Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

Formula 1GP USA

F1, per Ferrari siamo a 19 anni dal titolo di Kimi Räikkönen. Intanto vincono sempre gli altri. Come è possibile?

Pubblicato

il

Kimi Raikkonen 2007

Oggi, 21 ottobre 2026, rappresenta il 19° compleanno del titolo mondiale di F1 conquistato da Kimi Räikkönen, ossia l’ultimo vinto dalla Ferrari. A Maranello, solamente un Iride ha avuto vita più lunga senza trovare un erede. Si parla di quello conseguito da Jody Scheckter il 9 settembre 1979, arrivato a festeggiare i 21 anni di età prima di essere sostituito dall’affermazione suprema di Michael Schumacher, l’8 ottobre 2000.

È interessante notare come i titoli di Scheckter e di Räikkönen abbiano in comune il fatto di essersi concretizzati in periodi fulgidi nella storia del Cavallino Rampante. Quello del sudafricano fu il terzo alloro nell’arco di un lustro, in quanto arrivò dopo i successi di Niki Lauda (1975, 1977). Il finlandese, invece, tinse di rosso l’albo d’oro del Mondiale per la sesta volta nel giro di otto anni, raccogliendo il testimone della cinquina inanellata da Schumacher (2000-2004).

Siamo di fronte alle proverbiali fasi bibliche di “Vacche Grasse” e “Vacche Magre”. Con la differenza che i momenti di astinenza sono decisamente più lunghi di quelli di abbondanza. Negli anni ’90, si parlava apertamente di “Grande Digiuno” per il Cavallino Rampante. Era “Il” grande digiuno, con l’articolo determinativo. Oggi, quei due decenni devono essere chiamati “il primo grande digiuno”. Se ne è difatti materializzato un altro, il secondo, quello attuale.

Anzi, a ben guardare, il periodo corrente è pure peggiore per la Ferrari rispetto a quello “originario”. Fra il 1980 e il 1999 vennero quantomeno conseguiti tre Mondiali costruttori (1982, 1983 e 1999). Dunque, l’astinenza totale, era durata quindici stagioni (dal 1984 al 1998). Viceversa, a meno che non accada qualcosa di assolutamente imprevedibile e imponderabile nelle prossime settimane, la Scuderia di Maranello in questo 2026 toccherà quota diciotto annate agonistiche totalmente spoglie delle tinte iridate. L’ultimo Mondiale costruttori è datato 2008.

Nel 2023, subito dopo l’affermazione di Kimi Antonelli in Formula Regional, ci fu chi disse: “pensa se lui vince il Mondiale prima che lo rivinca la Ferrari”. Lo si diceva ridendo, come boutade. Invece, eccoci qua. L’emiliano il titolo non l’ha ancora conquistato, ma siamo prossimi. Comunque, lo scenario è diventato concreto. Il che, dovrebbe lanciare un tema di riflessione. Come è possibile che vincano sempre gli altri, almeno in F1.

La Ferrari è la Ferrari. Rimane un’eccellenza nel panorama del mercato delle auto di lusso (le GT vanno letteralmente a ruba) e, nel decennio corrente, è tornata a dettare legge nell’Endurance. I trionfi nel WEC, comprese le tre 24 ore di Le Mans con tre equipaggi differenti, rappresentano un’impresa della quale, forse, in Italia non si è compresa la reale portata. D’altronde, il pubblico tricolore in termini di motorsport è troppo F1-centrico.

La Formula 1 resta un tabù, una ferita aperta. Vincono sempre gli altri perché, dal 2009 in poi, Red Bull ha fatto in tempo a sorgere, tramontare e risorgere. Idem Mercedes, sorta, tramontata e risorta. Soprattutto, è eclatante il fatto che McLaren fosse letteralmente decaduta, abbia toccato il fondo (della griglia), salvo poi risalire al vertice in quella che è stata una vera e propria resurrezione agonistica, proprio nel momento in cui ormai si parlava di declino inesorabile.

Red Bull e Mercedes erano finite alle spalle di Ferrari, in termini di competitività. Però sono tornate davanti. La McLaren, poi, non parliamone! Nel 2015 e nel 2017 il Team di Woking faceva la figura dell’Aston Martin attuale. Però, non più tardi del 2022, chiudeva il Mondiale costruttori al quinto posto, dietro anche all’Alpine, con 159 punti. Esattamente 600 (!) in meno della Red Bull, e comunque a quasi 400 lunghezze dalla Scuderia di Maranello, seconda.

Insomma, come è possibile che un’azienda come la Ferrari, i cui investimenti in Formula 1 sono cospicui, non riesca a primeggiare neppure per sbaglio? Una domanda alla quale, evidentemente, non si può rispondere. Perché, se ci fosse risposta, non ce la si dovrebbe porre. Chi di dovere avrebbe già preso le contromisure del caso e si parlerebbe di un Cavallino Rampante vincente.

A meno che, a Maranello, non ci sia un grande piano per stabilire un nuovo record. Quello di arco temporale più ampio fra la conquista di due Mondiali. Un primato già detenuto dalla Ferrari con il ponte Scheckter-Schumacher. Nel frattempo, la torre Räikkönen aspetta ancora di capire quanto lunga dovrà essere la campata da sostenere e chi sarà la torre sull’altra sponda sullo stretto da attraversare. Sempre che ci sia un’altra sponda e quello del finlandese, anziché l’inizio di un ponte, non sia il capolinea di una strada vincente. Questo, però, lo potrà dire solo il futuro.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
Pubblicità