ragazzi, ottengono tempi fantasmagorici per poi peggiorarsi nel corso della carriera. Crede che ci sia un’inversione di tendenza grazie ad una programmazione maggiormente qualitativa in cui si bada prima ad insegnare la tecnica e poi far fare km oppure si è ancora molto indietro in tal senso?

“La Federazione sta lavorando e affrontando da tempo questo aspetto attraverso corsi istituzionali, seminari, convegni ed incontri regionali con i tecnici. Il costume del “tutto subito” è piuttosto radicato, ignorando il percorso graduale che è necessario per l’approccio all’agonismo e ad una carriera sportiva che abbia un senso compiuto. I concetti di gradualità, progressione, costruzione di basi tecniche solide non possono essere by-passati. I segnali che raccolgo personalmente nel mio esplorare la Penisola sono però incoraggianti e stiamo migliorando. Voglio essere certo, inoltre,  che quanto è evidentemente ben chiaro ai colleghi tecnici sarà applicato nella pratica quotidiana”.

Guardando a quanto avvenuto nei Mondiali di Kazan nel caso “Sun Yang” che opinione si è fatto a riguardo e in generale che cosa pensa di quello che dichiarò il capitano della Nazionale Filippo Magnini, a valle della vittoria dell’atleta cinese sui 100 stile libero?

Non vedere Sun sul blocco di partenza dei 1500 è stato come ricevere uno schiaffo. Ho avuto modo di sentire le versioni di chi era sul campo a Kazan e praticamente tutte portano ad una mia deduzione che il cinese non si sia presentato perché sapeva di non vincere. Il personaggio è sicuramente “sui generis” ma ripeto, Greg avrebbe vinto comunque. Lascia perplessi l’assegnazione del premio quale miglior atleta del Mondiale…gli danno ragione i criteri di assegnazione del riconoscimento, basati sui punteggi relativi i piazzamenti. In un mondo, il nostro, in cui i numeri sono tutto, questa volta hanno dato un verdetto sbagliato. Quanto al doping, il mio pensiero è simile a quello di Filippo. Se hai barato, sei escluso dal gioco. Ho però conosciuto personalmente due casi davvero involontari e legati ad assurde leggerezze o clamorose ingenuità. In questi casi anche io mi chiedo quale sia la posizione corretta. La difficoltà, oltre ad essere nello scoprire il reato, sta anche nel verificare la consapevolezza dell’atleta di quanto sta assumendo. In ogni caso, il doping non fa parte della mia cultura”.

Per concludere, in Italia ci si lamenta spesso della scarsa interazione tra il mondo della scuola e quello dello sport. C’è un’evoluzione positiva sulla base della sua esperienza o siamo distanti dai modelli europei e mondiali?

“Toccando questo punto si apre uno scenario prima di tutto politico (ad es. non abbiamo un ministero dello sport, anche se l’attuale governo ha fatto cenno a questa esigenza). Verosimilmente con questo Istituto si potrebbero affrontare le problematiche sportive in modo più pertinente ed adeguato. Rimanendo però alla realtà quotidiana, siamo distanti da una reale interazione scuola-sport agonistico. Dal mondo scolastico arrivano numerosi segnali da cui si evince come manchino i presupposti, le conoscenze e la flessibilità per gestire questa problematica. Si, siamo distanti da modelli ad es. Anglosassoni e concludendo, per non essere equivocato, non si tratta di creare corsie preferenziali per gli agonisti, ma di prendere atto della loro organizzazione di vita, profondamente diversa da chi ha altrettanto legittimamente scelto di non svolgere pratica sportiva di questo profilo. Sono a conoscenza dell’esistenza di progetti locali in questo senso, ma siamo ancora fermi ai box.”

 

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giandomenico.tiseo@oasport.it

Immagine: profilo FB Walter Bolognani

Twitter: @Giandomatrix

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One thought on “Nuoto, Walter Bolognani in esclusiva: “Il tutto subito è un costume radicato ma stiamo migliorando!””

  1. ale sandro scrive:

    Bella intervista, su argomenti interessanti. Tra l’altro Bolognani ha sempre tenuto particolarmente alla questione “spremitura” degli junior nella prima fase di carriera, tanto che è da almeno un paio di stagioni che porta avanti questo discorso.
    In un certo senso mi sembra che i risultati dei giovani stiano portando su quella direzione di gradualità nei carichi di lavoro e nelle pressioni, che servono e si devono verificare soprattutto una volta che si passa alla categoria senior e non prima.
    Apprezzabile la presa d’atto sull’annoso divario sport da una parte, istituzioni e scuola dall’altra, senza soliti discorsi ottimistici e giri di parole,che spesso spuntano in queste circostanze.

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