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Ben Sulayem rassicura sui GP in Qatar e Abu Dhabi: “Ho i miei figli lì, vi sembra che li lascerei in pericolo?”

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Ben Sulayem
Mohammed Ben Sulayem / LaPresse

La guerra scuote il Medio Oriente, gli eventi sportivi cambiano calendario e la sicurezza torna a essere una priorità imprescindibile. Eppure, per la F1, l’ipotesi di rinunciare agli appuntamenti in Qatar e ad Abu Dhabi non è, almeno per il momento, la strada indicata dalla FIA. A ribadirlo è Mohammed Ben Sulayem, presidente della Federazione internazionale, che sceglie un argomento personale per respingere i timori: la presenza dei suoi stessi familiari nella regione.

“Ho i miei figli lì. Pensate davvero che li lascerei laggiù mentre io sono qui con voi?“. È questa la domanda con cui il numero uno della FIA ha voluto rafforzare il proprio messaggio, in un contesto internazionale nel quale le garanzie sulla sicurezza degli eventi sportivi sono diventate tutt’altro che scontate. Il suo intervento punta a rassicurare il paddock e a scongiurare nuove speculazioni sul destino delle ultime gare mediorientali del calendario.

Il quadro, del resto, resta delicato. Le tensioni legate al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran alimentano l’incertezza, mentre le recenti decisioni riguardanti altri appuntamenti sportivi nella regione dimostrano quanto sia difficile separare l’attività agonistica dagli sviluppi geopolitici. A Riad, per esempio, il ricchissimo torneo-esibizione di tennis Six Kings Slam è stato riprogrammato per la fine di dicembre. La F1, invece, intende mantenere aperta la prospettiva di disputare regolarmente i Gran Premi in Qatar e ad Abu Dhabi, pur dovendo fare i conti con rischi e possibili imprevisti.

Secondo Ben Sulayem, il racconto mediatico non restituirebbe necessariamente un quadro fedele di ciò che accade sul posto. “Bisogna affrontare la situazione con buon senso. Quello che si legge sui media è molto diverso da ciò che viviamo realmente laggiù. Leggiamo le notizie e guardiamo la televisione, ma nella realtà non viviamo affatto quella situazione“.

La linea del dirigente emiratino si fonda dunque sulla valutazione diretta delle condizioni locali, in contrapposizione a una rappresentazione della crisi che considera distante dall’esperienza quotidiana di chi si trova nella regione.

Resta, tuttavia, una distinzione fondamentale: le rassicurazioni personali del presidente non equivalgono a una garanzia assoluta sull’evoluzione del conflitto né escludono che le condizioni possano cambiare. Per il Circus, la questione riguarda infatti non soltanto la permanenza dei vertici federali, ma anche gli spostamenti di centinaia di persone, la logistica delle squadre e la possibilità di assicurare il regolare svolgimento delle competizioni.

Sulayem è tornato sul tema della sicurezza con un’affermazione altrettanto netta, mettendo sullo stesso piano la propria incolumità e quella dei familiari rispetto alle responsabilità della Federazione. “Non credo che il personale della FIA sia più importante, ai miei occhi, di me stesso e della mia famiglia. Ma se io mi trovo lì, significa che considero la situazione sicura“.

La prudenza, però, non manca del tutto. Dietro le dichiarazioni rassicuranti, la FIA sta predisponendo misure alternative per evitare che eventuali limitazioni ai viaggi compromettano lo svolgimento dei Gran Premi. Un segnale che mostra come, al di là delle parole, il rischio di complicazioni operative venga preso in considerazione.

La Federazione ha infatti previsto la possibilità di ricorrere a un gruppo alternativo di ufficiali di gara nel caso in cui restrizioni agli spostamenti impediscano ad alcuni membri designati di raggiungere il circuito. Un’eventualità che potrebbe coinvolgere figure essenziali per la direzione dell’evento e per l’applicazione del regolamento sportivo.

“Ho chiesto di predisporre un’altra squadra della FIA. Potrebbe succedere che alcuni governi dicano: non potete viaggiare. E allora cosa facciamo? Immaginate che le squadre siano sul posto e che improvvisamente non possiamo avere il nostro direttore di gara o i commissari sportivi. Bisogna essere preparati“, ha chiarito il n.1 della FIA.

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