Tour de France 2015: le pagelle dell’undicesima tappa. Sky e Froome mostruosi, Nibali in crisi

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Undicesima tappa del Tour de France 2015: primo vero arrivo in salita, prima ascesa Hors Categorie di questa Grand Boucle. Partono i Pirenei e continua il monologo di Chris Froome: tappa e Maglia Gialla più che consolidata per il britannico della Sky. In crisi molti dei protagonisti attesi. Andiamo a vedere le pagelle di questa 11ma frazione.

Chris Froome, voto 10: c’è poco da dire, se non che questo Tour de France sembra essere chiuso dopo appena undici giorni di gara ed una sola vera salita alle spalle. Praticamente non c’è stata storia oggi: appena il Team Sky si è messo in testa a cambiare il ritmo, i rivali di Froome si sono staccati ad uno ad uno e il kenyano è stato abile a dilatare sempre più il vantaggio. Nessun punto debole: difficile capire come possa perdere la sua Maglia Gialla.

Team Sky, voto 10 e lode: se Froome è perfetto, lo squadrone britannico lo è ancora di più. Poels apparecchia, Thomas, Porte e Froome concretizzano. In tre nei primi sei, uno strapotere a dir poco clamoroso. E’ nettamente la squadra più forte di questa Grand Boucle, quasi impossibile scalfirla.

Nairo Quintana, voto 7,5: si difende con le unghie e con i denti. Il colombiano fa tirare la sua squadra nella prima parte di gara, intenzionato ad attaccare, provando così a staccare la Maglia Gialla. Quando la Sky si porta in testa però si accorge subito di dover cambiar strategia, passando così ad un ruolo più difensivo. Terza posizione a poco più di un minuto. Non male.

Robert Gesink, voto 8: è il primo dei big a partire. L’olandese del Team Lotto Jumbo guadagna subito una trentina di secondi di vantaggio sul gruppo, ma quando parte l’accelerata del Team Sky deve arrendersi. Sale comunque alla grande con il suo passo e conquista un gran quarto posto.

Alejandro Valverde, voto 7,5: ottima spalla per Quintana, prova a scombinare i piani della Sky partendo ai meno 10 dal traguardo. Poi comunque sale regolare e si piazza quinto. Ottima performance per il campione spagnolo.

Tony Gallopin, voto 7: il migliore dei francesi dopo Rolland (voto 7). A sorpresa riesce a difendersi bene su una salita durissima e chiude al decimo posto.

Alberto Contador e Tejay Van Garderen, voto 5: dopo la prima settimana sembravano essere due dei principali antagonisti di Froome, invece appena il gioco si fa duro crollano a circa tre minuti dalla vetta.

Vincenzo Nibali, voto 4: peggio di così non si poteva. Il suo Tour de France per la classifica generale finisce dopo la prima vera salita. Il campione italiano difficilmente potrà difendere la Maglia Gialla conquistata lo scorso anno. Segnali negativi c’erano già stati la scorsa settimana, ma oggi arriva proprio la crisi: perde contatto da una ventina di corridori a 10 km dal traguardo e paga più di 4′ da Froome.

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gianluca.bruno@oasport.it

Foto: Twitter Team Sky

4 thoughts on “Tour de France 2015: le pagelle dell’undicesima tappa. Sky e Froome mostruosi, Nibali in crisi”

  1. Matteo scrive:

    Allora, per quanto riguarda la prima domanda io lo escluderei. Vero che ci sono cicli di atleti vincenti e non, ma a me sembra proprio una differenza sistematica che affligge anche atleti come Contador che non me la sento proprio di considerare inferiore a Simoni and co. Magari sono solo io che seguo il ciclismo in una maniera diversa,eh, non lo escludo, proprio per questo ho chiesto per vedere se era solo una mia impressione o meno.
    Detto questo, la storia del “monobiettivo” nasce fondamentalmente con Armstrong e io (anche) per questo non l’ho mai amato molto, preferisco gli atleti che si mettono in gioco in piu` occasioni e contesti diversi… D’accordo con te, oltre al fatto che come dici tu poi questo porta a farti fallire una intera stagione se manchi un singolo appuntamento per una serie di motivi.

    Sulle prestazioni “umanizzate”, non le vedo neanche io guardando le prestazioni dei migliori in ogni Grande Giro. Era sempre un discorso legato alla maggior quantita` di “altalene di prestazioni” che mi sembra di aver notato. Porte che citi tu ne e` un esempio, va al Giro per vincerlo e ha una forma simile a quella di Nibali qua, viene al Tour per aiutare Froome e si permette di fare questo scherzetto a Quintana… Ripeto, non volevo ne dire che ci si dopa di meno, ne che ci si dopa diversamente, ne che sia un problema di preparazione o che ne so. Quello lo sanno solo i diretti interessati.

    Detto cio`, storicamente Froome in tutti i Tour e le Vuelte corsi e` sempre partito a palla e “leggermente calato” nell’ultima settimana, Quintana il contrario, quindi in quest’ottica ci sta il risultato di ieri, ma certo la bastonata che ha dato e` stata impressionante e ormai il distacco sembra incolmabile.

    1. ale sandro scrive:

      Ma è chiaro che Contador ,rispetto a un Simoni, sta un paio di spanne sopra almeno. Il mio quesito era appunto incentrato sul fatto che bisogna contestualizzare ogni periodo. In quel momento quelli erano i valori in campo, oggi ce ne sono ovviamente altri.
      Limitandomi a quelli attuali,noto quella che tu definisci “altalena di prestazioni” come legata a una certa discontinuità ,come detto , anche dovuta alle scelte che vengono fatte. E’ una mia opinione. Lo sanno i diretti interessati sulla preparazione,vero, ma lo vediamo anche noi dalle gare svolte come tipo, numero e interpretazione prima del grande appuntamento stagionale. Personalmente non lo trovo un bel vedere.
      E personalmente preferisco tappe simili a quella odierna con più salite, anche importanti, che quelle con salita finale unica. Sarà che vedo più terreno per i tentativi di fuga, che a mio avviso sono il sale di questo sport, e sono tappe che mettono in difficoltà tutti senza distinzione. Certo andrebbero interpretate con un po’ di intelligenza tattica e coraggio.
      In ogni caso sarei molto sorpreso, e contento, di vedere colpi di scena da qui in avanti, anche se mi pare difficile.

  2. Matteo scrive:

    Fermo restando che, ad un Froome così, i 2 minuti persi tra Zelanda e cronosquadre non li avrebbe presi neanche il Nibali dello scorso anno, la condizione appare davvero latitante nonostante Vincenzo abbia focalizzato l’attenzione sugli stessi obiettivi dello scorso anno e abbia detto di aver seguito essattamente la stessa preparazione. Potremmo dire che si tratti semplicemente della prova che il corpo umano non è una macchina, però è chiaro che con tutto quello che è successo negli ultimi anni nel ciclismo e soprattutto negli ultimi 12 mesi in seno all’Astana, qualche domanda uno finisce col farsela.

    Certo, si nota comunque una certa differenza rispetto agli “atleti terminator” degli anni ’90/’00. In quegli anni le prestazioni erano pressoché cristallizzate e le differenze da una stagione all’altra minime, Armstrong “vinse” 7 Tour consecutivi precedendo sempre i soliti noti, (Ullrich, Basso, Beloki, Botero..); ricordo forse solo una stagione in cui Ullrich andò in vera e propria crisi. Stessa cosa il Pantani pre-squalifica, il Simoni che, squalifica a parte, era sempre sul podio del Giro a Milano per sette anni… Invece analizzando le prestazioni negli ultimi anni dei Top 3, si nota come tutti abbiano avuto stagioni storte…

    Froome: Imbattibile nel 2013, fragile nel 2014 dove, cadute a parte, era sembrato in difficoltà nelle primissime battute del Tour ed aveva poi perso la Vuelta senza mai impressionare contro un Contador non certo al massimo.

    Contador: Domina il Giro 2015, vince la Vuelta 2014 dopo un mese dalla rottura della tibia in un Tour in cui comunque andava come un treno… Eppure l’anno prima aveva corso solo il Tour fallendo clamorosamente l’appuntamento con il podio.

    Nibali: Domina GIro 2013 e Tour 2014, irriconoscibile nel 2015.

    Insomma tutti sembrano aver avuto negli ultimi 3 anni 2 stagioni ottime ed una pessima. Questo può voler dire tutto e nulla, ovviamente, può essere visto sia come una prova del fatto che le prestazioni siano più umane, sia come indizio del fatto che i controlli antidoping sono più ferrei (ci siamo intesi), sia come semplice attestazione del fatto che hanno fallito una stagione a testa…
    Voi che ne pensate?

    1. ale sandro scrive:

      Non è che invece i corridori da te citati erano semplicemente forti, molto forti, o più costanti di moltissimi di quelli attuali? La butto lì eh..
      In ogni caso penso che una cosa a parte sia stata il ciclismo del ventesimo secolo fino al ’99, con il suo contesto senza per forza da demonizzare o ripudiare a tutti i costi,ma semplicemente da contestualizzare e constatare per quello che era il modus operandi di allora,e che quelli erano comunque i valori in campo. Non ha per me molto senso richiamare quel periodo a paragone, col periodo immediatamente successivo e che a mio avviso termina con l’Operation Puerto. Altro momento a sé. Ugualmente per ciò che avvenne dopo il Giugno 2006 fino alla situazione attuale.
      Le crisi (o i grandi giri andati male),ci sono sempre state, da sempre e per tutti. Quello che è cambiato, cominciato nel periodo del texano e proseguito con Schleck , ora con praticamente quasi tutti, è l’interpretazione della stagione con il mono obbiettivo. La data di scadenza del mese o mese e mezzo di picco assoluto e il nulla di tutto il resto della stagione. Gente che fatica a interpretare positivamente altre corse importanti ,a tappe (parlo di un secondo grande giro che viene spesso evitato) o classiche siano, all’interno della stessa stagione, o addirittura non si presenta nemmeno. Per me è un controsenso perchè uno sport di resistenza deve basarsi su un andamento che preveda risultati in più mesi e occasioni importanti.
      Ed è stato il caso di Nibali del 2013 mi pare, tra l’altro ottima annata per il siciliano. Dico che ci poteva stare il 2014 col puntare la corsa mai vinta,il Tour, senza preoccuparsi di altro. Ma doveva essere l’una tantum. Nibali per me non ha la caratteristica di poter per più anni fare questo tipo di preparazione con la massima efficacia, che magari è stato l’ideale per la Us Postal prima e per la Sky oggi. E’ un corridore che risulta essere molto più efficacie e appassionante quando corre con velleità di vittoria una Tirreno Adriatico, una Liegi, un Giro e un secondo Grande Giro, magari pure il mondiale a seconda del percorso. Il mono obbiettivo comporta come abbiamo visto bene, il gigantesco rischio che se fallisce quella gara la stagione è andata.
      Non vedo poi prestazioni così “umanizzate”.
      Oggi ho trovato particolare una cosa: o lo scalatore più promettente tra gli Under 25 non è così fenomenale da farsi recuperare da Porte, oppure la preparazione degli Sky va oltre le più rosee aspettative. Fermo restando che la prima tappa di montagna con salita unica dopo il giorno di riposo , mi sembrava proprio favorevole a Froome e agli Sky, più che a Quintana e gli altri.

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