Basket
Alessandro Cappelletti: “Vestire la maglia della Nazionale sarebbe un sogno. Obiettivo salvezza con Treviso”
Torna l’appuntamento con Basket Base. Alessandro Cappelletti, playmaker della Nutribullet Treviso, è ospite del format in onda sul canale YouTube di OA Sport. L’ottimo inizio di stagione, gli obiettivi di Treviso, le ambizioni personali, il sogno della maglia azzurra tra i principali temi trattati.
Sul lusinghiero avvio di Treviso e sull’ottimo inizio personale: “Le sensazioni sono molto positive. Erano positive fin da quando abbiamo iniziato. Tante volte abbiamo ripetuto quest’anno di aver mantenuto uno zoccolo importante rispetto alla squadra che ha terminato la stagione scorsa. Sicuramente questo è stato un piccolo vantaggio, che siamo stati bravi a mantenere e a sfruttare. La partenza è positiva, ma siamo consci del fatto che sarà un campionato molto lungo, nel quale ogni domenica potrebbero esserci delle sorprese. Bisogna essere bravi a rimanere con i piedi per terra, senza farsi prendere troppo dalle emozioni o dal momento, e continuare a lavorare. Sicuramente molti dei nostri momenti positivi futuri passeranno dal lavoro quotidiano”.
Sulla possibile convocazione in Nazionale: “In maniera molto onesta e sincera, sono contento di questo avvio, son felice perché le mie prestazioni hanno aiutato la squadra a iniziare bene. Fa sempre piacere, specialmente per un giocatore del mio ruolo, che deve mettersi a disposizione della squadra. Per quanto riguarda la Nazionale, sinceramente in questo momento il mio focus non è assolutamente quello. Se arriverà una chiamata, ben venga: sicuramente vestire l’azzurro è il sogno di tutti i giocatori italiani. Io, però, continuo a concentrarmi sulle richieste del mio allenatore, al quale devo tanto, e continuo a lavorare per Treviso. Se arriverà una chiamata, tanto meglio; se non arriverà, continuerò a giocare come sto facendo, sperando di aiutare il più possibile la mia squadra”.
Sul contributo di Marcelo Nicola nell’avvio di Treviso: “C’è molto del nostro staff tecnico e del nostro allenatore. Non è mai scontato giocare con la fiducia che stiamo mostrando, qualità che ci viene trasmessa dal nostro allenatore. In questo momento probabilmente ha trovato la chiave giusta per farci rendere tutti al massimo. Siamo contenti di essere allenati da lui e di poter continuare a lavorare insieme. Speriamo che questo possa essere soltanto l’inizio di qualcosa di più grande”.
Sui confronti e le parole che possono generare una svolta: “Non è una regola scritta, faccio questa premessa, ma il gruppo nella nostra squadra è molto importante. Questo non vuol dire che, per avere un percorso positivo, bisogna per forza essere amici, uscire insieme o per forza avere un rapporto strettissimo con tutti. Lo sport non è una scienza esatta e non ci sono regole scritte che funzionano sicuramente. Quest’anno, però, mi sento di poter dire che questo gruppo ha qualcosa di speciale. È molto difficile trovare un gruppo di americani totalmente europei come il nostro, stiamo volentieri insieme. Il dialogo è la base del rapporto quotidiano tra tutti noi e sicuramente è stato uno degli elementi importanti della prestazione contro Udine. Dopo la partita di Milano ci siamo parlati e siamo contenti di aver reagito. È un gruppo seminuovo che, per ora, sta funzionando. Non era scontato reagire dopo una batosta, se vogliamo chiamarla così. Aver prodotto una prestazione solida in casa ci fa continuare in maniera molto fiduciosa”.
Sul talento di JP Macura e la coesistenza con DeWayne Russell: “Hai detto benissimo per quanto riguarda DeWayne . Non ci conoscevamo prima, non ci eravamo mai affrontati nemmeno da avversari. Il suo approccio nei miei confronti e verso tutta la squadra è stato incredibile. Il coach, in diverse interviste, ha ribadito che DeWayne è un finto nuovo giocatore per questa squadra, perché era già stato a Treviso e conosceva molto bene l’ambiente. Per me è stata una sorpresa incredibile, la sua presenza in campo mi aiuta tantissimo. Poter giocare insieme e leggere le situazioni con un altro handler di livello come lui mi mette nelle condizioni migliori per esprimermi. Tra noi c’è un rispetto incredibile: è un ragazzo fantastico e sono davvero fortunato e orgoglioso di giocarci insieme, nonostante le pochissime partite giocate insieme. Per quanto riguarda JP, non lo scopro io. Ha un talento cristallino e riesce a fare canestro in ogni modo. La cosa che colpisce di più è la semplicità con cui segna canestri pesanti e difficilissimi. Mi sento di poter dire che è una fortuna poterci giocare insieme, perché non è scontato che un giocatore con così tanto talento giochi a Treviso. Siamo contenti di averlo e ce lo godiamo, nella sua più totale follia. È un giocatore che rompe gli equilibri. È un ragazzo puro, a volte senza troppi filtri, ma nel nostro gruppo si sposa perfettamente. In questo momento è sicuramente uno dei migliori giocatori del campionato”.
Sul doppio playmaker e la valutazione delle altre squadre: “Ti ringrazio se hai pensato che ci paragonassimo a Bologna! Tornando al discorso iniziale, dobbiamo sicuramente rimanere con i piedi per terra, perché quattro partite sono pochissime. Il basket moderno sta andando verso la direzione di avere in campo più palleggiatori possibili. In questo momento, probabilmente, dal punto di vista fisico e difensivo potremmo subire, ma in attacco mi sento di poter dire che abbiamo vantaggi ulteriori avendo più palleggiatori in campo. Guardiamo tutte le squadre, perché quando si gioca a questo livello bisogna studiare gli avversari. Spesso organizziamo serate di Eurolega insieme e in questo momento seguiamo anche la Virtus Bologna. Secondo me sta giocando un basket davvero frizzante e brillante: è una squadra molto difficile da affrontare. Sono contento di affrontarla il più tardi possibile. Per fortuna, nel calendario la partita è abbastanza in là e, per il momento, va bene così”.
Sul livello del campionato e la supremazia di Milano e Bologna: “Il livello del campionato, almeno da quando ho iniziato a giocare in Serie A, si sta alzando di anno in anno, complice il fatto che molte squadre allungano i roster per farsi trovare pronte sia per le competizioni europee sia per il campionato italiano. La grande differenza rispetto a quando ho iniziato è che non ci sono più partite scontate. Vediamo tante volte veri e propri testacoda in cui la prima in classifica può perdere in trasferta contro l’ultima. È un campionato abbastanza livellato. Quest’anno, a memoria, credo sia un record per il basket italiano avere così tante squadre impegnate nelle coppe europee. Avendo giocato in Champions League e avendo fatto parte, da giovane, di una squadra che disputava l’Eurolega, le coppe europee ti stancano: bisogna viaggiare molto e devi saper resettare dopo una vittoria o una sconfitta. In questo momento vedo comunque Milano e Bologna un gradino sopra le altre. È la mia visione e si può essere d’accordo o meno. Ci sono poi tante squadre che stanno cercando una propria identità, perché hanno cambiato molto. Mi vengono in mente Tortona e le due squadre di Roma, che hanno sicuramente le risorse per diventare outsider di altissimo livello dopo aver trovato la giusta quadratura. In generale, quindi, vedo il campionato più competitivo e interessante, domenica dopo domenica”.
Sul derby con Venezia e l’inserimento di Jeremy Senglin: “Sarà bello innanzitutto giocare il derby a Venezia. Mi hanno detto che lì si respira un’atmosfera particolare. L’anno scorso ho avuto la fortuna di giocarlo a Treviso nella seconda metà della stagione, quando sono arrivato, ed è stato molto bello. Il Taliercio è un palazzetto un po’ più raccolto e probabilmente l’atmosfera si sentirà ancora di più. Sappiamo che i nostri tifosi ci tengono particolarmente a questa partita e cercheremo con tutte le nostre forze di offrire la miglior prestazione possibile. Sappiamo anche che Venezia è una squadra di assoluto livello. Nel discorso sulle possibili outsider, probabilmente oggi è la prima dietro alle più blasonate. Da parte nostra c’è tantissimo rispetto per un roster di altissimo livello e con giocatori davvero importanti. Come mi piace dire sempre, dobbiamo rispettare tutti, ma avere paura di nessuno. Lo sport può riservare risultati a sorpresa e noi saremo pronti a vendere cara la pelle, cercando di provare a vincere in terra veneziana”.
Sulle esperienze vissute a Sassari e a Trapani: “A prescindere da come termina un’esperienza, credo che ti lasci sempre qualcosa dentro. Per quanto riguarda Sassari, mi è dispiaciuto. L’anno scorso è stato bellissimo salvarsi con Treviso, ma l’altra faccia della medaglia è stata purtroppo la retrocessione di Sassari. È un dispiacere, perché Sassari è una società che merita di stare in Serie A e di stare sul palcoscenico più importante del basket italiano. Credo che abbiano le risorse per tornare in Serie A nel più breve tempo possibile. Hanno allestito un roster molto importante e hanno un allenatore esordiente, ma che ha le idee molto chiare sulla strada da intraprendere. Colgo quindi l’occasione per fare un grande in bocca al lupo alla società e spero di rivederla quanto prima in Serie A. Per quanto riguarda Trapani, invece, la chiave di lettura è soprattutto umana. Non voglio ritornare sulle vicende che ci sono state, ma dal punto di vista personale sento di essere cresciuto e di aver apprezzato anche quei pochi mesi trascorsi in Sicilia. Una parte importante della mia permanenza lì è stata il pubblico, che ci ha sempre fatto sentire il proprio calore. Era davvero un sesto uomo in campo. Nonostante tutto, avrò sempre parole positive per Trapani. Sono quindi due esperienze che, guardandomi indietro, mi sono servite, in un modo o nell’altro, a migliorare come persona e come giocatore, sia dal punto di vista umano sia da quello tecnico”.
Sugli obiettivi di Treviso e la crescita personale: “Sarebbe bellissimo poter partecipare alla Final Eight, ma questa non è una risposta furba. Come ho detto, il campionato è molto livellato e per noi l’obiettivo principale rimane la salvezza. Con due vittorie consecutive potresti ritrovarti a ridosso delle prime, ma con due sconfitte di fila potresti finire in fondo alla classifica. Dobbiamo quindi rimanere concentrati sul nostro obiettivo. Se lo raggiungeremo prima del previsto, allora sarà opportuno guardare un po’ più avanti. Per quanto riguarda i miglioramenti individuali, voglio continuare a lavorare sul tiro, perché in questo momento il lavoro sta dando i suoi frutti. È ancora presto, però: la stagione è lunga e mancano ventisei partite, quindi sono tantissime. Dobbiamo continuare a migliorare come gruppo per cercare di toglierci più soddisfazioni possibili, perché credo che questo gruppo abbia qualcosa di speciale. Speriamo che alla trentesima giornata lo abbia dimostrato. Aver espresso pienamente il nostro valore sarebbe probabilmente la vittoria più grande di questa stagione”.
Sul rapporto con Myriam Sylla, le sue condizioni attuali e il rapporto con la pallavolo: “Myriam sta bene, è tutto a posto. Ha avuto soltanto un problemino durante una partita, ma ora è tornata in gruppo e non c’è nulla di cui preoccuparsi. Questa è la cosa più importante. L’avevo sentita subito dopo la partita e avevamo visto insieme il video. Avendo avuto in passato problemi alle ginocchia, appena l’ho visto non eravamo troppo preoccupati, ma chiaramente rimane sempre un punto di domanda. Per fortuna, è tornato tutto a posto. Per quanto riguarda la nostra relazione, ci sono dei momenti difficili, perché stando così lontani non è mai facile. Cerchiamo comunque di vederci almeno una volta al mese, soprattutto durante la stagione invernale. La pallavolo è uno sport che conoscevo già molto bene, perché sono di Spoleto, una città nella quale questo sport ha raggiunto livelli altissimi. Basti pensare a Ivan Zaytsev, nato a Spoleto perché suo padre giocava lì in Serie A in quegli anni. A Spoleto si respira molta pallavolo e mi era capitato tante volte di assistere alle partite. Quando ho iniziato a frequentare Miriam, tornare in un palazzetto a vedere la pallavolo è stato bello”.
Sulla presenza a Parigi: “Sì, sono stato a Parigi e ho avuto la fortuna di vivere quei momenti fantastici, davvero emozionanti. Ogni volta che posso cerco di andarla a vedere. Lei fa lo stesso e quest’anno sono già riuscito ad assistere alla prima partita del campionato. Ho avuto la fortuna di giocare di sabato a Trento, mentre lei giocava la domenica, quindi sono riuscito a vedere la partita. Facciamo qualche sacrificio in più, ma ci vogliamo bene e, appena possiamo, cerchiamo di stare insieme il più possibile”.
