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Pagelle gigante maschile Soelden: Vinatzer unica luce italiana, Pinheiro guarda a Hirscher

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Alex Vinatzer
Alex Vinatzer / Lapresse

PAGELLE GIGANTE MASCHILE SOELDEN 2026

Lucas Pinheiro Braathen, 9: il campione olimpico brasiliano si conferma il punto di riferimento in gigante. Questa sarà la disciplina che dovrà consentirgli di mettere da parte un gruzzolo consistente per la classifica generale. Se poi riuscirà a trovare la stessa continuità anche in slalom, magari con qualche comparsata in top10 in superG, allora potrebbe davvero sognare l’impresa impossibile di sfidare Marco Odermatt per la Coppa del Mondo assoluta. Sostanzialmente, avrebbe bisogno di un rendimento ‘alla Hirscher’ nelle discipline tecniche. Significherebbe entrare nell’empireo dei grandissimi. Sinora il norvegese di nascita non ha mai brillato per costanza di rendimento, soprattutto tra i pali stretti.

Loic Meillard, 7,5: il mondo alla rovescia. Ha fatto fatica sul muro, che sarebbe il suo pane grazie alle qualità tecniche sopraffine di cui dispone, e si è costruito il secondo posto grazie ad un eccellente rendimento sul piano.

Marco Odermatt, 7: sfuma l’aggancio al record di vittorie di Ted Ligety sul Rettenbach. Con il passare del tempo sarà sempre più discesista e meno gigantista. Qualcosa ha perso in termini di prestazione massima tra le porte larghe, ma di sicuro non la regolarità di rendimento. Per il momento Pinheiro Braathen non gli fa perdere il sonno per la classifica generale, tuttavia va anche considerato un calendario più favorevole per gli interpreti delle discipline tecniche.

River Radamus, 7: recupera ben undici posizioni nella seconda manche e si ferma ai piedi del podio. L’americano, come spesso accaduto in carriera, dimostra di sapersi produrre in grandi picchi isolati, cui difficilmente riesce a dare seguito.

Alex Vinatzer, 6,5: salva il bilancio dell’Italia con un settimo posto che non può esaltare, ma di sicuro rappresenta una buona base di partenza. Un risultato maturato grazie ad un eccellente rendimento sul piano, mentre sul muro l’italiano ha denotato ancora qualche lacuna tecnica (d’altronde il 22° tempo al terzo intermedio non mente). La top10 in gigante mancava da quasi un anno, per la precisione dall’ottava piazza in Val d’Isere. Vedremo se l’atteso Godot italiano, ormai 27enne, riuscirà prima o poi ad arrivare al vertice.

Giovanni Borsotti, 6: addirittura esaltante con una delle prime manche migliori della carriera, chiusa in ottava posizione. Nella seconda, giustamente, ha attaccato senza timori, uscendo però dopo poche porte. A quasi 36 anni era l’approccio giusto: di occasioni non ne restano così tante.

Giovanni Franzoni, 6: sufficienza per quanto mostrato nella prima frazione, quando era riuscito ad approdare nei 20. Poteva essere più accorto tatticamente nella seconda, dove ha gettato al vento punti preziosi. Il progetto di disputare tre discipline appare complesso ed al tempo stesso ambizioso: serviranno anni, ma è corretto provarci.

Filippo Della Vite, 5: manca la qualificazione e, soprattutto, non ha mostrato una inversione di tendenza nella sciata rispetto alle ultime stagioni.

Luca De Aliprandini, 5: dopo essere crollato nella WCSL, oggi è partito addirittura con il pettorale n.44, rimanendo molto distante dai 30. Ammirevole per l’impegno e la determinazione che ancora ci mette, tuttavia a quasi 36 anni ha davanti a sé un vero K2 da scalare.

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