‘Italia, come stai?’: nessuno come Nibali. Il campione più completo in circolazione

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C’è un margine sottilissimo che separa i campioni dal mito. Lo si oltrepassa quando i freddi numeri vengono accarezzati dal brivido delle emozioni. 

C’è modo e modo di vincere. Si può trionfare mettendo in pratica una mera tattica studiata a tavolino; oppure sorprendendo gli avversari con tentativi mossi dal cuore. Questo è Vincenzo Nibali. Un corridore ‘antico’, capace di far breccia nell’animo della gente con dei capolavori che restano scolpiti per sempre nella memoria. Pensiamo ad esempio alla tappa sul pavé del Tour de France 2014, quando inflisse 2 minuti e mezzo ad Alberto Contador e pose le basi per l’apoteosi a Parigi. Quel volto marchiato dalla fatica, sudicio di fango, ma pervaso da una grinta sconfinata. Uno Squalo che si esalta nelle difficoltà, nelle condizioni dove la follia prevale sulla ragione. E che dire poi dell’impresa di ieri al Giro di Lombardia. Memorabile l’azione del messinese sulla discesa del Civiglio, aggredita con la rapacità di un falco, sfiorando i muri e sfruttando ogni centimetro di asfalto per guadagnare secondi (clicca qui per il video).

Chi, se non Vincenzo Nibali, poteva interrompere il lungo tabù dell’Italia nelle classiche ‘monumento’? Su un tracciato durissimo ed esigente, il capitano dell’Astana ha realizzato un’impresa che cambia notevolmente il volto alla sua travagliata stagione. Un obiettivo che il siciliano ha preparato con cura maniacale. Il vincitore del Tour 2014 era consapevole di come il Mondiale presentasse un percorso da scattisti, non adatto alle sue caratteristiche da fondista. Il mirino era puntato tutto sul Lombardia: lo Squalo sapeva che dinanzi a sé si presentava una ghiotta occasione e l’ha azzannata.

Per completezza e polivalenza, Nibali rappresenta attualmente il più grande fuoriclasse del ciclismo attuale, unico in grado di primeggiare al tempo stesso nei Grandi Giri e nelle corse di un giorno. Un vero campionissimo, degno di affiancare il proprio nome ad icone del passato come Felice Gimondi, Eddy Merckx e Bernard Hinault (gli unici a vincere Giro, Tour, Vuelta e Lombardia). In un’era dove prevale la specializzazione esasperata (pensiamo a Froome, Quintana e Contador, mai competitivi nelle grandi classiche), l’italiano simboleggia gli antichi valori dello sport, presentandosi al via di ogni corsa, se non per vincerla, quanto meno per viverla da protagonista.

A 31 anni ancora da compiere, Nibali è entrato nel pieno della maturità agonistica: lo attendono almeno altre cinque stagioni ad altissimo livello, per puntare ad altri obiettivi ambizioni (tra i quali figurano certamente le Olimpiadi di Rio 2016 e la Liegi-Bastogne-Liegi, altra grande classica nelle sue corde).

Nibali e Fabio Aru lasciano presagire tante altre gioie per il pedale tricolore. E chissà che a loro non possa presto aggiungersi Diego Rosa. Il 26enne piemontese ha dominato la Milano-Torino con uno scatto spettacolare sull’ultima salita, mentre ha denotato una condizione strabiliante al Lombardia, dove si è messo a totale disposizione del capitano, chiudendo quarto. L’impressione è che il ruolo di gregario cominci a stargli decisamente stretto. Dotato anche di uno spunto veloce decisamente interessante in caso di volate ristrette, Rosa potrebbe costituire il nome nuovo per il ciclismo italiano per rinascere anche nelle corse di un giorno. Senza dimenticare che l’ex biker ha i mezzi per affrontare un Grande Giro da capitano, qualora un giorno ne avesse l’opportunità.

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federico.militello@oasport.it

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