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CiclismoStrada

Lo sfogo di Bruno Reverberi: “In Italia esiste il ciclismo? Ci hanno detto di non andare a Panama perché c’era il terremoto…”

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Manuele Tarozzi / La Presse

È tornato a dire la sua in tv Bruno Reverberi, storico manager italiano che da oltre quarant’anni è alla guida della Bardiani CSF 7 Saber. Nella trasmissione Radiocorsa, in onda sui canali Rai, l’ottantenne si è pesantemente sfogato per l’attuale condizione del ciclismo mondiale, sempre più premiante verso le squadre WorldTour e sempre più penalizzante nei confronti delle formazioni Professional.

Le critiche sono, in particolare, per la classifica introdotta dall’UCI sul ranking delle squadre. Solo infatti le prime trenta squadre inserite nella lista possono partecipare ai Grandi Giri, garantendosi visibilità, sponsor e punti. Una situazione che lascia le altre formazioni indietro, impossibilitate a correre senza inviti e penalizzate da una classifica che non tiene conto degli appuntamenti disputati.

Questo lo sfogo di Reverberi: “Non è una classifica, è un ranking che dovrebbe servire solo ai giornalisti per vedere la situazione del movimento internazionale. Come fa ad essere una classifica veritiera se i team non fanno le stesse corse? Se non si è invitati che senso ha? Ci sono squadre che fanno corse WorldTour ed altre che non le fanno; i punteggi sono molto differenti. Ci vuole molto coraggio per chiamarla classifica. Sono molto arrabbiato con i media perché in tutto l’anno non hanno mai parlato di questo obbrobrio, è una cosa fuori dal mondo”.

Il perché di questa classifica ed i favoritismi degli organizzatori: “Le Federazioni non comandano niente, a capo di tutto c’è solo l’UCI. Nessuno sa perché hano inventato questa classifica, nessun giornalista lo sa. Lo hanno fatto per favorire gli organizzatori. Sei anni fa la Kern Pharma fu invitata a partecipare alla Vuelta senza averne il diritto. Poiché era sponsor della corsa fu invitata e le altre squadre non ci andarono. Invece che concedere le wild card per merito, l’UCI ha inventato questa classifica con le prime trenta squadre che possono disputare i grandi giri. Invece di premiare le squadre migliori ci hanno costretto ad andare a correre in giro per il mondo. A Panama stanno facendo una corsa in cui l’organizzatore, pur di favorire l’Euskadi, ha detto alle altre squadre di stare a casa perché c’è il terremoto, ed invece si corre… A noi non ci hanno invitato”.

Una soluzione a questa incredibile situazione: “Adesso noi faremo ricorso ma io già lo feci due anni fa. Non ci può essere una classifica di merito che penalizza una squadra di professionisti che ha il diritto di correre. Se non ci invitano come facciamo a fare punti”.

Il manager ha in conclusione tracciato il bilancio del ciclismo italiano, con poche frasi emblematiche: “In Italia abbiamo tre squadre, mettendole insieme non si riesce a farne una discreta purtroppo. Non si ha la certezza di andare a correre, come si fa ad avere gli sponsor. Come si fa ad avere una squadra con cinquanta dipendenti e non essere sicuri di andare a fare il Giro d’Italia”.

 

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