Pallavolo
Carlotta Cambi: “La sincerità di Velasco ti fa migliorare. Ti aspetti il ‘brava’, ma anche la battuta sarcastica”
Carlotta Cambi ha vinto tutto con la maglia della nazionale italiana negli ultimi anni. Dall’Olimpiade al Mondiale, con solo l’Europeo sfuggito negli ultimi due anni, per colei che ricopre il ruolo di seconda palleggiatrice, ma che molto spesso viene chiamata in causa ad ogni set da Julio Velasco grazie al cosiddetto ‘doppio cambio’. La giocatrice toscana è stata ospite dell’ultima puntata di OA Focus, il programma che va in onda sul canale YouTube di OA Sport, dove ha ripercorso davvero tutta la sua carriera.
I primi inizi con la pallavolo: “Sono entrata in una palestra a quattro anni, età nella quale non si potrebbe entrare in palestra, ma mia mamma era allenatrice e quindi mi ha portato con lei. Da quel momento non sono praticamente più uscita, anche se ho fatto judo, atletica e ho pure fatto musica suonando la batteria”.
La scelta di diventare palleggiatrice: “Per quanto mi riguarda è stata una cosa abbastanza costruita. Palleggiare mi veniva spontaneo, ma io personalmente non avrei voluto palleggiare. Sono rimasta attaccante fino ai sedici anni, fino a quando il selezionatore regionale mi ha detto che non mi avrebbe convocato come attaccante e mi ha detto di cominciare a palleggiare anche per via della mia altezza. Sono stata indecisa per un po’, poi mi sono detta di provarci. Ho iniziato da grande dunque, perché cambiare ruolo a sedici anni è tardi, ma sono riuscita a trovare i miei obiettivi anche in questo ruolo, sia nel palleggio sia nell’assistere le altre, ma anche diventando protagonista con i punti di seconda”.
Sul cambio di regolamento per il pallonetto spinto: “Si ha tanta paura di cambiare le proprie abitudini. All’inizio è sempre difficile cambiare le regole, poi ci si abitua. Un po’ come la doppia al palleggio ed in un mese ci siamo abituate a fare tutto. Questa regola del pallonetto spinto mi sembra però molto soggettiva e dipende molto dall’arbitro che ti ritrovi in partita a volte ti viene fischiato e a volte no. Questa cosa non mi fa impazzire e questa soggettività non mi piace molto”.
La palleggiatrice della Nazionale è molto attiva anche sui social: “Uso tanto i social e non nego che stanno diventando anche un secondo lavoro. Ci sono tante collaborazioni per noi sportivi che secondo me sono anche meritate per quello che stiamo facendo. Questo non lo nascondo, però sono anche dell’idea che il mio profilo social debba seguire il mio stato d’animo e dunque alterno contenuti simpatici a contenuti invece profondi e seri, come quando ha condiviso la vicenda della maternità di Carli Lloyd con cui avevo giocato”.
Il significato di indossare la maglia azzurra: “Forse più che indossare la maglia azzurra, mi ha sempre toccato molto cantare l’inno, una cosa che mi ha sempre emozionato. A volte noi atleti che facciamo tutto il percorso dalle giovanili alla seniores sembra tutto scontato ed invece poi ti guardi intorno e capisci il valore della cosa”.
Cambi analizza la crescita clamorosa dell’Italvolley femminile, parlando anche di un tema molto importante e che non viene citato spesso, come l’aspetto mentale all’interno di un gruppo: “Sicuramente c’è stata una crescita personale di ognuna di noi. Oltre che come squadra siamo proprio cresciute come persone. Tutte abbiamo lavorato o lavoriamo con mental coach o psicologi dello sport, che ci hanno aiutato perché all’interno della squadra ci sono delle dinamiche che vanno affrontate e personalità che vanno capite. Ognuna di noi ha fatto un percorso diverso, ma condiviso con le altre e questo ci ha fatto crescere anche come squadra”.
Su Julio Velasco: “Io lo descrivo sempre come una persona sincera e diretta, cosa che a me piace tantissimo. Da lui ti aspetti il brava quando fai le cose fatte bene, ma anche la battuta sarcastica quando le cose non vanno bene. La sua sincerità ti fa migliorare”.
Una compagna simile a lei: “Sicuramente Myriam (Sylla, n.d.r) è una persona diretta che non sa nascondere quello che prova. Abbiamo avuto anche dei litigi in passato, perché siamo due persone che se una cosa non ci va bene lo diciamo. Poi però ci parli, chiarisci, è una persona che non porta rancore ed è una persona con cui mi trovo veramente benissimo”.
La difficoltà nell’apprezzare le tante vittorie ottenute negli ultimi anni, con il rischio della ‘pancia piena’: “Sicuramente ci sarà un momento dove apprezzeremo tutto di più che sarà quando smetteremo di giocare a pallavolo. Per esempio vinci l’oro alle Olimpiadi e subito dopo comincia la stagione del club e devi concentrarti su quella, con pressioni e cose che il club ti richiede. Poi finisce la stagione con il club e poi riparte nuovamente la Nazionale. E’ difficile godersi le vittorie, anche se stiamo cercando di farlo come squadra e la federazione per esempio ha organizzato anche una festa con i ragazzi dopo la vittoria mondiale”.
Il futuro dopo la carriera da giocatrice: “Sto cercando di trovare la mia strada anche mentre gioco, perché non sono una persona che vuole ritrovarsi senza un piano. Giocando a pallavolo, però faccio fatica a fare nuove esperienze e a capire quale sia realmente la mia strada. Vorrei capire in cosa sono brava, le mie caratteristiche e provare a fare qualcosa. Vorrei provare anche ad entrare a scuola nel sostegno, ma il percorso è molto lungo e che richiede anche delle precise specifiche. Vedremo se poi avrò il coraggio di fare questo percorso”.
