Formula 1GP Messico
Kimi Antonelli aveva le idee chiare a 11 anni: “Voglio diventare campione del mondo” – VIDEO
Mexico City, ottomilacinquecento passi sopra il livello del mare, e un ragazzo che a un certo punto smette di respirare come respirano gli altri.
Sul podio dell’Hermanos Rodríguez c’è Kimi Antonelli, terzo, con Verstappen e Hamilton ai lati: due che il mondo se lo sono già preso, a turno, e che adesso gli fanno da cornice. Parte il Nessun Dorma. Lui piange. Non è il pianto composto di chi sa recitare il momento, è quello che arriva da lontano, da un tinello di Bologna, da un nonno e da un disco che girava mentre il resto del mondo era ancora fuori campo. Quella musica, per lui, era una promessa fatta a bassa voce. Ieri è diventata un’altra cosa.
Vent’anni e sessantotto giorni. Il più giovane campione del mondo della storia, con quattro gare ancora da correre: il titolo è già suo, il calendario ormai è un’appendice. Il record era di Vettel, 2010, e resisteva da sedici anni: nel nostro sport sembra poco, in realtà è un’epoca. E poi quel numero che per noi italiani pesa come un nome di famiglia: settantatré anni. Dal 1953, da Ascari, dalla leggenda che si raccontava ai figli perché a vederla non si faceva più in tempo. Settantatré anni di attesa, e a chiuderla è un ragazzo che di Ascari conosce le fotografie.
Eppure non è arrivato dal nulla, e nemmeno dal sole. Basta tornare indietro di dodici mesi: l’esordio, l’anno da matricola, le cose che non tornano, Spa e un weekend che gli si era rovesciato addosso. Lacrime, anche allora, ma di un altro sapore. Il talento non basta mai, lo sa chiunque abbia passato un paddock: bisogna anche inciampare, e rialzarsi senza fare rumore. Lui l’ha fatto. Il 2026 è stato il resto: nove vittorie, sedici podi, una fame che non conosceva sazietà.
E adesso c’è quel video, che gira ovunque. Un bambino di undici anni, le guance tonde, la tuta che gli balla addosso, lo sguardo dritto in camera. Gli chiedono cosa farà da grande. Lui non esita, non arrossisce, non cerca la parola giusta: “Facile battere i miei avversari? Sì. Cosa voglio diventare? Campione del mondo“.
VIDEO SOGNO KIMI ANTONELLI
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Lo rivedi oggi e il sorriso ti si ferma a metà. Non è più la tenerezza che concediamo ai sogni dei bambini. È un brivido sottile, quasi imbarazzante, di chi capisce di aver assistito a una sentenza e di averla scambiata per una battuta.
