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Tennis

Ferrero non spegne le voci su Sinner: “Allenarlo contribuirebbe alla mia crescita. Capisco gli spagnoli, ma…”

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Juan Carlos Ferrero
Juan Carlos Ferrero / LaPresse

Continua a far parlare di se Juan Carlos Ferrero che nonostante la lontananza dai campi rimane una delle figure più discusse dell’ultimo periodo. L’allenatore spagnolo, dopo la separazione da Carlos Alcaraz, ha infatti aperto ad altre possibilità, non escludendo in futuro di poter allenare suoi diretti rivali. Dichiarazioni che hanno sorpreso ma che confermano la volontà dell’ex giocatore di tornare ad avere un ruolo del tennis, magari come capitano della Spagna (altra possibilità futura).

Nell’intervista concessa ad AS, Juan Carlos Ferrero si è raccontato a 360°, soffermandosi non solo sul tennis. L’iberico ha iniziato parlando del suo carattere: “Non credo che la vita sia solo competizione, ma lo sport mi ha insegnato l’ordine e la disciplina, che sono utili in tutti gli aspetti della vita. In questo senso, lo sport mi ha sempre aiutato ad applicare questa etica del lavoro a qualsiasi situazione mi trovi ad affrontare”.

Concentrandosi sul futuro in Davis: “La Coppa Davis è qualcosa che ho sempre apprezzato molto. Chi, come me, ha uno spirito competitivo, ama giocare in questo tipo di competizioni. Richiedono molto da noi e ci offrono molto per il futuro, perché ci danno esperienza in partite difficili in cui bisogna essere mentalmente molto forti per superarle. Aiutano anche molto nelle competizioni individuali. Per quanto riguarda il ruolo di capitano, penso che sia ancora possibile. Sono ancora in un’età in cui, tra un anno o in futuro, potrebbe essere dietro l’angolo. Per ora, è tutto in sospeso”.

Gli inizi allenando Zverev: “Per me è stata un’ottima introduzione al futuro ruolo di allenatore. Credo di aver iniziato molto giovane. A volte si prendono delle decisioni e, con la maturità, ci si rende conto che si sarebbero potute prendere diversamente. Non mi riferisco solo a me stesso. Alla fine, si trattava di una questione di incomprensione del concetto di professionalità. Lui lo interpretava in un modo, a causa del suo background, delle sue abitudini e della sua personalità, io in un altro. Abbiamo deciso di non continuare, e la questione si è chiusa lì. Da allora sono sempre andato molto d’accordo con lui. Quest’anno, ad esempio, quando ha vinto al Roland Garros, gli ho scritto. In tutti i tornei e le partite che Carlos ha giocato contro di lui, non c’è mai stato alcun problema”.

Il paragone tra Nadal e Alcaraz: “Rafa è sempre stato un esempio, non solo per Carlos, ma per tutti noi. Si vede quella voglia di migliorarsi, quello spirito combattivo, quella dedizione e quell’atteggiamento di non mollare mai. Tutti quei valori che un atleta come lui possiede possono essere trasmessi ad altri giocatori in fase di crescita. In questo senso, uno degli esempi che Carlos ha sempre dovuto seguire è stato Rafa. Non potevamo controllare i paragoni. Sapevamo che c’erano, ed erano fonte di immenso orgoglio. Abbiamo cercato di ridurre un po’ la pressione in modo che Carlos potesse sentirsi il più a suo agio possibile e forgiare il suo percorso. Paragonarlo costantemente a uno dei più grandi della storia complica le cose. La gente diceva che avrebbe vinto più Grand Slam di Rafa, quando Carlos era solo all’inizio e non ne aveva ancora vinto nessuno. Sembrava un traguardo così lontano, ed era come un peso enorme da portare”.

Inevitabilmente si ritorna a parlare della rottura con Alcaraz: “Non voglio approfondire troppo l’argomento, perché sarebbe solo ripetere le stesse cose. Alla fine, ognuno ha la sua opinione. Non credo che Carlos abbia mai detto di aver sofferto per la rottura. Per quanto mi riguarda, ovviamente, il dolore c’era perché avevamo un rapporto davvero bello, credo che le cose andassero molto bene, e alla fine una rottura del genere fa sempre male. Avevo bisogno di tempo per rimettere tutto a posto, e basta. Alla fine, il tempo guarisce tutte le ferite. In questo senso, ora sto molto bene. Solo perché c’è stata una rottura non significa che si debba parlare male dell’altra persona. In fin dei conti, quando qualcosa finisce, è perché le persone non condividono le stesse opinioni su determinate questioni. Da quel momento in poi, bisogna rispettare le decisioni di tutti, e basta. Non c’è motivo di parlarne male. Dirò sempre che è stata un’avventura incredibile. Siamo stati fortunati ad esserci incontrati e ad aver potuto dare il meglio di noi. Sapevamo che Carlos aveva un talento innato senza pari, direi. Il nostro compito era guidarlo, guidarlo e guidarlo, e dargli una struttura affinché potesse esprimere appieno il suo potenziale. Tutta la squadra ed io siamo stati fortunati ad aver vissuto quell’esperienza. Ora, le persone a lui vicine sono fortunate ad averne fatto parte”.

Concludendo sulle possibilità di allenare Sinner: “Sinner è un giocatore spettacolare. Credo che abbia già dimostrato che, quando è al massimo della forma, è molto difficile da battere. Lo sappiamo bene, anche grazie a Carlos. Se mai dovesse succedere in futuro, ho già detto che capisco che la gente, soprattutto gli spagnoli, potrebbe essere contrariata, nel senso che potrebbero vederlo come se stessi andando contro Carlos e ciò che lui è in grado di realizzare. Ma, in fin dei conti, penso che anch’io stia cercando di crescere come allenatore e, se si presentasse un’opportunità di questa portata, credo che la gente dovrebbe capirlo. Non andrò contro nessuno, men che meno contro Carlos. Ma che l’opportunità si presenti con Sinner o con un altro giocatore, si tratterà comunque di confrontarsi con qualcuno. Spero che la gente possa comprenderlo”. 

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