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MotoGP, qual è la vera “pressione”? Quella della lotta iridata o quella generata da Marc Marquez?
“Pressione” è la parola chiave che circola da giorni attorno alla sfida per il Mondiale di MotoGP. Ogni argomento viene subordinato alla capacità di gestirla. Se si vuole dare questa chiave di lettura, allora le probabilità che Marc Marquez si laurei Campione del Mondo del 2026 sono attorno al 90%, con il restante 10% lasciato agli avversari per puro rispetto del loro valore.
Difatti, se tutto viene ridotto all’abilità di mantenere il sangue freddo, si entra nel territorio di El Trueno de Cervera, che a Misano ha dato la sensazione di essere in assoluto controllo. Dunque, forse bisognerebbe declinare differentemente il concetto di “pressione”. Più di quella data dalla possibilità di vincere il Mondiale, forse è quella generata da Marquez stesso nei suoi avversari a essere la vera discriminante.
Chi si trova ad affrontarlo ne conosce la grandezza e sa bene di quanto margine, in realtà, disponga. L’accidentato inizio di stagione, le difficoltà iniziali della Ducati e l’infortunio di Le Mans, uniti all’eccellente partenza di Aprilia, hanno creato l’opportunità di detronizzarlo. Non del tutto attesa, perché a inizio anno si dava per scontata una nuova cavalcata trionfale del numero 93.
Così ecco nascere la “pressione”, quella di avere un’occasione da sfruttare, forse irripetibile. Poi, è come se alla mezzanotte del 1° giugno, sia svanito l’incantesimo di Cenerentola. Appena terminato il Gran Premio d’Italia del 31 maggio, i rapporti di forza sono tornati quelli consueti. Marquez ha stupito per la rapidità del suo recupero e pur soffrendo un paio di volte, sta comunque tenendo un rendimento implacabile.
A ben guardare, ha vinto 5 degli ultimi 7 Gran Premi, aggiungendoci quattro affermazioni Sprint. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ha recuperato oltre 100 punti di svantaggio e ora comanda la classifica generale ex aequo con Jorge Martin (che però continua a piazzarsi senza vincere mai) e con ben 33 lunghezze di vantaggio su Marco Bezzecchi, alla seconda caduta imperdonabile dopo quella di Assen.
Se tutto viene declinato sulla “pressione”, allora i Gran Premi rimanenti saranno una progressiva dimostrazione di forza di Marc. Fortunatamente, non si può ridurre ogni dinamica delle corse a un concetto astratto. Anche Marquez è un uomo e anche lui sbaglia. Certo, molto meno di altri, ma gli errori possono comunque capitare. Inoltre, nel motorsport, possono verificarsi una serie di situazioni imprevedibili slegate dall’abilità di ognuno.
Che Marquez sia un fenomeno non lo scopriamo oggi e non lo scopre nessuno dei suoi rivali. Non si diventa uno dei più grandi della storia per caso. Martinator e Simply the Bez lo sanno bene. Avevano un vantaggio (e ce l’aveva Aprilia su Ducati). Quel margine è stato perso e molto difficilmente verrà recuperato. A parità di valori sul mezzo meccanico, generalmente vince il più bravo. Sappiamo tutti chi è.
Marc, nelle sue dicharazioni, ha sottolineato come sia “più facile inseguire di quanto non lo sia essere inseguiti”. Il concetto di base è valido. Ora i ruoli si sono definitivamente ribaltati. Essere meno quotati del satrapo della MotoGP sarà sufficiente per ridare vigore alle ambizioni dei Cavalieri Neri, sgravandoli di quella “pressione” di cui tanto si sta parlando? Francamente, più della pressione, parla il palmares di ognuno; e parla chiaro. Il resto, sono chiacchiere da bar.
