Tennis
Tsitsipas, la rinascita a New York: il greco torna a sorridere
A volte la rinascita comincia semplicemente dal momento in cui smetti di avere paura. Per Stefanos Tsitsipas, New York sembra essere diventata proprio questo: il luogo in cui tornare a giocare senza chiedersi continuamente cosa potrebbe andare storto.
“Adesso non sento di avere troppe cose di cui preoccuparmi. Sto semplicemente giocando e divertendomi. Se le cose vanno bene, vanno bene“. È una frase che racconta bene il nuovo approccio del greco, arrivato allo US Open dopo mesi complicati e con un peso molto diverso sulle spalle rispetto al passato.
Il punto di svolta è anche nei numeri. Tsitsipas si è presentato a Flushing Meadows da numero 53 del mondo, dopo essere precipitato fino all’88° posto e dopo aver vissuto il peggior periodo della sua carriera recente. In estate, però, qualcosa ha iniziato a cambiare: a Gstaad ha conquistato il primo titolo ATP dopo 16 mesi, mentre a New York ha ritrovato immediatamente il giocatore capace di competere ai massimi livelli.
Al primo turno ha eliminato Arthur Fils, numero 10 del seeding e reduce dal titolo Masters 1000 di Cincinnati. Tsitsipas ha rimontato un set e un break di svantaggio, chiudendo 4-6, 7-6, 6-1, 6-4. Il dato più significativo racconta la qualità della prestazione: 51 vincenti contro i 38 del francese, oltre a 14 ace.
Ma la vera notizia è arrivata nell’ultima nottata italiana. Battendo Jiri Lehecka, testa di serie numero 18, Tsitsipas ha raggiunto per la prima volta in carriera la seconda settimana dello US Open. In nove partecipazioni, non era mai andato oltre il terzo turno. E c’è un’altra curiosità: in tutte e tre le partite disputate quest’anno a New York ha perso il primo set, riuscendo ogni volta a ribaltare l’incontro.
È proprio qui che si inserisce la nuova filosofia dell’ellenico. Tsitsipas ha spiegato di essersi affidato anche a un principio della tradizione greca: prepararsi mentalmente allo scenario peggiore prima di entrare nella propria “zona di guerra”. Accettare in anticipo che una partita possa complicarsi gli permette di non vivere ogni difficoltà come un’emergenza.
Una consapevolezza maturata anche attraverso mesi in cui il problema non era soltanto il tennis. La schiena aveva trasformato ogni partita in un’incognita. Nel 2025 Tsitsipas aveva raccontato di essersi chiesto per mesi se sarebbe riuscito semplicemente a terminare un incontro e, dopo la sconfitta con Daniel Altmaier a New York, era arrivato al punto di non riuscire a camminare per due giorni. A gennaio aveva persino ammesso di aver preso in considerazione l’idea del ritiro.
Oggi la prospettiva è cambiata. Stefanos ha raccontato di svegliarsi felice perché non sente dolore e di poter affrontare gli allenamenti senza la costante domanda su come reagirà la schiena. È una conquista apparentemente semplice, ma per un giocatore che aveva costruito il proprio tennis sull’esplosività e sull’utilizzo del fisico rappresenta la base di tutto.
La trasformazione, però, non riguarda soltanto il campo. Dal giugno scorso Tsitsipas lavora con una nuova struttura guidata da Patrick Mouratoglou, affiancato quotidianamente da Thomas Perrin. Il cambio ha coinciso con una ricerca di maggiore stabilità, comunicazione e soprattutto di confini più chiari all’interno del team.
Mouratoglou ha sottolineato proprio questo aspetto: Tsitsipas oggi appare più stabile e, soprattutto, meno incline a trascinarsi negatività durante le partite. Il risultato è evidente anche nella gestione degli incontri: contro Fils e Lehecka, più il match è andato avanti, più il greco ha alzato il proprio livello.
Non è ancora la versione delle due finali Slam, quello capace di raggiungere il numero 3 del ranking mondiale. Ma forse è proprio questo il punto. A New York non sta cercando di tornare immediatamente a essere quel giocatore. Sta provando a costruirne uno nuovo, più libero dalle aspettative e più consapevole dei propri limiti.
La rinascita di Tsitsipas, insomma, non passa dalla necessità di dimostrare qualcosa. Passa dalla possibilità, finalmente, di giocare una partita senza pensare a tutto ciò che potrebbe succedere dopo.
