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Spagna, che abbondanza in Coppa Davis: Ferrer verso scelte dolorose in singolare

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Spagna Coppa Davis
Spagna Coppa Davis / LaPresse

Il ritorno dell’Armada? Probabilmente sì. Poco più di due anni fa si sottolineavano le difficoltà del tennis spagnolo che, al di là delle imprese del fenomenale Carlos Alcaraz, faticava a esprimere un gruppo di giocatori all’altezza della gloriosa tradizione recente del movimento iberico.

Quella che sembrava una fase di transizione si è rivelata, con il senno di poi, soltanto una parentesi. A confermarlo è l’ultimo aggiornamento del ranking mondiale, che vede la Spagna schierare ben sette giocatori tra i primi 100 del mondo, in gran parte ancora giovani: il numero 3 Carlos Alcaraz (23 anni), il numero 11 Rafael Jodar (20), il numero 13 Alejandro Davidovich Fokina (27), il numero 42 Daniel Merida (22), il numero 51 Jaume Munar (29), il numero 67 Martin Landaluce (20) e il numero 74 Pablo Carreño Busta (35).

La recente finale tutta spagnola del Masters 1000 di Shanghai, con Jodar e Davidovich Fokina protagonisti, ha ulteriormente acceso i riflettori sulla profondità del movimento iberico e sulle opzioni a disposizione del capitano di Coppa Davis, David Ferrer, in vista delle Finals di Bologna, in programma dal 24 al 29 novembre. La Spagna può contare su un gruppo di singolaristi per qualità e varietà tra i più competitivi del panorama internazionale, soprattutto considerando che l’Italia sarà senza Jannik Sinner. Una ricchezza tecnica che, per Ferrer, rappresenta anche una sfida: individuare le scelte migliori non sarà semplice.

Tra i nodi da sciogliere c’è il rapporto con Davidovich Fokina, che da tempo non è idilliaco. Le tensioni sono emerse quando il tennista ha rinunciato in più occasioni alle convocazioni in nazionale, come in occasione delle sfide contro Danimarca e Svizzera, motivando le proprie decisioni con un forte affaticamento fisico e mentale. Ferrer ha interpretato quelle assenze come una scarsa disponibilità a rispondere alle esigenze della squadra, complicando la gestione del gruppo.

Lo scorso anno, nel motivare la sua esclusione, il capitano spiegò pubblicamente che il giocatore gli aveva comunicato di non voler essere convocato per ricoprire il ruolo di quinta scelta o di riserva. Davidovich Fokina, all’epoca secondo singolarista spagnolo, si sentì invece ferito nell’orgoglio dall’esclusione. Ne seguì un duro botta e risposta mediatico, nel quale il tennista manifestò apertamente il proprio disappunto per il trattamento ricevuto.

Oggi, tuttavia, la tensione sembra essersi almeno in parte attenuata. Alla luce del rendimento recente del giocatore, Ferrer ha lasciato aperta la porta a una possibile convocazione, chiarendo la propria posizione: “Non la prendo sul personale. Sta vivendo un ottimo finale di stagione e ha buone possibilità di essere convocato. Il mio criterio sarà esclusivamente sportivo“.

Resta da capire se le prestazioni sul campo basteranno a superare le incomprensioni del passato. La posta in gioco è alta: con una rosa così profonda, la Spagna può ambire a essere protagonista in Coppa Davis, ma la gestione degli equilibri interni sarà altrettanto importante nella corsa al titolo. Per Ferrer, peraltro, si avvicina la fine di un ciclo: al termine del 2026 lascerà la guida della nazionale e sarà Marc López a raccoglierne il testimone.

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