Atletica
Roberto Rigali: “Fiducioso per la 4×100, non siamo macchine. Tortu e Jacobs mi hanno aiutato”
Si parla di atletica nell’ultima puntata di OA Focus, il programma di Alice Liverani sul canale YouTube di OA Sport. L’ospite è Roberto Rigali, velocista che fa parte della squadra della 4×100 azzurra, con cui ha vinto la medaglia d’argento ai Mondiali di Budapest nel 2023 e quella d’oro agli Europei di Roma l’anno successivo.
Un anno complicato per il velocista azzurro, chiuso con la finale nei 100 metri ai Giochi del Mediterraneo: “Ho recuperato un po’ da tutta la stagione, perché l’ultimo anno è stato un piccolo calvario. Mi sono operato di ernia inguinale a novembre, quindi dopo un’operazione ritornare è sempre un po’ tosta. Però ce l’ho fatta e mi sono tolto qualche soddisfazione anche quest’anno”.
Un compagno di allenamento speciale come Filippo Dezza, tra i nomi nuovi della velocità italiana: “Lui è arrivato due o tre anni fa, adesso non mi ricordo esattamente. Però sì, giocava a calcio come me e si è allenato subito con il mio allenatore. Sono molto contento di avere un compagno di allenamento così forte, perché almeno ti sprona ad andare più forte. Sono quasi più felice io di lui, secondo me”.
Rigali fa anche una riflessione su quanto è difficile emergere in questi anni nella velocità italiana: “All’inizio pensavo di sì, poi però, con le medaglie che ho preso a livello della staffetta, ho detto: no, no, è il momento perfetto questo. Quindi, pro e contro, sono soddisfatto così. Diciamo che è giusto che sia nato in quegli anni qua”.
Prima dell’atletica c’è stato lo sci alpino: “Io sono di Borno. Mi ricordo quando andavo a scuola, alle elementari: andavo a scuola con gli sci e gli scarponi perché, quando finivamo la scuola, andavamo subito a sciare. Volevamo solo fare quello. Poi, quando si scioglieva la neve, giocavo a calcio, però ho sempre fatto molti sport. Poi, per ultima, è venuta l’atletica e mi sono tolto qualche soddisfazione”
Una crescita importante come uomo e come atleta in questi anni: “L’atleta diciamo che all’inizio lo facevo per gioco. In realtà anche adesso sono serio quando ci sono da fare le cose, però mi diverto. Diciamo che il divertimento non è mai cambiato. È cambiato il metodo e il modo, perché più cresci, più gli infortuni e i piccoli acciacchi arrivano, quindi devi stare molto attento. Poi, nella mia carriera, ho cambiato anche allenatore e mi alleno attualmente a Bergamo. Ho cambiato anche città per allenarmi e mi alleno attualmente con Alberto Barbera, che secondo me è uno dei migliori allenatori della velocità. Mi trovo molto bene. Però, ecco, è cambiato tutto: l’unica cosa che è rimasta uguale è la passione e la voglia di divertirsi”.
Una caratteristica fondamentale che non deve mancare nella vita di un atleta per Rigali: “Il fatto di divertirsi, perché io noto che pochi si divertono. Pochi lo fanno con la consapevolezza di dire che lo sport in generale, fatto ad alti livelli, da professionisti, lo puoi fare solo in questa parte della tua vita. Cioè, quando sei giovane, quando hai sotto i quarant’anni, diciamo. Quindi, se tu hai questa filosofia di pensiero, cerchi di godertela al cento per cento, facendo le cose seriamente. Però, ecco, io non sopporto molto chi si lamenta, ecco. Quando magari poi sono il primo a lamentarmi perché magari mi fa male un ginocchio. Però le cose serie, per l’amor di Dio, ci stanno. Lamentarsi per le cagate, passami il termine, non sono molto il tipo da consolare, ecco. Quindi, ecco, questa secondo me è la cosa principale: divertirsi ed essere consapevoli che lo puoi fare solo adesso. Quindi è meglio farlo bene adesso e poi avrai tempo per lamentarti”.
La medaglia d’argento ai Mondiali di Budapest nel 2023 con la 4×100: “Budapest è stato neanche un sogno realizzato, era qualcosa di più. Ho pensato subito che in quel Mondiale si poteva fare qualcosa di bello. Quella è stata proprio la gara che mi ha cambiato la vita. Grazie a quella gara lì sono entrato nel gruppo sportivo, ho conosciuto un mondo al di fuori dell’atletica, tipo anche interviste o inviti a destra e a sinistra. I primi mesi non è stato semplice, perché ero catapultato in un mondo che non conoscevo, molto opprimente. Grazie anche a Filippo (Tortu, ndr) e Marcell (Jacobs, ndr) ho capito come fare a gestire tutto”.
Poi è arrivato anche l’oro agli Europei di Roma l’anno successivo: “L’oro europeo è stato bello anche quello, anche perché eravamo a Roma. Infatti lì il tifo era molto, si sentiva tanto. Anche a Budapest c’erano tantissimi italiani, mi ricordo che c’erano un botto di bandiere dell’Italia, però sul podio a Roma, a cantare l’inno così, con il pubblico che cantava più forte di te, è stata molto divertente, è stato figo. Quella medaglia d’oro l’avevamo presa in sei, se non sbaglio, perché io e Simonelli avevamo fatto la batteria e non avevamo fatto la finale, quindi sul podio eravamo in sei”.
Una staffetta 4×100 che ha avuto qualche difficoltà nelle ultime uscite ufficiali: “Noi lavoriamo sempre al top, anche quando ci sono i raduni, quando ci sono da fare i cambi. Siamo molto seri, siamo molto perfezionisti tutti. La cosa principale che cambia è la prestazione dell’atleta individuale. Certo poi se perdi uno come Jacobs, ma anche un Tortu con il suo lanciato, è un po’ difficile fare quelle prestazioni, tipo 37.60, 37.50. Vero che se guardiamo tutte le ultime gare magari c’è stato anche qualche errore, perché non è che siamo macchine. Però io sono fiducioso per il futuro”.
Si ritorna ai problemi avuti in questo 2026: “Quest’anno qua non ho fatto la stagione indoor perché mi sono operato di ernia inguinale, quindi anche lì un mesetto e mezzo, due per riprendere. Ho sempre avuto piccole cose nei momenti meno opportuni, magari una piccola contrattura al polpaccio che ti fa perdere una settimana prima della gara, o un problema alla schiena, una contrattura alla schiena. Io ho un problema avendo una gamba un po’ più corta dell’altra, quindi si creano delle dismetrie, dei compensi a livello posturale”.
Il rapporto con Marcell Jacobs: “L’ho sentito una settimana fa e mi ha detto che sta bene. Poi adesso forse torna a Desenzano e gli ho detto di vederci per fare un giro in macchina, probabilmente con la sua Lamborghini. Siamo molto appassionati di motori”.
Il sogno olimpico: “Ma in realtà non è che ci penso molto. Non programmo molto la cosa perché è molto semplice. Devo semplicemente allenarmi, star bene, fare quello che mi dice il mio allenatore senza pensare a tante cose. Devo semplicemente andare ad allenarmi al campo e correre in campo. Vorrei andare e poi vediamo, anche perché io una medaglia olimpica ancora non la ho. Mi piacerebbe tanto, ma bisogna andare forte”.
In chiusura poi Rigali ha parlato anche di chi per lui è un esempio nel mondo dello sport: “Non ho un idolo, ma lo sportivo che mi piace di più di tutti è Valentino Rossi. Secondo me è il numero uno di sempre, almeno per l’Italia. È quello che mi piace di più. Mi piace il rapporto che ha lui con lo sport, che aveva con quello sport. Non corre più purtroppo, però ecco, l’ho sempre visto come un punto di riferimento e un esempio un po’ da seguire”.
