Ginnastica e limiti d’età. Alzain, 10 anni, ai Mondiali nuoto. Una ginnasta, invece, tra divieti e passaporti truccati

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Alzain Tereq è una bambina di 10 anni. Proviene dal Bahrain, Paese emergente e molto ricco grazie soprattutto ai giacimenti di petrolio. Ieri tutto il Pianeta ha parlato di lei: ha partecipato ai Mondiali di nuoto che si stanno svolgendo a Kazan (Russia). Ma non la rassegna iridata dedicata ai ragazzini delle elementari (che poi non esiste, ovviamente) bensì alla competizione dei grandi, quella dei senior, quella dei professionisti.

Alzain Tereq nuota i 50m farfalla (o delfino, come preferite) in 41 secondi. La più veloce del suo Paese e, da vero scricciolo, era sulle piastre delle piscine russe. Sotto i riflettori di tutti. Intervistata da tutti.

 

Naturalmente la notizia ha creato tanto scandalo e scalpore. Tutti colpiti dal fatto che una bambina potesse gareggiare a un Mondiale. Giusto o non giusto? Anche se forse le cose per cui scandalizzarsi sono ben altre (noi rispondiamo così, clicca qui).

Chiaro che la gara di Alzain ha mosso un po’ le acque anche nell’ambiente della ginnastica artistica, sport in cui non si può gareggiare a livello internazionale prima dei 13 anni (ma solo da juniores e non c’è un Mondiale) e solo a 16 anni si può gareggiare tra le grandi. Giusto o non giusto? Gli intenti della regola erano e sono positivi anche se l’applicazione ha poi avuto alcuni buchi nel corso del tempo.

Una sola cosa. Se un atleta è forte è forte. Punto e stop. Ma questa è tutta un’altra storia.

 

Prima del 1981 la Federazione Internazionale di Ginnastica richiedeva che l’età minima per partecipare a competizioni internazionali (dunque anche Olimpiadi e Mondiali) fosse di 14 anni. Un limite ragionevole su cui nessuno aveva avuto da ridire.

Fino alla metà degli anni ’70, infatti, l’artistica era popolata da vere e proprie donne, spesso oltre i 20 anni (e non c’erano dubbi a riguardo, bastava guardarne fisico e volto). Insomma truccare i passaporti per far partecipare delle bambine erano qualcosa di fantascientifico e che probabilmente nemmeno passava nelle mente dei precursori. Basti guardare Larisa Latynina (la donna più medagliata della storia ai Giochi Olimpici, tra l’altro vinse un Mondiale all-around mentre era incinta), Agnes Keleti, Vera Caslavska. Quando Ludmila Tourisheva partecipò a Città del Messico 1968 dopo aver spento le sue prime sedici candeline sembrava quasi una mosca bianca.

Da lì cambiò tutto. E la rivoluzione fu completata alle Olimpiadi 1976 quando Nadia Comaneci diede lustro alla disciplina: non aveva ancora compiuto 15 anni, sarebbe diventata la Campionessa Olimpica più giovane della storia (record che le rimarrà per l’eternità). Il limite in quegli anni era appunto di 14 anni (bisogna compierli all’interno dell’anno in cui si svolgeva la competizione d’interesse). A volte, però, la Federazione Internazionale dava delle wild card a ragazzine ancora più piccoline.

Venne poi alzato a 15 prima delle Olimpiadi 1980 e poi nel 1997 venne definitivamente portato a 16 anni. Dunque le atlete non possono partecipare a competizioni di carattere internazionale se non compiono l’età richiesta all’interno dell’anno solare di riferimento.

 

Ed è proprio da lì che è nato tutto il problema dei passaporti truccati. Alzare così tanto il limite ha convinto (erroneamente, s’intende) allenatori senza scrupoli (e governi conniventi, naturalmente) a falsificare le varie date di nascita in modo da ottenere il permesso per partecipare.

Le pedane iridate sono spesso ricche di bambine che a guardarle non solo non hanno 16 anni ma spesso non ne hanno nemmeno 14. Dunque le regole esistono ma poi vengono regolarmente infrante da Paesi a cui poco importa dello status delle ragazze e men che meno delle leggi in vigore.

Le Nazioni che transigono sono sempre le stesse: la Cina (squalificata alle Olimpiadi 2000, perse la medaglia dopo 10 anni) e la Corea del Nord, squalificata più volte e ancora nel circuito. Ah e le cinesi le vediamo tutti. Ma se l’unica che ha il coraggio di parlare è Martha Karolyi... In passato anche la Romania (Gina Gogean e Daniela Silivas, citando i nomi più importanti) e l’Unione Sovietica (con Olga Bicherova su tutte) erano incappate in fallo.

 

Assolutamente corretto che esista un limite di età. Giusto non forzare la crescita di bambine (perché questo si è almeno fino a 12 anni) che devono essere formate fisicamente, psicologicamente e umanamente. Già ci sono un mucchio di infortuni in una fase della vita molto importante, figuriamoci se si anticipasse ulteriormente il tutto. Sono atlete, vero, ma sono prima anche delle persone (visto anche che la ginnastica è spesso solo dilettantistica). Ma questo deve valere per tutti.

La regola non è difficile da far rispettare: ci sono metodi scientifici per identificare l’età attraverso degli esami universali riconosciuti e utilizzati anche in altri settori. Se si hanno dei dubbi è giusto che si effettuino questi test prima di un Mondiale o di un’Olimpiade. Multa salatissima e squalifica per un ciclo olimpico per chi non la rispetta. Tutto semplicissimo.

Andando oltre. Non c’è da scandalizzarsi se una ragazzina di 10 anni gareggia con dei professionisti affermati, vaccinati e veterani visto che nel nuoto, appunto, non esiste alcun limite. Dovrebbero mettere una regola? Forse, ma poi il rischio è che si inizi a truccare passaporti anche qui... Il limite d’età, infatti, ha portato la falsificazione nell’artistica (non è giusto o non giusto ma un dato di fatto).

Togliere questa regola nella ginnastica? Sarebbe probabilmente un passo indietro e aprirebbe un’infinità di frontiere che forse sarebbe meglio tenere chiuse. Manteniamo divise le competizioni in juniores e seniores, ma con i dovuti controlli.

Alzain Tereq ha 10 anni. Se fosse una ginnasta probabilmente ne avrebbe già 16. Su questo bisogna meditare attentamente…

 

(La foto è dei Mondiali di Nanning 2014. Lei ha almeno 16 anni?)

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