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Matthews e la polemica ai Mondiali: “Alcuni corridori collaboravano fra loro, a prescindere dalla nazionalità”
La polemica sulle collaborazioni tra corridori appartenenti allo stesso team (club), ma schierati con nazionali diverse, continua a tenere banco dopo il Mondiale di Montréal 2026. Alle accuse di Tom Pidcock nei confronti di Isaac Del Toro si aggiungono ora le parole di Michael Matthews, che confermano l’esistenza di dinamiche di squadra capaci di andare oltre la maglia nazionale.
L’australiano, argento mondiale alle spalle del vincitore, Brandon McNulty, ha riconosciuto senza esitazioni la superiorità del rivale, definendolo “il più forte” e “un ciclista migliore” per quanto mostrato nella gara. Ma, parlando dell’inseguimento, ha evidenziato anche il peso di alcune collaborazioni.
Matthews ha innanzitutto elogiato il lavoro dei compagni Matteo Jorgenson e Quinn Simmons, prima di sottolineare che “c’è stato un po’ di lavoro di squadra fra certi corridori“, spiegando che alcuni “collaboravano fra loro“.
Un aspetto che, secondo il corridore aussie, ha inciso sulle possibilità di ricucire il distacco: “Se meno squadre avessero lavorato assieme a prescindere dalla nazionalità, allora lo avremmo ripreso“.
Parole che danno ulteriore sostanza alla discussione aperta da Pidcock sulle possibili alleanze tra compagni di club. Matthews, tuttavia, non ha puntato il dito contro singoli corridori né ha formulato accuse circostanziate. La sua lettura resta pragmatica, sintetizzata da una frase: “Le cose stanno così“.
Per l’australiano, che a Montréal ha conquistato il quarto podio mondiale individuale della carriera, resta dunque la consapevolezza di aver affrontato una corsa nella quale i rapporti tra corridori possono superare i confini delle rispettive nazionali. Un tema destinato a far discutere ancora.
