Tennis
Zverev, due Slam e un’ombra: la stagione del “sopravvissuto”
Se si guardasse soltanto la bacheca, la stagione 2026 di Alexander Zverev sarebbe da incorniciare: successo al Roland Garros e allo US Open, finale a Wimbledon, semifinale agli Australian Open. Una continuità negli Slam che al tedesco era sempre mancata, tanto da proiettarlo nella corsa al numero 1 del mondo, resa più aperta dall’assenza di Jannik Sinner, fermato dal problema al ginocchio.
Eppure, a scavare appena sotto la superficie, il rendimento di Zverev lascia intravedere più di un asterisco. La sconfitta di ieri a Pechino contro Novak Djokovic non è un incidente di percorso: è l’ennesima conferma di un copione che si ripete da tempo.
Il dato più eloquente è questo: nel 2026 Zverev è 0-7 contro i tre giocatori più importanti. Una volta con Carlos Alcaraz, cinque con Sinner, una con Djokovic. Allargando lo sguardo, la striscia diventa ancora più pesante: 13 sconfitte consecutive contro il trio, senza nemmeno una vittoria a interrompere la serie. Non si tratta di sfortuna o di episodi: è un andamento strutturale, che indica una difficoltà tecnica e mentale a trovare soluzioni quando il livello dell’avversario sale oltre una certa soglia.
Il caso di Sinner è il più emblematico. Cinque sconfitte in una sola stagione dicono che, nel confronto diretto con l’azzurro, Zverev non ha ancora trovato né un piano tattico alternativo né la lucidità per sfruttare le rare finestre di opportunità.
C’è poi un secondo dato, forse ancora più rivelatore. In tutto il 2026 Zverev ha battuto solo due Top 10: le due vittorie che gli hanno regalato i due Slam. In altre parole, nell’intera annata il suo ruolino contro i migliori si riduce a due successi, entrambi arrivati nei momenti più pesanti.
Si può leggere in due modi. Da un lato, è la prova di una grande capacità di scegliere quando farsi trovare pronto: vincere le partite che valgono un major è tutt’altro che banale, e questo va riconosciuto. Dall’altro, il resto della stagione racconta di un giocatore che, fuori da quelle due finestre, non ha mai superato davvero la prova del nove contro l’élite. Il bottino è magro, e soprattutto concentrato.
Qui entra in gioco il fattore che più alimenta l’idea dell’asterisco. Carlos Alcaraz, fermato dal polso, ha dovuto saltare Roland Garros e Wimbledon. Sinner, per il ginocchio, non c’era agli US Open. Tre Slam, dunque, in cui Zverev ha affrontato un tabellone privo di uno dei due principali favoriti.
Sarebbe ingeneroso, e poco serio, derubricare tutto a fortuna: stare bene fisicamente è un merito, e in una stagione lunga e logorante la solidità atletica è una componente del talento. Nessuno può rimproverare a Zverev gli infortuni degli altri. Ma un conto è sfruttare le occasioni, un altro è conquistarle contro i migliori. Le vittorie di Parigi e New York, per quanto autentiche, non portano il peso specifico di quelle ottenute scavalcando ostacoli come Alcaraz o Sinner. E il fatto che, quando quegli ostacoli c’erano, il tedesco sia sistematicamente uscito sconfitto, rende il confronto impietoso.
Il ranking, per sua natura, premia la continuità e la quantità di punti raccolti, non la qualità degli avversari battuti. In questo senso, l’eventuale approdo di Zverev in vetta sarebbe pienamente legittimo sul piano regolamentare. Ma il giudizio di campo, quello che separa un numero 1 “per classifica” da un numero 1 “per dominio”, è un’altra cosa.
Zverev arriva al primato, o quantomeno ci si avvicina, più per la capacità di sopravvivere in un circuito falcidiato dagli stop altrui che per aver imposto la propria superiorità. È una differenza sottile, ma decisiva nel racconto di una stagione: un re incoronato dopo aver sconfitto i rivali, oppure un erede che si trova sul trono perché gli altri, per ora, non ci sono.
La vera domanda, allora, non è se il teutonico abbia fatto una grande stagione, perché l’ha fatta. È se sia in grado di trasformare la sopravvivenza in dominio. La risposta, per ora, è nei confronti diretti che ancora non riesce a vincere. E finché quei numeri non cambiano, il suo 2026 resterà una stagione straordinaria, ma con un asterisco difficile da cancellare.
