Pallavolo
Lorenzo Bernardi: “Velasco ha percepito qualcosa di interessante nella soluzione Egonu-Antropova”
Lorenzo Bernardi è intervenuto come ospite speciale nel corso della nuova puntata di Volley Night, visibile sul canale Youtube di OA Sport. Uno dei più grandi pallavolisti azzurri di tutti i tempi, protagonista della mitica ‘Generazione dei Fenomeni’ capace di regalare all’Italia ben tre titoli mondiali consecutivi negli anni ’90, si è ritagliato successivamente un ruolo importante anche da allenatore prima al maschile e poi anche al femminile con l’ultima esperienza sulla panchina di Novara conclusasi al termine della scorsa stagione.
“La difficoltà più grande che noi ex giocatori possiamo incontrare in questo momento di passaggio quando vogliamo cominciare ad allenare penso sia il fatto di dover smettere di pensare da giocatore. La cosa più importante è quella di non dover pensare: ‘Io avrei fatto diversamente’. Perché sarebbe un termine di paragone inappropriato per la circostanza che stai vivendo in quel momento lì, poi le dinamiche che si vengono a sviluppare in campo sono una da attore protagonista, che è il giocatore, e l’altra che è da regista per cercare di mettere i giocatori nelle migliori condizioni possibili. Se ci dovessimo confrontare con noi stessi è chiaro che nel momento in cui c’è qualcosa che non va bene non saremmo così sinceri e lucidi da dire ‘avrei fatto anch’io così’, perché vorrebbe dire che avresti sbagliato anche tu. Quindi andresti incontro ad una valutazione sempre più o meno sbagliata. La mia è stata una carriera importante, quindi se dovessi prendermi come termine di paragone con le mie giocatrici o i miei giocatori anche per loro sarebbe sempre più difficile il percorso che abbiamo deciso di affrontare insieme“, spiega Bernardi.
Sulle differenze da allenatore tra volley femminile e maschile: “Io mi sono trovato molto bene. È chiaro che devi essere preparato. Era una mia scelta, quindi era anche un modo per mettermi alla prova e trovare nuovi stimoli. Ci sono delle differenze, ma penso che la pallavolo in sé non cambi radicalmente tra settore maschile e femminile. Per un allenatore è più complessa la gestione di un gruppo di una squadra femminile rispetto ad una squadra di uomini, però il lato più intrigante e bello del nostro mestiere è anche quello di adattarsi ed evolversi in mondi e ambiti diversi“.
Sulla possibile presenza tra le Under azzurre delle nuove Orro, De Gennaro e Fahr: “Assolutamente sì. Come libero Eleonora Fersino penso che stia già dimostrando di avere un grande talento e delle doti tecniche straordinarie. Anche qui però non dobbiamo mai cadere nell’errore di mettere a confronto una giocatrice con l’altra, anche perché De Gennaro era stata eletta la miglior giocatrice del mondo l’anno scorso. Non sarebbe corretto fare questi paragoni. Nelle nazionali giovanili, nel Club Italia ed in qualche società che lavora molto bene nel settore giovanile ci sono delle centrali interessanti. Poi anche lì bisogna fare attenzione a dare dei giudizi prematuri, perché nello sport 1+1 non fa sempre 2, ci può essere sempre l’imprevisto. C’è un grande serbatoio da cui si può pescare, però bisogna dare il tempo opportuno a queste giocatrici senza mettere troppa fretta di dover emergere subito“.
Sulla differenza attuale di livello tra il massimo campionato italiano e turco: “Nel campionato turco hanno una disponibilità economica più elevata, quindi per loro diventa più semplice avere le opportunità di entrare in trattative importanti. Allo stesso tempo se tu strappi una giocatrice straordinaria come può essere Antropova, non rafforzi solamente la tua squadra ma automaticamente indebolisci anche l’altra e quindi si viene a creare questo divario. C’è però comunque dell’equilibrio. Le squadre di primo livello in Turchia hanno incrementato molto il loro potenziale negli ultimi anni, ma questo non significa che vinceranno per forza loro. Se fino a qualche stagione fa i club italiani facevano sicuramente da padroni in Europa, adesso devono conquistarsi quel posto con più fatica“.
Sul rapporto di un allenatore con i top player della sua squadra: “Il nostro obiettivo primario è quello di mettere nelle condizioni ottimali ogni singolo atleta per fargli esprimere il massimo del suo potenziale. Un consiglio che si vede meglio da fuori, con più tranquillità ed in maniera più obiettiva, può sicuramente aiutare. È chiaro che anche noi abbiamo una percentuale d’errore che esiste, certe volte è minima e altre è più grande, ma dobbiamo prenderci questa responsabilità essendo al comando di una squadra. Creare il feeling è determinante, essenziale. Tante volte un giusto approccio ed una giusta conversazione agevola tantissimo lo sviluppo di quello che tu stai andando a proporre“.
Bernardi ha detto la sua a proposito del futuro ritorno della Russia nelle competizioni internazionali: “La Russia da un punto di vista sportivo nel volley maschile e femminile ha un potenziale enorme. Proviamo a pensare al bacino da cui possono pescare, poi è una nazione che ha una tradizione ed una cultura straordinaria della pallavolo. Penso che loro diventeranno protagonisti fin da subito nei club, anche se è vero che soprattutto al femminile le migliori giocatrici militano all’estero e non in Russia, però dal punto di vista della nazionale possono avere delle giocatrici molto forti tecnicamente e anche fisicamente. In una evoluzione della pallavolo dove la fisicità ha preso il sopravvento, diventa una squadra molto interessante che si candiderà alle medaglie per Los Angeles 2028. Penso sia un po’ la stessa cosa anche al maschile“.
L’ex assistente di Julio Velasco nell’Italvolley femminile ha fornito inoltre il suo punto di vista sulla convivenza tra Egonu e Antropova in nazionale: “Sono dinamiche che bisogna vivere da dentro. Penso ci siano dei giocatori che hanno una duttilità nel fare molto bene i due ruoli, mentre altri ce l’hanno meno. All’interno dell’economia di una squadra Antropova porta dei vantaggi molto alti. Io dico sempre che quando c’è la possibilità di schierare in nazionale due giocatrici come Egonu e Kate la voglia è tanta, però bisogna sempre vedere l’equilibrio che si viene a creare nel tuo sistema di gioco. La Turchia con Karakurt e Vargas ha iniziato a lanciare due giocatrici, con una che non era così specifica nel ruolo come Karakurt, però è riuscita a fare cose interessanti. Io non giudico mai l’operato dei miei colleghi. Penso che Velasco, se ha percepito questa situazione, possa portare qualcosa di molto interessante“.
