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Cunego: “Non paragonerei Seixas a Pogacar; Piganzoli ha il motore giusto, per Finn vedo bene la Vuelta”

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Davide Piganzoli
Davide Piganzoli / IPA Agency

L’assenza di Tadej Pogacar ha contribuito a rendere questo finale di stagione più aperto e imprevedibile, lasciando spazio a nuovi protagonisti e a corse dall’esito meno scontato. In vista del Lombardia, OA Sport ne ha parlato con Damiano Cunego, vincitore per tre volte della Classica delle Foglie Morte (2004,2007 e 2008), affrontando anche alcuni dei temi più interessanti del ciclismo italiano e internazionale: dalla crescita di Davide Piganzoli e Lorenzo Finn alla stagione di Giulio Pellizzari, passando per Antonio Tiberi, Paul Seixas, Jonas Vingegaard e Juan Ayuso.

L’assenza di Pogacar sta mettendo in mostra un ciclismo più incerto, come lo conoscevamo: che considerazioni si possono trarre?
“Dopo l’infortunio di Tadej è chiaro che si sia aperto un po’ più di spazio per gli altri. Dispiace per lui, perché probabilmente avrebbe potuto essere il corridore da battere anche nelle corse di questo finale di stagione, ma la sua assenza ha dato agli altri maggiori possibilità di lottare per la vittoria. Abbiamo visto così gare più aperte e dall’esito meno scontato”.

Come si gestisce un’amarezza come quella di Ciccone agli Europei? Tu ci sei mai passato in una situazione simile?
“In una situazione come quella di Ciccone no. Mi è capitato di vincere un Beghelli al fotofinish, ma non con un margine così millimetrico. Ho visto la gara ed è stata davvero avvincente: Giulio aveva trovato anche uno stratagemma per cercare di battere Evenepoel e ci stava quasi riuscendo, poi Remco se n’è accorto e alla fine ha avuto anche quel pizzico di fortuna dalla sua parte. Non mi aspettavo un epilogo del genere: finali così se ne vedono raramente, soprattutto in una sfida a due”.

Chi sono i favoriti per il Lombardia?
“Sarà un Lombardia aperto, ma vedo molto bene Ciccone. Sicuramente si presenterà al via della Classica delle Foglie Morte con il dente avvelenato dopo quanto successo agli Europei. Tra tutti gli italiani è quello che, in questo momento, vedo con maggiori possibilità, anche perché ha dimostrato di riuscire a tenere testa a un campione come Evenepoel”.

Piganzoli sta crescendo progressivamente. Pensi che la Visma lo stia coltivando per dargli fiducia anche nelle corse a tappe?
“Ha vinto recentemente il Giro dell’Emilia, ma è tutta la stagione che sta correndo molto bene. È giovane ed è inserito in una squadra che può permettergli di seguire un ottimo percorso di crescita. Per le grandi corse a tappe avrà ancora bisogno di un po’ di tempo e di esperienza, anche per capire quali possano essere i suoi limiti, ma sicuramente ha il motore giusto per diventare competitivo anche su quel terreno”.

Pellizzari ha disputato una buona stagione nelle brevi corse a tappe, ma è mancato a Giro, Mondiali ed Europei…
“Giulio è un ottimo corridore ed è normale non riuscire a essere competitivi per tutta la stagione. Servono energie, testa e motivazione e, quando viene a mancare anche solo una di queste componenti, tutto diventa più difficile. Credo che al termine della stagione tirerà una riga insieme al suo Team per capire come impostare il prossimo anno, magari distribuendo diversamente gli appuntamenti e cercando di mantenere più a lungo una buona condizione sia fisica sia mentale. Ma non è un lavoro semplice”.

Condividi la scelta di Lorenzo Finn di farsi le ossa tra i professionisti in questo finale di stagione?
“Sì, Finn è molto forte e ha anche l’età dalla sua parte. Lorenzo sta seguendo il percorso giusto e in questo finale di stagione sta iniziando ad assaporare ancora di più il mondo del professionismo. Credo sia un inserimento importante in vista del grande salto che farà il prossimo anno”.

Secondo te la gestione di Seixas è quella ottimale? Ha ancora ampi margini di miglioramento o è già vicino al suo massimo?
“Di Seixas ho sentito parlare molto bene: è giovanissimo ed è già fortissimo. Eviterei però di paragonarlo a Pogacar, perché ogni corridore ha il proprio percorso e la propria storia. Sono molto curioso di vedere come si comporterà nei prossimi anni e quale potrà essere la sua evoluzione”.

Secondo te Finn dovrebbe fare una corsa a tappe di tre settimane nel 2027? E se sì, quale?
“Dipenderà naturalmente dai programmi della squadra, ma per la sua prima stagione nel mondo dei grandi lo vedrei forse più adatto alla Vuelta, prima di portarlo al Giro o al Tour. Alla Vuelta potrebbe correre con una certa libertà, senza troppe pressioni, e fare ulteriore esperienza. Il Giro, per un italiano, porta sempre con sé una pressione enorme, forse persino superiore a quella del Tour de France, nonostante il Tour sia la corsa più importante al mondo. Il Tour è una gara che spesso si impara ad apprezzare più avanti; il Giro, invece, da italiano lo sogni fin da subito, quasi più di un Mondiale, almeno all’inizio della carriera”.

Vingegaard può ancora pensare di battere Pogacar o ha imboccato la fase calante della carriera?
“Vingegaard nella sua carriera ha trovato un avversario che lo ha costretto tante volte al secondo posto. Il danese ha sempre concentrato moltissimo la propria stagione sul Tour de France, mentre secondo me potrebbe provare ad ampliare maggiormente il calendario, magari andando a cercare obiettivi e vittorie anche nelle corse in cui Pogacar non è presente”.

Cosa pensi invece della carriera di Tiberi ad oggi?
“Su Tiberi c’erano grandi aspettative, ma penso che abbia ancora diversi anni davanti a sé. Deve riuscire a selezionare bene gli obiettivi e cercare qualche vittoria importante, anche per mettere a tacere le tante critiche. Ci sono passato anch’io e bisogna imparare a conviverci. Dove lo vedrei bene? Fossi in lui proverei anche qualche Classica come Fiandre e Roubaix, non necessariamente pensando di vincerle, ma semplicemente per misurarsi su quel terreno. La Liegi, che ha già corso, secondo me è una corsa più adatta alle sue caratteristiche. Potrebbe dedicare una stagione maggiormente alle Classiche e poi tornare l’anno successivo a concentrarsi su un Grande Giro”.

Che idea ti sei fatto su Ayuso?
“È un ottimo corridore e nella sua carriera si è già tolto diverse soddisfazioni. Forse finora gli è mancata quella vittoria davvero importante, quella capace di segnare una carriera, ma resta sicuramente uno dei corridori migliori emersi negli ultimi anni”.

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