Giro d’Italia 2015: provaci ancora, Alan

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Ci sono corridori per i quali, pur con tutta l’obiettività possibile, risulta davvero difficile non tifare. Alan Marangoni è tra questi, perché incarna una visione del ciclismo come sport di sudore, fatica e sacrificio in un modo esemplare, puro e affascinante.

Cos’ha di speciale questo possente romagnolo di Cotignola, paesino a due passi da Lugo? Il fatto di interpretare alla perfezione il ruolo, anzi il mito, del gregario. Perché i ciclisti si possono dividere in tanti gruppi: scalatori e passisti, velocisti e cronomen, vincenti ed eterni piazzati, sorprese e delusioni….campioni e gregari. Per i primi ecco titoli, interviste, fama, palmarès, contratti pesanti, premi più corposi (è pur sempre lo sport dove ogni euro guadagnato ad un traguardo volante viene diviso tra i membri della squadra); per i secondi, noti magari solo ai veri appassionati, la gloria mediatica e i successi importanti restano una chimera. Ma la loro fatica è pari, anzi superiore, a chi vince. Perché dietro ad uno scatto in salita o ad una volata vincente ci sono chilometri faccia al vento di qualche compagno, nove o dieci borracce per volta trasportate dall’ammiraglia alla testa del gruppo, marcature a uomo quasi calcistiche sui rivali, ruote o biciclette cedute istantaneamente in caso di emergenza. Questi sono i gregari: la faccia nascosta e forse più bella dello sport più martoriato e forse più bello del mondo.

Si sono scritti libri su Coppi, ma pochissime citazioni per Carrea e Milano. Tantissimo si sa di Gino Bartali, poco di Giovanni Corrieri. Venendo ad epoche più recenti, tutti si ricordano le azioni di Pantani, un po’ meno non dimenticano il lavoro sporco di Brignoli o Conti. Le volate di Cipollini o Petacchi restano indimenticabili, i “vagoni” dei rispettivi treni (Sacchi? Fagnini? Lombardi? Velo? Tosatto?) rischiano di perdersi nel tempo e nella memoria. Sic transit gloria mundi, si potrebbe dire.

Ma quando vediamo una maglia della Garmin-Cannondale ottenere un risultato di prestigio, pensiamo ad Alan Marangoni, in fuga nella tappa odierna con cuore e coraggio, assieme ad altri orgogliosi attaccanti, pur sapendo che non avrebbe avuto alcuna chance di vittoria.  In sette anni da professionista, Alan quella vittoria non l’ha ancora ottenuta: tante volte, però, dietro ad un successo di un più celebre compagno di squadra (come Sagan, Nibali o Basso) c’era lui. Continua così, Alan: macchia la tua maglia verde di quel sudore puro e onesto come solo gli uomini di fatica sanno fare. E magari riprova, in questo Giro, ad andare all’attacco. Perché prima o poi arriverà il successo personale, le braccia al cielo, il podio e i baci delle miss. Anche solo per un pomeriggio. Prima di tornare in testa al gruppo, a sessanta all’ora, a tirare controvento. 

foto: Twitter Edith Lebleu

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marco.regazzoni@olimpiazzurra.com

 

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