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Alex Vinatzer e Filippo Della Vite i Godot dello sci alpino italiano. Ma una svolta è ancora possibile

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Alex Vinatzer
Alex Vinatzer/LaPresse

La Coppa del Mondo di sci alpino prenderà come di consueto il via da Soelden, con in programma questo fine settimana due giganti sul ghiacciaio del Rettenbach. Domenica è l’appuntamento per gli uomini, con una squadra azzurra che cerca di partire bene in una stagione che si spera possa essere quella della rinascita dopo oltre un decennio di grandi difficoltà.

Sono quattordici anni che un italiano non sale sul gradino più alto del podio in una gara di Coppa del Mondo ed in quello lasso di tempo sono stati solamente sette i piazzamenti sul podio. Numeri decisamente disastrosi per un intero movimento, che non sembra proprio trovare una soluzione per uscire da questa crisi. Anche domenica la punta di diamante della squadra azzurra sarà Alex Vinatzer, che si presenta per l’ennesima volta al cancelletto di partenza con tutta la pressione di dare finalmente una svolta alla sua carriera.

Un continuo aspettare quello nei confronti di Vinatzer, anche se la carta d’identità recita 27 anni e dunque una svolta è ancora assolutamente possibile e c’è spazio per provare finalmente a mettere in mostra con continuità quel talento che solo in certi momenti si è visto. Il secondo posto dell’anno scorso anno a Beaver Creek sembrava poter essere il trampolino di lancio ed invece è stata un’altra stagione decisamente deludente, completata da un’Olimpiade di Milano Cortina 2026 disastrosa.

Eppure la speranza c’è ancora, perché Vinatzer ha davvero il talento per poter emergere. Il nuovo staff tecnico (c’è anche Max Blardone) dovrà lavorare su aspetti tecnici sicuramente, ma probabilmente anche mentali, perché la sensazione a volte è che sia solo una questione di testa, di fiducia, di credere in se stessi.

Un discorso simile lo si può fare per un altro ragazzo che sembra davvero essersi perduto, Filippo Della Vite. Solo tre anni era quasi nel miglior gruppo di merito del gigante e si cominciava a pensare al primo podio. Improvvisamente tutto fermo, una serie consecutive di uscite e mancate qualificazioni. In un colpo solo sembrava che il bergamasco non riuscisse quasi più a sciare, come se ad un certo punto tutto il talento fosse sfumato via, perso ed ormai irrecuperabile.

Invece Filippo Della Vite ha solo 25 anni e dunque c’è davvero tutto il tempo per riscattarsi e rilanciare una carriera. Lo scorso anno la fiammella si è accesa nuovamente in qualche circostanza, in qualche manche, in qualche tratto di pista. Troppo poco, davvero troppo poco, ma è comunque un qualcosa a cui appigliarsi forte e risalire la china, magari già da Soelden, con la convinzione giusta, una manche alla volta, sperando di poter davvero tornare quel talento ammirato solo tre anni fa.

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