Mondiali nuoto Kazan 2015: il medagliere finale. Cina prima, Italia settima

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MEDAGLIERE MONDIALI KAZAN 2015

#

PAESE

O

A

B

TOT

1

Cina

15

10

10

35

2

Stati Uniti

13

14

6

33

3

Russia

9

4

5

18

4

Australia

7

3

7

17

5

Gran Bretagna

7

1

5

13

6

Francia

5

1

1

7

7

ITALIA

3

3

8

14

8

Ungheria

3

3

4

10

9

Svezia

3

2

1

6

10

Giappone

3

1

4

8

11

Sudafrica

2

3

0

5

12

Germania

2

1

4

7

13

Brasile

1

3

3

7

14

Corea del Nord

1

0

1

2

15

Serbia

1

0

0

1

16

Paesi Bassi

0

8

0

8

17

Canada

0

4

4

8

18

Danimarca

0

2

2

4

19

Ucraina

0

2

1

3

20

Messico

0

2

0

2

Nuova Zelanda

0

2

0

2

22

Grecia

0

1

2

3

Polonia

0

1

2

3

Spagna

0

1

2

3

25

Giamaica

0

1

1

2

26

Croazia

0

1

0

1

Lituania

0

1

0

1

28

Argentina

0

0

1

1

Bielorussia

0

0

1

1

Malaysia

0

0

1

1

Singapore

0

0

1

1

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giulio.chinappi@oasport.it

5 thoughts on “Mondiali nuoto Kazan 2015: il medagliere finale. Cina prima, Italia settima”

  1. ale sandro scrive:

    Un buon mondiale per l’italia , con dei risultati mai fatti prima come le medaglie in tutti i 5 sport nella singola edizione, e un numero di medaglie complessivo mai raggiunto finora. Settimi nel medagliere , quinti come numero totale di medaglie, nei dieci nel medagliere “olimpico”, sia come qualità, che come quantità.
    Per una nazione che ripeto , non ha la tradizione (che vuol dire anche organizzazione e competenze tecniche) e la storia nè dei grandi paesi, nè dei “piccoli” ( pensare ad un’Ungheria o a una Svezia come piccolo paese per lo sport e per le discipline natatorie è semplicemente inaccettabile, perchè non è così), non lo vedo come un risultato da poco.
    Come ho già detto un buon cambio di passo nel corso del quadriennio, già lo scorso anno si intravedevano queste possibilità di riuscita. Bravi sia i tecnici che gli atleti di tutti gli sport a non farsi sfuggire le occasioni che si sono presentate. Tolta forse la gara della Bruni e il sincro femminile da tre metri, è stato raccolto secondo me realisticamente ciò che poteva essere guadagnato.
    In chiave olimpica per me quindi non cambia l’obbiettivo che l’Italia può raggiungere, e cioè le 5-6 medaglie (6 raggiunte a Kazan), difficili da confermare sia chiaro, ma non impossibili. Su 5 sport in quattro di questi l’Italia può andare a bersaglio.
    Sei medaglie che sono il massimo ottenuto dall’Italia in varie edizioni di mondiali, comprese quelle in cui si vincevano più ori come Fukuoka, Roma, Shangai (o solo uno come a Perth 91 , Montreal e Melbourne) e nelle due edizioni dei Giochi, Monaco 72 e Sydney 2000.

    Come sempre bisogna lavorarci sopra, non arriva nulla per caso. Per migliorare ulteriormente e fare salti di qualità ci dovrebbero essere dei grossi cambiamenti nell’organizzazione della nazionale secondo me, compreso un utilizzo costante di centri federali come quello di Ostia dove allena Morini e nuotano Paltrinieri e la Carli (tra i pochi azzurri in finale individuale) , oltre ad altri giovani importanti come Detti e la Pirozzi.
    Di sicuro penso che un paese come il nostro , che difetta ad avere più campioni e fatica a raggiungere competitività generale nel portare i singoli nelle finali, debba fare lavoro specifico sulle staffette sia 4×100 che 4×200 oltre alle miste, cercando il confronto fra i tecnici e i migliori atleti della nazione. Oltre ovviamente ad aggiornarsi in tutti gli ambiti, ma questa è una cosa quasi obbligatoria per i motivi che ho spiegato all’inizio. Potrebbero aiutare anche cose come più impianti efficienti per i tuffi, da non dividere con nessun altro e dedicare alla preparazione della nazionale. Ma qui e per tanto altro si devono svegliare istituzioni , CONI e FIN.
    Comunque ora sotto con Rio, sarei molto contento se si riuscisse ad emulare ciò che è stato fatto in Russia.

    1. Gabriele Dente scrive:

      Certo, lo so bene che la Svezia e soprattutto l’Ungheria per tradizione sportiva e natatoria non sono piccoli paesi. Ma lo sono demograficamente. Il punto secondo me è proprio questo: migliorare la nostra organizzazione e le nostre competenze tecniche nel nuoto in modo che poi il bacino più ampio possa fare la differenza a nostro vantaggio. Come del resto già avviene in quasi tutte le discipline, confrontando i medaglieri olimpici dell’Italia con quelli di queste nazioni (poi è chiaro che ogni nazione ha le sue discipline forti).

      1. ale sandro scrive:

        Ma certe cose non cambiano facilmente, altrimenti non si potrebbe spiegare come una cittadina di quanti..45mila..50mila abitanti.. non saprei, sia riuscita a comandare così nel fioretto. Ti pare che la Cina con le strutture e anche l’organizzazione nonchè la competenza che potenzialmente possa avere, non sia in grado di vincere in tutte le discipline della scherma contemporaneamente e con costanza, compreso il fioretto femminile? Eppure non ci riesce. Stesso discorso per i paesi mediorientali negli sport di combattimento o nel sollevamento pesi…è il loro feudo, come conoscenza, tradizione, organizzazione e competenza si dovrà fare sempre i conti con loro, o con l’Olanda nel pattinaggio su ghiaccio. E qui viene spiegato anche il discorso da monodisciplina che sistema il medagliere di una nazione. Fermo restando che Ungheria e Svezia sono pur sempre due nazioni nelle prime dieci della storia delle olimpiadi estive (la Svezia forse ancora per poco ,ma intanto è ancora tra le prime dieci del medagliere generale), e per me già questo le fa considerare grandi nazioni sportive, con cultura sportiva oltretutto, in maniera imbarazzante superiore all’Italia. E non sono pochi i paesi simili a questi in tal senso.
        Mi viene da ricordare a questo proposito il racconto di mio padre in Olanda negli anni 60 , coi figli della padrona di casa che prima di iniziare le lezioni all’interno dell’ambito scolastico, facevano nuoto e di pomeriggio pattinaggio con in mezzo le lezioni , il pranzo e altre attività di laboratorio, tornando a casa solo la sera. Chissà oggi.
        Non si può ridurre tutto a un discorso demografico o economico. Non è un caso se per 70 anni l’Italia in vasca non ha toccato palla a livello olimpico, e i primi podi olimpici arrivarono da pallanuoto e tuffi. Io considero importante ciò che è stato fatto in un quarto di secolo, chiaro come il sole che l’obbiettivo deve essere sempre migliorare, e per fare questo si devono prendere da esempio proprio questi paesi se non fosse possibile andare in Australia, Usa, Cina o chissà dove ad aggiornarsi.
        Il risultato di Kazan come somma di podi è in pratica ciò che l’Italia fa molto spesso da Perth 91, è il nostro valore in pratica, non abbiamo mai fatto meglio di così nei 5 sport come medaglie complessive. Siamo una nazione che ha avuto in cento anni e passa di nuoto in vasca, 9 atleti in grado di vincere un titolo mondiale o olimpico, solo due a stabilire un primato mondiale,ovviamente vasca lunga. Troppo pochi per pensare di poter fare grandi numeri e costanti nel breve secondo me.
        Trovo invece fondamentale , come detto prima ,creare un ossatura facendo un lavoro molto profondo sulle staffette, indirettamente tornerà utile anche per le gare individuali. Ma forse questo creerebbe troppi problemi organizzativi tra i vari gruppi sportivi e le società.

  2. Gabriele Dente scrive:

    Io in genere sono abbastanza critico con la FIN ma riconosco che, dopo lo scempio di Londra 2012, in linea generale è stato fatto un buon lavoro. Il giudizio poi va articolato disciplina per disciplina e specialità per specialità (sicuramente lo faranno i ragazzi della redazione) ma il punto è un altro, e qui mi soffermo sul nuoto in corsia: l’Italia deve SEMPRE ottenere ALMENO quello che ha ottenuto qui. Ma potrebbe e dovrebbe anche fare meglio. Io abito in una città depressa eppure ogni quartiere ha almeno una piscina. Addirittura, in questi tempi di crisi, sono state aperte due grandi piscine nello stesso quartiere, dove bambini e ragazzi fanno fatica a conciliare i turni. Immagino che in altre città le cose vadano addirittura meglio. Lo stesso Barelli parla di 5 milioni di praticanti(!). Non dico di raccogliere quanto l’Australia (metà dei nostri abitanti: 7-3-4 nelle prove olimpiche) ma ci sono ancora troppe piccole nazioni che fanno più di noi.
    Italia a parte, mi stupisce la costanza dell’Olanda sul secondo gradino del podio (credo sempre in gare olimpiche) e trovo deludente la Germania. Brava la Francia a capitalizzare tanto nel settore dello sprint maschile.

  3. Luca46 scrive:

    Sperare in un mondiale meglio di questo proprio non si poteva. Abbiamo raccolto il massimo. Certamente in alcune situazioni si poteva ottenere di più ma guardando in generale ci meritiamo un applausone.

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