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Tennis, Roland Garros: le 10 partite più lunghe della storia
Resistenza, fatica, tempo che si dilata. Con oltre 130 anni di storia e 124 edizioni disputate, l’Open di Francia, uno dei quattro Major insieme ad Australian Open, Wimbledon e US Open, è l’unico disputato sulla terra battuta, superficie che rallenta il gioco, allunga gli scambi e trasforma ogni partita in una prova di sopravvivenza fisica e mentale. Disputato ogni anno tra maggio e giugno nel complesso parigino del XVI arrondissement, esteso per circa 8,5 ettari e composto da una ventina di campi, tra cui il centrale Philippe Chatrier, da oltre 15.000 posti, il torneo prende il nome dall’aviatore francese Roland Garros ed è diventato nel tempo il punto di riferimento assoluto del tennis su terra rossa.
Il cronometro smette spesso di essere un dettaglio a Parigi, dove sono andate in scena alcune delle partite più lunghe della storia del tennis, vere e proprie maratone che hanno superato anche le sei ore di gioco, come quella tra Fabrice Santoro e Arnaud Clément nel 2004. Sfide in cui la dimensione tecnica si intreccia con quella fisica e mentale, e in cui il Roland Garros si conferma, più di ogni altro torneo, il teatro ideale di battaglie senza fine.
- 6h33’ | (2004, 1° turno). Fabrice Santoro – Arnaud Clément
- 6h05’ | (2020, 1° turno). Lorenzo Giustino – Corentin Moutet
- 5h41’ | (2012, 2° turno). John Isner – Paul-Henri Mathieu
- 5h31’ | (1998, 3° turno). Alex Corretja – Hernán Gumy
- 5h29’ | (2025, finale). Carlos Alcaraz – Jannik Sinner
- 5h26’ | (2023, 2°turno). Jannik Sinner – Daniel Altmaier
- 5h09’ | (2019, ottavi). Stan Wawrinka – Stefanos Tsitsipas
- 4h53’ | (2006, 3°turno). Rafael Nadal – Paul-Henri Mathieu
- 4h42’ | (1982, finale). Mats Wilander – Guillermo Vilas
- 4h39’ | (2024, 4°turno). Novak Djokovic – Francisco Cerúndolo
Ma andiamo ad analizzare una per una, le maratone che non possiamo dimenticare.
6h33’ | 2004 (1° turno). Fabrice Santoro – Arnaud Clément
Il record assoluto della partita più lunga nella storia del Roland Garros appartiene alla sfida tutta francese tra Fabrice Santoro e Arnaud Clément nel 2004. Un’autentica maratona da oltre sei ore, conclusa solo il giorno successivo con il punteggio di 6-4 6-3 6-7 3-6 16-14 in favore di Santoro. Emblematico il quinto set, durato da solo quasi tre ore, simbolo di un’epoca in cui non esiste il tie-break nei parziali decisivi. Proprio i match come questo hanno contribuito ad alimentare il dibattito sull’introduzione del tie-break nei set finali negli Slam, mentre oggi – in un tennis sempre più fisico – le partite oltre le tre ore sono diventate molto più frequenti, con un aumento medio significativo della loro durata rispetto al passato.
6h05’ | (2020, 1° turno). Lorenzo Giustino – Corentin Moutet
Nel 2020 si è scritta una delle pagine più estreme del Roland Garros con la sfida tra Lorenzo Giustino e Corentin Moutet, chiusa dopo 6 ore e 5 minuti. Un match fuori scala per intensità e sviluppo, deciso solo al termine di un quinto set interminabile finito 18-16, dopo essere stato interrotto e completato il giorno seguente..
5h41’ | (2012, 2° turno). John Isner – Paul-Henri Mathieu
Al terzo posto si colloca la sfida del 2012 tra John Isner e Paul-Henri Mathieu, durata 5 ore e 41 minuti. L’americano, già protagonista di match di durata estenuante, trova sulla terra parigina un’altra battaglia infinita, risolta al quinto set. Il tutto in un’edizione dominata da Rafael Nadal, che conquista il suo settimo titolo superando il record di Björn Borg: un contrasto netto tra il dominio del maiorchino e una sfida che invece sfugge a qualsiasi controllo.
5h31’ | (1998, 3° turno). Alex Corretja – Hernán Gumy
Nel 1998 Alex Corretja ha la meglio su Hernán Gumy dopo 5 ore e 31 minuti, in una partita segnata da condizioni pesanti e continui capovolgimenti (6-1 5-7 6-7 7-5 9-7). In un’epoca in cui il tennis non ha ancora conosciuto la trasformazione atletica degli anni 2000, una durata simile rappresentava un’anomalia assoluta nel circuito.
5h29’ | (2025, finale). Carlos Alcaraz – Jannik Sinner
La finale del 2025 tra Carlos Alcaraz e Jannik Sinner rappresenta uno dei match più intensi e drammatici della storia recente del Roland Garros, chiudendosi dopo 5 ore e 32 minuti di gioco e diventando la finale più lunga di sempre del torneo.
Il confronto, disputato sul Court Philippe-Chatrier, intitolato ed un dirigente sportivo che si batté per l’apertura del torneo ai professionisti, ha visto Jannik Sinner partire con grande efficacia: l’azzurro colpisce nei momenti chiave del primo set, piazzando due break complessivi e portandosi avanti con autorità. Nel secondo parziale resiste al tentativo di rimonta di Carlos Alcaraz, riuscendo a imporsi al tie-break dopo essere stato avanti 6-2, consolidando così un vantaggio pesante nei primi due set.
Il match, però, cambia volto nella terza frazione, quando lo spagnolo aumenta l’intensità e approfitta di un calo fisico dell’italiano, riuscendo a rientrare progressivamente nel punteggio e riaprendo completamente la sfida. Il quarto set diventa il punto di svolta dell’intera finale: Sinner si porta a un passo dal titolo, arrivando a servire per il match sul 5-3 e soprattutto costruendosi tre match point consecutivi, ma Alcaraz riesce a salvarsi in maniera clamorosa, trascinando il set al tie-break e dominandolo per rinviare tutto al quinto.
Nel set decisivo entrambi i giocatori si scambiano colpi pesanti e break, con Sinner prima costretto a inseguire e poi bravo a rientrare ancora una volta fino a riportare la partita in equilibrio. Il super tie-break finale, però, è senza storia: Alcaraz alza ulteriormente il livello da fondo campo e chiude 10-2, completando una rimonta che rimarrà nella storia del torneo.
Per Jannik Sinner resta il grande rimpianto di un titolo sfiorato a un passo dal traguardo, dopo essere stato avanti di due set e con tre match point consecutivi non concretizzati. Per Carlos Alcaraz, invece, una delle vittorie più emblematiche della sua carriera, simbolo della sua capacità di resistere nei momenti di massima pressione.
Un’edizione che ha segnato comunque un momento storico per il tennis italiano, con la presenza in finale di Sinner, la sua prima, e la semifinale di Lorenzo Musetti, oltre ai successi nel doppio che hanno completato un Roland Garros particolarmente positivo per il movimento azzurro.
5h26’ | (2023, 2°turno). Jannik Sinner – Daniel Altmaier
Il match del 2023 tra Jannik Sinner e Daniel Altmaier si prolunga per 5 ore e 26 minuti e si trasforma in una maratona notturna conclusa solo alle 2:50 del mattino sul Philippe-Chatrier, dopo una battaglia mentale e fisica logorante.
Sinner parte forte ma si ritrova rapidamente dentro una partita sporca e spezzettata, in cui Daniel Altmaier riesce a trascinare gli scambi su ritmi lunghi e imprevedibili, alternando variazioni e resistenza da fondo campo. L’azzurro ha più volte l’occasione per chiudere, arrivando anche a match point, ma la partita sfugge progressivamente al controllo e si prolunga fino al quinto set.
Il momento chiave arriva proprio nel parziale decisivo, dove la tensione supera la componente tecnica: Sinner resta agganciato mentalmente alla partita e, nonostante le difficoltà, riesce a trovare le ultime energie per rientrare nei punti cruciali. Il finale premia l’italiano, ma solo dopo un confronto deciso sul filo dell’equilibrio e dei dettagli.
Il contesto amplifica ulteriormente il valore del match: è una delle sfide più lunghe mai giocate da Sinner prima della finale del 2025 e rientra in una fase storica del torneo in cui le sessioni serali e i match notturni hanno reso possibili chiusure sempre più tardive.
5h09’ | (2019, ottavi). Stan Wawrinka – Stefanos Tsitsipas
Spettacolo puro nel 2019 tra Stan Wawrinka e Stefanos Tsitsipas: 5 ore e 9 minuti di tennis offensivo, con lo svizzero capace di imporsi 8-6 al quinto. In quegli anni il circuito vive la fase finale del dominio dei Big Three, ma con una profondità tecnica tale da rendere epiche anche le sfide dei turni intermedi.
A questo livello, nello stesso anno, si aggiunge anche la semifinale tra Dominic Thiem e Novak Djokovic, appena fuori dalla top ten, durata circa 4 ore e 13 minuti e distribuita su due giornate a causa di vento e pioggia. Un match condizionato dal meteo che ne ha spezzato ritmo e continuità, trasformandolo in una vera prova di adattamento oltre che di resistenza.
4h53’ | (2006, 3°turno). Rafael Nadal – Paul-Henri Mathieu
Nel 2006 Rafael Nadal deve affrontare una resistenza inattesa da parte di Paul-Henri Mathieu, in un match da 4 ore e 53 minuti. Il francese sfiora l’impresa proprio negli anni in cui Nadal sta costruendo il suo dominio assoluto sulla terra battuta, destinato a segnare un’epoca senza precedenti a Parigi. Appena dodici mesi prima, nel 2005, lo spagnolo aveva già imposto la sua esplosione definitiva nel circuito, conquistando 11 titoli in stagione e il suo primo Roland Garros a soli 18 anni, segnando l’inizio della sua lunga egemonia sulla terra rossa.
4h42’ | (1982, finale). Mats Wilander – Guillermo Vilas
La finale del 1982 tra Mats Wilander e Guillermo Vilas, durata 4 ore e 42 minuti, è stata per oltre quarant’anni la più lunga nella storia del Roland Garros, prima di essere superata solo nel 2025. Un match che segna l’ascesa definitiva dello svedese, capace di conquistare il suo primo titolo Slam a soli 18 anni contro uno dei più grandi specialisti della terra battuta. Wilander si impone 1-6 7-6 6-0 6-4, facendo emergere la sua qualità principale: una continuità da fondo campo quasi impeccabile. La partita è caratterizzata anche da scambi estenuanti, tra cui uno da 84 colpi, simbolo di un tennis già molto fisico ma ancora distante dai ritmi odierni. Quel successo colloca Wilander tra i più giovani vincitori di sempre a Parigi – preceduto solo da Michael Chang – mentre il confronto con il tennis moderno evidenzia chiaramente quanto si sia allungata la durata media degli incontri negli Slam già nei primi anni ‘80. Dopo il titolo del 1982, Wilander conquista lo slam parigino anche nel 1985 e nel 1988, interrompendo la striscia positiva di Ivan Lendl, anche lui con tre titoli 1984-1986-1987 e Lacoste, vincitore dei primi del novecento (1925-1927-1929).
4h39’ | (2024, 4°turno). Novak Djokovic – Francisco Cerúndolo
Nel 2024 Novak Djokovic firma una delle rimonte più significative della sua carriera contro Cerúndolo, imponendosi in 4 ore e 39 minuti con il punteggio di 6-1 5-7 3-6 7-5 6-3. Una partita che sembra compromessa, soprattutto nel quarto set, quando l’argentino si trova avanti di un set e un break (4-2), a pochi game da quella che sarebbe la vittoria più importante della sua carriera.
In quel momento, però, emerge tutta l’esperienza del serbo: Djokovic legge il calo di tensione dell’avversario, recupera il break e ribalta completamente l’inerzia del match, trasformando gli ultimi due set in una dimostrazione di gestione mentale e solidità. Il tutto nonostante un problema al ginocchio accusato durante l’incontro, ulteriore ostacolo superato in una delle sue tante prove di resilienza.
La vittoria ha anche un peso statistico enorme: è la numero 370 negli Slam per Djokovic, che gli permette di superare Roger Federer e raggiungere il 59° quarto di finale Major in carriera. Un successo che si inserisce perfettamente nella straordinaria longevità del serbo, capace di restare competitivo ai massimi livelli anche oltre i 35 anni e di ribaltare match ormai compromessi con una continuità quasi unica nella storia del tennis moderno.
4h37’ | (2013, semifinale). Novak Djokovic – Rafael Nadal
Appena fuori dalla top ten per durata, ma tra le più iconiche in assoluto, la semifinale del 2013 tra Novak Djokovic e Rafael Nadal che si è giocata per 4 ore e 37 minuti entrando nella storia del Roland Garros per intensità e qualità. Il match non si distingue tanto per la lunghezza complessiva, quanto per un singolo momento diventato leggendario: lo scambio infinito sul 4-3 del quinto set, uno dei punti più celebri mai disputati a Parigi.
Una partita che va oltre la statistica e che rappresenta uno dei vertici assoluti dell’era dei “Big Three”, quando i grandi scontri tra i migliori giocatori del mondo erano capaci di condensare livello tecnico, resistenza fisica e pressione mentale in ogni singolo game. In quel contesto, anche un solo punto poteva trasformarsi in un frammento di storia del tennis moderno.
Concludendo, sarebbe lo stesso tennis senza queste maratone?
Negli ultimi anni il tennis ha polarizzato opinioni e sensibilità: c’è chi guarda con nostalgia a un gioco più rapido e chi, al contrario, riconosce nelle maratone odierne il segno di uno sport più completo, fisico e strategico. L’evoluzione dei materiali, l’ottimizzazione delle racchette e anche interventi tecnici come il leggero aumento del peso delle palline hanno contribuito a rallentare il gioco, riducendo lo strapotere dei servizi vincenti e rendendo gli scambi più lunghi e strutturati. Un cambiamento pensato anche per evitare partite dominate da ace e punti lampo, restituendo centralità allo scambio.
Eppure la domanda resta inevitabile: il tennis avrebbe lo stesso seguito globale senza le maratone degli ultimi vent’anni, senza match diventati iconici proprio per la loro durata e intensità estrema? Probabilmente no. Perché sono proprio quelle partite, spesso oltre ogni limite fisico, ad aver costruito l’immaginario contemporaneo di questo sport.
In Italia, poi, la crescita del tennis negli ultimi anni ha assunto una dimensione quasi inedita, arrivando a competere – per attenzione mediatica e coinvolgimento del pubblico – con il calcio, storicamente senza rivali. Un segnale forte, che racconta come il tennis non sia più da anni uno sport di nicchia, ma un fenomeno popolare alimentato anche da queste battaglie epiche.
Forse, allora, il punto non è scegliere tra “prima” e “dopo”, tra velocità e resistenza. Ma riconoscere che è proprio da questa tensione continua tra evoluzione e tradizione che nasce il fascino del tennis moderno.
