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Tra ghiacciai e vette sacre: 3.300 atleti al Gongga, nasce il ponte con le Dolomiti

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Dalle Dolomiti alla Cina, il trail running costruisce un ponte tra montagne, culture e comunità. La seconda edizione della FUGA Glacier Extreme Gongga 100 ha riunito 3.300 atleti nel Sichuan e ha dato concretezza al gemellaggio con la Dolomiti Extreme Trail: una collaborazione che dal 2027 porterà i vincitori delle rispettive gare regine a partecipare gratuitamente alla manifestazione gemella.

A fare da scenario alla competizione cinese è il territorio di Moxi e del ghiacciaio Hailuogou, nella contea di Luding, all’interno della prefettura autonoma tibetana di Garzè. Qui domina il Monte Gongga, conosciuto anche come Minya Konka: una montagna sacra che raggiunge i 7.556 metri, circondata da altre quattordici vette oltre quota 6.000. Un ambiente imponente, nel quale la dimensione sportiva incontra quella spirituale e il rapporto con la natura diventa parte integrante della sfida.

Tre le distanze proposte, con percorsi che si sviluppano tra i 1.600 e i 4.500 metri di altitudine. Ad aprire il programma, alle 20, è stata la Icecap Chaser 60K, con 1.500 partecipanti. A mezzanotte è scattata la Extreme Glacier Odyssey 100K, affrontata da circa 450 concorrenti, mentre alle 6 del mattino è partita la Trail Blazer 40K, con 1.350 atleti. Accanto alla nutrita presenza asiatica, la manifestazione ha accolto concorrenti europei e americani.

Nella distanza più lunga Wei Huang, del FUGA Mountain Club, ha confermato il successo della precedente edizione e stabilito il nuovo primato della gara in 15 ore, 9 minuti e 50 secondi. Alle sue spalle si sono classificati il connazionale Hong Liu, in 16h49’42”, e il francese Elwan Mehl. Alta quota, salite ripide, fango e passaggi glaciali hanno reso il percorso particolarmente selettivo: Huang ha sottolineato soprattutto l’imprevedibilità delle condizioni, spiegando quanto l’esperienza dell’anno precedente non basti a rendere meno impegnativo il Gongga.

La prova femminile della 100K è stata vinta da Ying Li in 18h18’38”, davanti alle connazionali Huihui Zhou, seconda in 20h13’01”, e Xiaoxia Yang, terza in 21h01’58”. L’atleta del FUGA Mountain Club ha costruito il successo attraverso una preparazione da 500-600 chilometri mensili, curando l’adattamento all’altitudine e l’alimentazione. Per lei, come per Huang, la prospettiva di correre sulle Dolomiti nel 2027 ha rappresentato uno stimolo ulteriore.

Sulla 60K si sono imposti Kai Zhao in 8h16’04” e Yu Yang in 11h59’05”, mentre la 40K ha premiato Yaba Gengrang, vincitore in 4h41’49”, e la belga Vanja Cnops, prima tra le donne in 6h08’13”. Tra i partecipanti alla distanza intermedia anche l’italiana Francesca Dal Mas, originaria di Vittorio Veneto, cresciuta in Cina e oggi insegnante in una scuola internazionale a Pechino. La sua passione per il trail unisce le gare asiatiche alle montagne venete, dove torna a correre durante l’estate.

La complessità dell’ambiente ha richiesto un’organizzazione attenta alla sicurezza, con oltre 150 addetti impegnati lungo la manifestazione. Nina Sun, direttrice del brand Kailas FUGA, ha evidenziato la varietà di un territorio che alterna ghiacciai, prati alpini, foreste e cascate. Yang Long, general manager di LetourSports, ha ricordato invece i due anni di lavoro con istituzioni, comunità locali e guide necessari per costruire l’evento, valorizzando la conoscenza delle montagne e la gestione delle emergenze.

Il legame con l’Italia passa ora attraverso il gemellaggio con la Dolomiti Extreme Trail della Val di Zoldo. A rappresentare la gara in Cina sono stati Andrea Cicini, fondatore e CEO di Gruppo Matches e responsabile sponsorship e marketing della DXT, ed Eugenia Granata, account manager dell’agenzia. L’obiettivo è sviluppare uno scambio duraturo tra organizzazioni, atleti e territori, promuovendo le due manifestazioni nei rispettivi mercati.

Nel 2027 la DXT accoglierà dunque Wei Huang e Ying Li, primi protagonisti di questa collaborazione. La gara dolomitica, che nel giugno 2026 ha richiamato circa 3.500 atleti da oltre 70 Paesi, affianca alle distanze agonistiche anche proposte dedicate alle famiglie e all’inclusione. Due scenari lontani trovano così un terreno comune: la corsa come occasione per conoscere la montagna, incontrare altre culture e sostenere le comunità attraverso il turismo sportivo.

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