Beach volley, Sky Ball o Coreana? Da oggi potremmo chiamarla “Carambula” VIDEO

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Porec, campo centrale, giornata di apertura del tabellone principale. Da una parte due monumenti del beach volley mondiale come Ricardo Santos ed Emanuel Rego, dall’altra Alex Ranghieri e Adrian Carambula, uruguaiano “sfacciato” con passaporto da italiano “sfacciato”.

Le cose si mettono bene per gli azzurri e allora… Eccola la battuta che fa impazzire pubblico e avversari: la famigerata Sky Ball. Una sassata verso il cielo che, se ricade nel campo avversario, tra vento e accelerazione gravitazionale, può creare tanti problemi a chi deve ricevere ma, se non si sa gestire, può esporti a figuracce micidiali. Carambula non solo si prende la licenza di utilizzarla contro due mostri sacri come i campioni di tutto brasiliani (cinque medaglie olimpiche in due) ma poi chiude il punto con un bagher di seconda intenzione da “bagno Mirella” di Torre Pedrera.

Carambula è uno specialista della Sky ball, dalle nostre parti chiamata anche “coreana” ma solo perché chi l’ha inventata, si racconta un giocatore parmense dei primi anni ’50, aveva i tipici tratti somatici del coreano con tanto di occhi a mandorla. Tra gli “specialisti” della Sky Ball nel passato il brasiliano Giovane Gavio che si divertiva a provarla in allenamento (e anche in qualche amichevole) al PalaDeAndrè di Ravenna andando a sfiorare il tetto della cupola, oppure il neo azzurro Osmany Juantorena che la utilizzò sul 2-1 e 24-15 di una sfida di campionato a Roma scatenando le ire di pubblico e avversari e discussioni infinite sulla mancanza di rispetto. Nel beach, invece, fa parte del gioco e nessuno si lamenta, neppure i pluri campioni olimpici se vedono un pallone piovere dal cielo durante un match di World Tour…

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