Pallamano
Ilaria Dalla Costa: “L’oro ai Giochi del Mediterraneo da brividi. Sogno Europei o Mondiali”
La pallamano in Italia sta vivendo il miglior momento della propria storia. Ottimi risultati al maschile ed anche al femminile il movimento è in continua crescita, con lo storico oro ai Giochi del Mediterraneo a Taranto. Capitana di questo gruppo è Ilaria Dalla Costa, che è stata ospite dell’ultima puntata di OA Focus, il programma condotto da Alice Liverani sul canale YouTube di OA Sport
Le emozioni della vittoria ai Giochi del Mediterraneo: “Sicuramente è stata una gioia indescrivibile perché, appunto, come hai detto tu, dopo trentanove anni siamo riusciti a portare a casa un risultato importante, un risultato non scontato, perché ovviamente è una medaglia, una medaglia d’oro. Non partivamo come le favorite a questa competizione, però c’è stato proprio un cambio, non solo di guida tecnica, ma proprio un cambio di mentalità, di modo di lavorare”.
Nel maggio 2026 è arrivato come nuovo responsabile tecnico Martin Albertsen: “Sicuramente c’è un cambio di approccio in tutto. Ovviamente la pallamano, ad oggi, la pallamano femminile, in Italia non è uno sport molto famoso. Si lavora bene nei club, sicuramente, perché ci sono tante ragazze come me, tante giovani promesse che, appunto, hanno buoni risultati e vengono chiamate anche da squadre estere. Però lui vuole portare, appunto, questo livello professionistico anche nei club italiani, anche in noi giocatrici, che possiamo poi trasmettere nei nostri club. Lui guarda ogni minimo dettaglio, dall’allenamento, dal sorriso di prima mattina al battersi il cinque. È molto attento, però sono questi piccoli dettagli che poi fanno la differenza nel lavoro quotidiano e poi nelle partite, per portare a casa grandi risultati”.
Molte ragazze giocano all’estero e questo è un bene per la Nazionale: “Ovviamente sappiamo che, giocando a livelli più alti, potranno migliorare e dare un contributo grandissimo in futuro alla nazionale, quando poi io ovviamente non ci sarò più. Sono contenta di essere un po’ da tramite tra il passato, che comunque è importante, perché ovviamente è un passato importante fatto di sacrifici, ovviamente di allenamenti, di vittorie, di sconfitte, e tra il futuro, dove auguro veramente il meglio a queste ragazze che faranno tantissimi sacrifici perché, ovviamente, sono in un’altra nazione, in un altro contesto, lontane dalle proprie famiglie, che però poi porteranno i loro sacrifici quotidiani a servizio della nazionale e ci sarà sicuramente un grande miglioramento”.
Su cosa significa indossare la maglia azzurra: “Deve capire che in quel momento si gioca per una nazione intera. Stai rappresentando, appunto, tutto il movimento della pallamano italiana. Non giochi solo per te stessa o per la tua squadra, che vivi tutti i giorni, ma giochi anche per la piccola ragazzina che ha il sogno di essere lì in quel momento. E diciamo che questo è quello che penso sempre io quando cantiamo l’inno prima delle partite e cerco sempre di dare tutta me stessa dal primo minuto fino all’ultimo. E niente, questo è quello che cerco sempre di trasmettere a tutte le mie compagne”.
Il ruolo di capitano: “Avendo tante compagne di squadra così giovani cerco di dare l’esempio come ho sempre fatto, anche quando c’erano ragazze più della mia età. Però, allo stesso modo, devo anche io adattarmi a questo nuovo tipo di visione, nuovo tipo di gioco. Però sono molto contenta e vedo anche dei feedback positivi dalle mie compagne giovani, che magari prima mi vedevano un po’ come, non lo so, è brutto da dire perché non mi piace, però l’esempio inarrivabile, perché tante me l’hanno detto. Quindi magari erano anche timorose nel parlarmi, nell’avvicinarsi. Adesso vedono che comunque sono una di loro, alla fine, nonostante sia più grande, ovviamente. Però l’importante è essere squadra sia fuori che dentro al campo, ovviamente, e cerco di, appunto, dare l’esempio e di tenere unito anche il gruppo, ovviamente”.
Una vita anche a Salerno con il proprio club, dove anche in questo caso è capitana: “A Salerno sono arrivata dieci anni fa ed ero praticamente una ragazzina. Piano piano sono cresciuta, ovviamente, qua in questa società e, ovviamente, quando è arrivato questo riconoscimento sono stata molto felice. Però, come dico sempre, per me essere capitano, portare questa fascia, diciamo che è solo una cosa istituzionale. Io mi comporto sempre come ho sempre fatto, cerco di essere presente con tutte le compagne di squadra, fuori dal campo e dentro al campo; cerco di essere d’aiuto, di dare i consigli alle più piccole, di aiutare anche le più grandi e niente. Ovviamente sono molto contenta perché è un altro riconoscimento, però a livello, diciamo, umano, tra virgolette, non cambia niente, perché sono sempre me stessa e cerco sempre di dare il massimo”.
Una carriera agonistica che sta arrivando verso l’ultima fase: “Sono in un momento della mia carriera dove, diciamo, che ho un po’ di punti interrogativi. Nella pallamano si può giocare fino a quando, non lo so, il corpo non cede, tra virgolette, però una donna, bene o male, ad alti livelli, gioca fino a trentaquattro, trentacinque anni, se ce la fa. Poi magari altri obiettivi come fare una famiglia, eccetera, realizzarti lavorativamente. L’oro di Taranto è stata la ciliegina sulla torta della mia carriera, tra virgolette, che non è ancora finita, ovviamente, perché ci sono altri obiettivi nel frattempo da rincorrere. Però veramente sono stata super contenta e veramente, se ci penso, ancora ho i brividi. E mi ricordo proprio quando abbiamo cantato l’inno sul podio. Ho pianto pensando a tutti gli anni in nazionale, a tutti i sacrifici, a tutte le mie compagne che magari non erano lì in quel momento con me, però se lo meritavano tantissimo”.
I prossimi appuntamenti con l’Italia: “Con la nazionale abbiamo degli appuntamenti importanti. Ovviamente sarebbe un sogno qualificarsi a un campionato europeo o mondiale. Però, parliamoci chiaro, è un lavoro che deve essere programmato e sicuramente un risultato che si potrà vedere tra un paio d’anni, con queste nuove giovani che, appunto, stanno intraprendendo esperienza all’estero, eccetera, con questo nuovo staff che sta lavorando con noi”.
Il futuro dopo la carriera da atleta: “Vorrei insegnare a scuola educazione fisica. Ho avuto delle esperienze facendo dei progetti con il CONI o dei progetti anche con la squadra. Ovviamente ho portato anche la pallamano nelle scuole, perché è importante diffondere il verbo, visto che non è uno sport molto praticato. Vedo sempre dei feedback positivi, perché la pallamano è veramente uno sport molto inclusivo: non serve essere alti, agili, ci sono vari ruoli nel campo, quindi tutti i fisici sono ben accetti nella pallamano, lo dico sempre. Spero di intraprendere questo percorso lavorativo”.
Cosa serve alla pallamano italiana per avvicinarsi a quella delle grandi nazioni europee: “Una cosa su cui il nostro staff nazionale sta lavorando molto è la disciplina nel gioco, che, appunto, sembra una parolona: disciplina. Però è fondamentale. Magari negli anni scorsi, o perché magari non si lavora tanto in società a livello italiano, perché il livello non è altissimo, quindi magari ti basta poco per vincere qualche partita, è un cambiamento mentale che ci deve essere. E c’è già stato, si è già visto con il risultato storico ai Giochi del Mediterraneo e stiamo lavorando piano piano. Penso che questa cosa può essere cambiata nell’immediato”.
