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NBA 2026-2027: la stagione è pronta al via. Spurs a caccia del trono dei Knicks

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Victor Wembanyama
Victor Wembanyama / LaPresse

Una nuova stagione NBA è prossima al via: 82 partite di stagione regolare, poi i playoff, in mezzo la NBA Cup. E poi le mille discussioni su quel che c’è all’esterno, i grandi nomi, i tanti destini possibili per molti. Gli argomenti da toccare sarebbero infiniti rispetto a quel che si vedrà sui parquet d’Oltreoceano. Il tutto proprio mentre la stessa NBA sta cercando di espandere la sua influenza anche di qua dall’Oceano, anche se il dialogo con l’Eurolega è (comprensibilmente) estremamente complesso.

Innanzitutto, il novero delle favorite dopo l’anello conquistato dai New York Knicks. Che, un po’ paradossalmente, sono sì tenuti in grande conto, ma nel classico sondaggio dei GM che precede la stagione sembrano partire un po’ in secondo piano, nonostante una leadership annunciata nella Eastern Conference. Questo perché i grandi favori del pronostico vanno quasi equamente a San Antonio Spurs e Oklahoma City Thunder, da una parte (anche) visto quello che si sta creando nel mix Victor Wembanyama-resto della squadra, dall’altra perché è il momento per il gruppo creato attorno a Shai Gilgeous-Alexander di ripetere quanto fatto nel 2025 con il primo anello nella storia della franchigia. In linea generale anche i Philadelphia 76ers vengono accreditati di chance. Pur tuttavia, anche l’ingresso di LeBron James (e di Jaylen Brown) accanto a Joel Embiid e Tyrese Maxey non sembra aver ancora completamente convinto delle potenzialità da anello della franchigia che lo insegue da oramai 43 anni.

Visto che si è detto di LeBron James, e del suo addio ai Lakers, ecco che i movimenti di primo impatto vanno ricordati (oltre naturalmente a Giannis Antetokounmpo ai Miami Heat): Paul George ha fatto il percorso inverso di Jaylen Brown, dai 76ers ai Boston Celtics, e farà coppia con il rientrante Jayson Tatum. Chiacchieratissimo, a dir poco, il ritorno di Kawhi Leonard ai Toronto Raptors che trascinò al titolo nel 2019, mentre Ja Morant tenta di rilanciarsi ai Portland Trail Blazers, dove va a far coppia con Damian Lillard. E sarà tutto da vedere LaMelo Ball al fianco di Anthony Edwards: per averlo i Minnesota Timberwolves hanno spedito Julius Randle ai Brooklyn Nets. E poi ci sono le ricostruzioni totali di Washington Wizards (con AJ Dybantsa da prima scelta al draft), DeAndre Ayton e Khris Middleton al fianco di Trae Young e Anthony Davis) e dei Los Angeles Clippers, che, liberatisi delle figure storiche, hanno costruito un po’ tutto attorno a Darius Garland e Brandon Ingram.

La vera domanda della stagione non è se Victor Wembanyama vincerà il titolo di MVP, è con quanto margine lo farà, se è vero che con quel ruolo ce lo vede il 77% dei GM. Il ventiduenne francese degli Spurs, che con il suo gioco ha totalmente ridefinito molti concetti cestistici, è atteso alla stagione in cui dovrebbe, se non prendersi la lega, quantomeno figurare accanto ai grandi nomi attuali. C’è chi, in tema di MVP, accorda comunque delle chance a Shai Gilgeous-Alexander, e c’è chi naturalmente crede sempre a Nikola Jokic, del quale c’è chi giura sia in forma come forse mai prima d’ora. Ma, rimanendo sui protagonisti, le domande restano tante. Saprà Luka Doncic prendere definitivamente in mano i Lakers? I New York Knicks come reggeranno il fatto di essere campioni in carica dopo la fine di un’attesa infinita? Quanto cresceranno ancora Cooper Flagg e Paolo Banchero? Ai posteri l’ardua sentenza. E, restando in tema di crescita, ma passando dall’ultimo draft, sebbene il già citato Dybantsa abbia tantissimo margine, non è indicato come potenziale Rookie of the Year. Questo (anche) perché il roster di Washington è già abbastanza profondo in ala, il che gli può permettere anche un primo anno bello, ma non esplosivo. I fari sono puntati su Cameron Boozer, figlio di Carlos e capace di giocare da 4 con la capacità di leggere il gioco, se non di un play, quantomeno di elevato lignaggio. Del resto non è un caso se metà dei GM della lega lo vede come potenziale MVP.

Ci sono poi i grandi assenti, del tutto o in parte. Delle scorse ore è l’annuncio della rottura del tendine d’Achille per Ben Simmons, che dovrà saltare la stagione. Jimmy Butler non potrà aiutare Steph Curry ai Golden State Warriors fino a gennaio-febbraio, quando dovrebbe aver finito la riabilitazione per il crociato. Nessuno, invece, sa esattamente cosa ne sia di Kristaps Porzingis, e neppure quale sia il reale problema del lettone. Per Golden State c’è anche il problema del tendine rotuleo rotto di Moses Moody, che dovrebbe rientrare a cavallo tra i due anni. Abbiamo parlato di tendine d’Achille, ed è il problema di Donte DiVincenzo, che è atteso al rientro nel corso della stagione con i Minnesota Timberwolves.

Un capitolo a parte, giustamente, lo merita Simone Fontecchio, ormai l’unico italiano rimasto in NBA allo stato attuale delle cose. Il suo desiderio di rimanere ai Miami Heat è stato accontentato, anche perché dalla parte di Erik Spoelstra c’era all’incirca lo stesso intento. Chiaramente si parla di una squadra con Giannis Antetokounmpo, Bam Adebayo, Andrew Wiggins e un certo numero di tiratori, ma per Fontecchio l’arrivo di Giannis ha anche molti lati positivi. Questo perché è un giocatore che può trovarsi tranquillamente da 3 e da 4 e non ha sempre bisogno di avere il pallone, anzi (non è mai stato quel tipo di giocatore). Peraltro le performance di preseason aiutano ad aumentare la fiducia: 14 punti in 24 minuti contro i Minnesota Timberwolves il 10 ottobre, 11 in 14 minuti il 14 ottobre contro i Brooklyn Nets. Chiaramente il suo non è un ruolo da titolare, ma per un minutaggio che va dai 12 ai 24 minuti a gara lui ci può sempre essere. In sostanza, ormai è pienamente dentro gli Heat.

Tutto questo mentre sullo sfondo resta la vicenda dell’espansione della lega a 32 franchigie. Che Las Vegas sia pronta ad avere una squadra è fatto noto, e sono parecchi i gruppi interessati a far sì che questo sia possibile. Diversamente, a Seattle le offerte economiche per far tornare i SuperSonics non sarebbero state di grande rilievo secondo la lega, e proprio per questo motivo sta emergendo la possibilità della seconda franchigia fuori dai confini americani, quella di Città del Messico. Un piano, però, del quale ancora molto è da definire.

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