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Matteo Berrettini a tutto campo: “Importante la reazione agli errori”. E su scommesse e siparietto con Wawrinka…

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Matteo Berrettini

Dopo sei tie-break consecutivi, tra i quattro di Wimbledon e i due di New York, alla fine il settimo tra Matteo Berrettini e Stan Wawrinka doveva pur finire in modo diverso. Ed è stato un 6-0, quello che ha portato il romano al secondo turno e lo svizzero alla fine della carriera Slam.

Queste le parole del capitolino successive al match: “Sì, è stata una bella lotta. Diciamo che la partita è iniziata come era finita a Wimbledon. Ero partito bene, poi mi sono un attimo incastrato, però la cosa positiva è che, secondo me, nei momenti importanti sono riuscito a tirare fuori le scelte giuste, l’energia giusta. Il fatto di essere riuscito a vincere due tie-break così, con due set complicati, poi mi ha fatto andare sopra subito nel terzo e da lì in poi mi sono sentito meglio ed è andata liscia nel terzo“.

Sul momento del video review nel terzo set Berrettini racconta sia il siparietto con Wawrinka che il fatto reale: “No, lui scherzava e diceva: ‘Lo sai, sono vecchietto, sono lento, ho la mano lenta e quindi era uno swing solo’. Io dicevo: ‘Guarda, non credo che sia stato uno swing solo’. Io e Stan siamo amici, abbiamo un buonissimo rapporto e sono sicuro che avrebbe accettato qualsiasi decisione. Mi sorprende un po’ il fatto che abbiano cambiato la regola: l’arbitro mi ha spiegato che adesso, quando fanno il review, non ci sarà più lo slow motion perché vogliono che sia chiaro a velocità normale. Però, secondo me, il punto del VAR è proprio quello, cioè vedere a rallentatore quello che è successo. Ho rivisto l’immagine a rallentatore: era un doppio tocco incredibile. Però gli errori li facciamo tutti, quindi mi sorprende solo che abbiano cambiato questa cosa“.

Su alcune fasi decisive e palle facili sbagliate: “Secondo me, in quel momento chiedersi una spiegazione non aiuta. Quelle cose succedono quando uno è poco concentrato, poco attento, poco sul pezzo e secondo me è quello che è successo oggi, in quei momenti specifici. Se ci fai caso, succedono sempre quando uno è un po’ distratto, quando sta pensando ad altro. Non ho giocato un gran game sul 5-4, non ho giocato un gran game quando ho preso break. Però c’è anche da dire che, per prendere break o per fare break, ci deve essere anche l’aiuto del servitore: qualche errore, qualche doppio fallo, qualcosa ci deve essere, altrimenti se uno mette sempre la prima è difficile breccare. Fa parte dello sport, uno cerca di limitare i danni. La cosa più importante, secondo me, è stata la reazione a quegli errori, perché poi nei tie-break sono stato bravo“.

La chiave tattica dello slice con il rovescio: “Sì, ho giocato bene lo slice, secondo me ho mischiato bene. Non è facile giocare top su top con Stan, perché la sua palla pesa e dà l’idea che, più gli dai ritmo, più lui riesce a spingere. Ho pensato che lo slice potesse essere un’arma importante e infatti ha funzionato bene. È ovvio che, quando prendo solidità dalla parte del rovescio e trovo il modo per poi girarmi col dritto, le cose cominciano a girare in maniera positiva per me“.

Qualche parola su Mariano Navone: “Ho visto pochissimo, pochissimi game del primo e del secondo set. Ho visto che Navone sbagliava pochissimo, che correva come sa fare lui e che colpiva bene. Novak faceva fatica a sfondare da fondo, non era semplicissimo vincere il punto da quella posizione. Poi ho visto le immagini di quando Novak si è sentito male e credo che sia impressionante quello che sta facendo, nonostante tutto quello che ha vinto e nonostante la sua età, che è giovanissima per la vita, ma per il tennis un po’ meno. Gli auguro di sentirsi meglio, perché da quello che ho capito è una cosa di cui soffre da un pochino. Su Navone, sarà una partita molto complicata, perché ci conosciamo molto bene, perché l’ultima volta ho perso, perché sta giocando bene ed è salito di livello anche sul cemento. Però mi sento pronto“.

Poi arriva la domanda più spinosa: il tema delle scommesse, legato al nuovo sponsor del torneo Kalshi: “In realtà non sapevo nemmeno che ci fosse uno sponsor del genere. È stato annunciato stamattina? Ecco perché non ne avevo idea. È una domanda complicata, un tema complicato, perché i giocatori, e anch’io, in passato abbiamo detto che riceviamo messaggi e io stesso ho vissuto momenti in cui non mi sentivo davvero a mio agio a giocare con persone che disturbavano il match e facevano cose che, secondo me, non avevano a che fare con il tennis, soprattutto intorno al campo. L’ho visto in particolare nei Challenger, anche in alcuni video in cui era davvero dura. So che è complicato, non è facile dire: tu puoi entrare e tu non puoi entrare, perché non sai come si comporteranno, ma qualcosa sicuramente va fatto. Dall’altra parte, penso che, se viene fatto nel modo giusto, se viene gestito in modo controllato, quando parlo di scommesse, se è qualcosa che non porta a una degenerazione del gioco legata alle scommesse, allora può anche essere qualcosa di divertente. Io personalmente non l’ho mai fatto in vita mia e non credo che inizierò a farlo. Non mi piacciono i casinò, non mi piace questo genere di cose. Però credo che faccia parte del nostro sport e, se non sbaglio, molti soldi nel tour arrivano da lì. Fa parte di quello che siamo. Penso solo che dobbiamo proteggere i giocatori e fare tutto il possibile per creare un ambiente sicuro per tutti, perché, se non sbaglio, a Indian Wells una tennista italiana ha ricevuto dei messaggi e qui c’è mio fratello: al Roland Garros ha ricevuto dei messaggi sul telefono con minacce alla mia famiglia e cose di questo tipo. Quindi penso che dovremmo creare una struttura più forte, non so, un comitato più forte per proteggere i giocatori. Poi, sugli sponsor, sinceramente non so che cosa sia giusto o sbagliato. Penso solo che, se viene fatto nel modo giusto, non ci vedo niente di così negativo”.

E i messaggi dopo le partite arrivano. E non sono teneri, come purtroppo più di una persona ha mostrato: “Sì. Ho vinto una partita e scrivevano cose del tipo: ‘Matteo è così scarso che, se non gli dici di perdere’, o qualcosa del genere, ‘uccideremo la tua famiglia’ oppure ‘faremo questo’. Ci minacciavano. Ovviamente lui ha segnalato tutto all’ATP e anche noi abbiamo segnalato tutto. Hanno i numeri di telefono e tutto il resto. Però noi abbiamo trent’anni, siamo adulti, ma se penso alle ragazze e ai più giovani, ricevere questo genere di messaggi può fare paura. Siamo tennisti, quindi è importante proteggerci“.

Dichiarazioni da Vanni Gibertini

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