Atletica
Un uomo correrà i 400 metri sotto i 43”? Kebinatshipi stuzzica la barriera: “Vi mostro i calcoli per fare 42.9”
Se l’atletica è uno sport fatto di barriere, allora il muro dei 43 secondi sui 400 metri rappresenta qualcosa di mitico: soltanto un uomo è riuscito ad accarezzare quel limite, ovvero il sudafricano Wayde van Niekerk, che in occasione della finale delle Olimpiadi di Rio 2016 si espresse in un funambolico 43.03. Il classe 1992 travolse il vecchio record del mondo dello statunitense Michael Johnson (43.18 nel 1999) e da dieci anni guarda tutti dall’alto in basso.
Nella stagione ormai terminata, si sono particolarmente distinti il nigeriano Samuel Ogazi (43.38 durante le finali NCAA a Eugene il 12 giugno) e il botswano Busang Collen Kebinatshipi (43.39 agli Ultimate Championship di Budapest il 12 settembre). Arriverà davvero l’uomo in grado di scrivere una pagina di storia dell’atletica e della fisica umana? I due africani, rispettivamente classe 2006 e classe 2004, sono seriamente candidati.
Il tema è tornato in forte discussione nelle ultime ore, dopo un’intervista concessa da Kebinatshipi a World Athletics (il portale della federale internazionale). Il Campione del Mondo del giro della morte è stato lapidario: “Questo è stato solo l’inizio dell’era di Collen. Il mio obiettivo è semplicemente quello di dominare il più a lungo possibile“. I passaggi inscenati nella capitale ungherese un mese fa sembrano averlo ulteriormente stimolato: 10.61 ai 100 metri, 20.67 a metà gara, 31.37 all’ingresso sul rettilineo per il quinto uomo più veloce della storia sulla distanza.
Kebinatshipi, capace di correre i 100 metri in 9.89 a Gaborone nel mese di aprile, ha perso conoscenza poco dopo la gara e ha dovuto trascorrere diversi minuti su una sedia a rotelle per riprendersi. I 400 metri possono avere questo effetto, specialmente quando li si corre come ha fatto lui: “È normale. So che ogni volta che spingo al massimo il mio corpo, succede così. Il piano era di dare tutto, di lasciare tutto in pista”.
Il botswano non si è nascosto: “Il record mondiale è ovviamente sempre nei miei pensieri. Si parlerà di record mondiale forse alle Olimpiadi di Los Angeles 2028. Facciamo sempre dei calcoli basati sull’allenamento: ad esempio, se nei primi 200 metri faccio 20.9 e poi 22.0 o 22.1, arriveremmo a 42.9. Ma non è facile. Sono ancora un po’ più leggero, non mi alleno molto in palestra, ma col passare del tempo, quando inizierò a sottoporre il corpo a un lavoro più costante, penso che riuscirò a raggiungere il record mondiale, ma per ora non mi metto sotto pressione“.
E il futuro può regalare tante sorprese: “Se raggiungiamo l’obiettivo che ci siamo prefissati, magari scendendo sotto i 43 prima dei prossimi cinque anni, avremmo un’altra occasione per provare un’altra gara. Una volta raggiunto questo traguardo, in meno di cinque anni, passerò ai 200 metri e, dopo aver raggiunto l’obiettivo che mi sono prefissato, potrò cambiare di nuovo disciplina e passare agli 800 metri“.
