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Calcio

Calcio femminile, l’Italia approda alla finale del playoff mondiale senza brillare: Soncin dovrà lavorare

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Italia calcio femminile
Italia calcio femminile / IPA Sport

Missione compiuta, certo. Ma chi cerca nel pareggio del Franchi la prova di una Nazionale di calcio femminile pronta a giocarsi il Mondiale rischia di restare deluso. L’1-1 con la Bielorussia, che dopo il 2-0 di Tbilisi basta all’Italia per superare il primo turno dei playoff, consegna alle azzurre la terza qualificazione consecutiva a un passo e, insieme, un elenco di questioni irrisolte che Andrea Soncin farà bene a non archiviare nel cassetto dei discorsi di circostanza.

Il dato, per cominciare. Sul piano del risultato nulla da eccepire: l’obiettivo era superare il turno e il turno è stato superato. La sostanza però non esaurisce il giudizio, e ciò che si è visto ieri sera lascia più ombre che luci. L’avversaria, nettamente inferiore per mezzi tecnici e qualità individuali, avrebbe dovuto essere sepolta da una squadra capace di gestire il vantaggio con autorità. È accaduto l’esatto contrario.

La partenza aveva fatto ben sperare. Il gol dopo appena nove minuti sembrava aver indirizzato la gara sui binari più comodi, e per tutto il primo tempo l’Italia ha tenuto il pallino del gioco con ordine e personalità. Proprio quel controllo, però, avrebbe dovuto tradursi in un margine più ampio. Le occasioni per chiudere i conti non sono mancate, ma sono state sprecate con una leggerezza che in una gara secca, contro un’avversaria di livello superiore, si pagherebbe a caro prezzo. È la prima criticità, e la più evidente: una squadra che crea e non concretizza si condanna a restare sempre in bilico, e il pareggio bielorusso ne è la conseguenza quasi inevitabile.

Perché il calcio, si sa, è impietoso con chi non punisce. Nella ripresa le azzurre hanno smarrito il filo: la manovra offensiva si è fatta più lenta e prevedibile, le distanze tra i reparti si sono allungate e a più riprese è mancata l’intensità. Ancora più preoccupante è stato il calo di tensione, che ha aperto spazi a un’avversaria fino a quel momento innocua. Le disattenzioni difensive che hanno propiziato il pari non sono episodi isolati ma il sintomo di una concentrazione a intermittenza, di quelle che nelle partite decisive non perdonano.

A Firenze, contro la Bielorussia, non si è pagato dazio. Ma sarebbe un errore madornale leggere l’esito finale come un assolutorio “tutto sommato è andata bene“. Nel prossimo scontro ci sarà la Finlandia, che ieri ha eliminato la Serbia con un secco 3-1, replicando il punteggio dell’andata, arriva alla finale con un cammino lineare e con la fiducia di chi sa cosa fare in campo. Lo stesso Soncin la descrive come “una squadra molto organizzata“, capace di adottare “un altro approccio alla gara“.

Contro un’avversaria così, la differenza la faranno due qualità su tutte: la concretezza sotto porta e l’ordine nella gestione dei momenti. Dopo un vantaggio, o dopo un gol subìto, la squadra dovrà mantenere la lucidità e non lasciarsi trascinare dagli umori della partita. Le due sfide, con l’andata in terrà finnica martedì primo dicembre e il ritorno in Italia sabato 5, non ammetteranno distrazioni, e un solo passaggio a vuoto potrebbe compromettere un cammino costruito con fatica.

Il Brasile è ancora lontano, e l’ultimo ostacolo è il più duro. Per superarlo l’Italia dovrà ritrovare le certezze del primo tempo, correggere quanto si è inceppato nella ripresa e imparare a chiudere le partite quando le occasioni arrivano. Il primo scalino è stato salito: per il secondo non basterà più il buon senso del risultato, servirà una squadra completamente diversa nell’approccio.

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