Pallavolo
L’Italia vuole la finale: sulla strada di Egonu e Antropova c’è la Polonia di Lavarini
Due squadre solide a muro, due opposti capaci di spostare gli equilibri, due panchine che conoscono perfettamente il peso di una semifinale europea. Italia-Polonia, in programma sabato 5 settembre alle 18.00 alla Sinan Erdem Sports Hall di Istanbul, mette in palio un posto nella finale degli Europei femminili e propone una sfida che, almeno sulla carta, sembra costruita per essere decisa soprattutto nei fondamentali di potenza. Da una parte la squadra di Julio Velasco, ancora imbattuta nel torneo, dall’altra la Polonia di Stefano Lavarini, formazione dotata di centimetri, muro e terminali offensivi capaci di rendere molto scomoda qualsiasi partita.
L’Italia arriva alla semifinale con una struttura offensiva che nelle ultime due gare ha confermato la possibilità di giocare contemporaneamente con Paola Egonu ed Ekaterina Antropova, con quest’ultima utilizzata in posto 4. Contro la Svezia Egonu ha chiuso con 27 punti e il 51% in attacco, Antropova con 22 e il 53%, mentre Myriam Sylla ha aggiunto 14 punti con il 52%. Sono numeri che raccontano il potenziale della squadra azzurra quando Alessia Orro riesce a gestire una ricezione sufficientemente precisa e a mantenere aperto il gioco su tutta la rete. La presenza contemporanea di Egonu e Antropova consegna all’Italia una quantità enorme di centimetri e potenza, ma pone inevitabilmente anche un tema di equilibrio in seconda linea, soprattutto contro una squadra che proverà a battere con continuità proprio sulla zona occupata dall’opposta naturalizzata schiacciatrice.
Il servizio polacco sarà quindi una delle prime chiavi della semifinale. Lavarini sa che consentire all’Italia di ricevere stabilmente vicino a rete significherebbe permettere a Orro non soltanto di alimentare Egonu e Antropova, ma anche di sfruttare la velocità di Sarah Fahr e Anna Danesi. È proprio il coinvolgimento delle centrali a poter cambiare il volto del confronto: quando il primo tempo italiano diventa credibile e continuo, il muro avversario non può più aspettare sugli esterni e per Egonu e Antropova si aprono condizioni decisamente migliori. Dall’altra parte l’Italia dovrà fare i conti con una Polonia che possiede nel muro probabilmente la propria arma più evidente. Nei quarti contro l’Olanda sono arrivati 17 muri punto, con cinque firmati da Magdalena Jurczyk e altrettanti da Maja Koput. Jurczyk ha aggiunto anche un eccellente 73% in attacco, confermando quanto possa essere pericolosa se Katarzyna Wenerska riesce a giocare con palla in testa. Per questo il servizio azzurro avrà una funzione altrettanto determinante: allontanare la ricezione polacca da rete significa ridurre l’utilizzo delle centrali e rendere più leggibile la distribuzione.
Il riferimento offensivo principale resta Magdalena Stysiak, anche se il suo quarto di finale non è stato particolarmente brillante dal punto di vista dell’efficienza: 14 punti con il 28% in attacco. Negli ottavi contro il Portogallo aveva invece prodotto 22 punti con il 50%, dimostrando quale possa essere il suo impatto quando trova ritmo. L’Italia dovrà evitare che Stysiak possa giocare con continuità contro muro scomposto, ma allo stesso tempo non potrà concentrare ogni attenzione su di lei. Julita Piasecka, 14 punti contro l’Olanda, e soprattutto le centrali possono trasformare la Polonia in una squadra molto più difficile da leggere.
La differenza potrebbe nascere proprio dalla capacità delle due palleggiatrici di tenere distribuito il gioco. Orro dispone teoricamente di un numero maggiore di terminali capaci di chiudere il pallone anche nelle situazioni più complicate, mentre Wenerska deve poter utilizzare con frequenza il centro per evitare che il muro azzurro possa concentrarsi sulla diagonale Stysiak-Piasecka. Nei quarti la Polonia ha attaccato complessivamente con il 37%, contro il 51% fatto registrare dall’Italia contro la Svezia: percentuali maturate contro avversarie differenti e dunque non direttamente sovrapponibili, ma indicative della maggiore efficacia offensiva mostrata dalle azzurre nell’ultimo impegno.
C’è però un aspetto sul quale la squadra di Velasco dovrà crescere rispetto al quarto di finale: la lucidità nelle fasi in cui l’avversaria riesce a imporre il proprio gioco. La Svezia ha costretto l’Italia a vivere lunghi momenti di difficoltà affidandosi quasi completamente a Isabelle Haak, arrivata a 43 punti. La Polonia propone una minaccia differente, meno concentrata su una sola giocatrice e soprattutto sostenuta da un sistema di muro molto più pesante. Forzare troppo alla ricerca della soluzione immediata potrebbe diventare pericoloso: contro una squadra così fisica serviranno pazienza, copertura e capacità di rigiocare il pallone.
Anche la ricezione sarà terreno di battaglia. L’Italia contro la Svezia ha chiuso con il 53% positivo e una Fersino straordinaria all’85% sui palloni ricevuti, mentre la Polonia contro l’Olanda si è fermata al 43%. Il dato più interessante per le azzurre riguarda però la difficoltà polacca nel mantenere continuità quando viene messa sotto pressione: se Sylla, Egonu, Antropova e le centrali riusciranno a trovare profondità e traiettorie efficaci dai nove metri, l’Italia potrà costruire molte delle proprie occasioni nella fase break.
Il percorso nella fase a gironi racconta due squadre arrivate alla semifinale attraverso strade diverse. L’Italia ha vinto tutte le partite, superando Croazia, Montenegro, Svezia, Slovacchia e Francia prima di eliminare Bulgaria e nuovamente Svezia nella fase a eliminazione diretta. La Polonia ha costruito il proprio cammino nella Pool A affrontando avversarie come Ungheria, Lituania e Slovenia, per poi raggiungere Istanbul e superare Portogallo e Olanda.
Lavarini punta in regia, in assenza della star assoluta Wolosz, sull’esperta Katarszyna Wenerska, 33 anni, fino alla scorsa stagione in forza al KS DevelopRes Rzeszów, dal prossimo anno al Budowlani Lodz sempre in patria, affiancata da Alicja Grabka, 28 anni, che ha fatto il percorso contrario, dal PGE Budowlani Łódź al KS DevelopRes Rzeszów. L’opposta è una conoscenza del campionato italiano, Magdalena Stysiak, ex Scandicci e Milano, nelle ultime due stagioni in Turchia, prima al Fenerbahçe e poi all’Eczacibasi e dal prossimo anno in Brasile all’Osasco/São Cristóvão Saúde. In Italia. La riserva è Julia Szczurowska, 25 anni, protagonista del campionato turco, lo scorso anno nel Besiktas e dalla prossima stagione nel Kuzeyboru.
In banda giocano titolari Julita Piasecka, 23 anni, trasferitasi la scorsa estate estate dal BKS BOSTIK ZGO Bielsko-Biała al KS DevelopRes Rzeszów, affiancata da Monika Lampkowska, 26 anni, alla seconda stagione in forza al Panathimaikos in Grecia. In panchina ci sono Martyna Czyrnianska, 22 anni, trasferitasi lo scorso anno dal Bahçelievler Belediyespor al Kuzeyboru sempre in Turchia e Paulina Damaske, 25 anni, nuovo acquisto de Il Boisonte Firenze, proveniente dal PGE Grot Budowlani Łódź.
Al centro giocano Magdalena Jurczyk, tornata in patri nell’ŁKS Commercecon Łódź, dopo una stagione nella Lega Statunitense LOVB ad Austin e Maja Koput, 19 anni, punto di forza in patria del LOTTO Chemik Police. In panchina ci sono Sonia Stefanik, da quattro stagioni in forza all’ŁKS Commercecon Łódź e Anna Obiala, altra centrale da tre stagioni all’ŁKS Commercecon Łódź. I liberi sono Jusztyna Lysiak, 27 anni, da sette stagioni in forza al PGE Grot Budowlani Łódź, e Klaudia Łyduch, 22 anni, dalla scorsa stagione in forza all’UNI Opole
Sul piano tecnico il confronto promette dunque una vera battaglia sopra la rete. L’Italia possiede più potenza sulle ali e una doppia soluzione Egonu-Antropova difficilissima da contenere quando entrambe ricevono palloni nelle condizioni ideali; la Polonia risponde con centimetri, centrali pericolose e un muro capace di cambiare l’inerzia dei set. Il servizio dovrà aprire la strada, la ricezione stabilirà quanto le due palleggiatrici potranno utilizzare il centro e la gestione dei palloni difficili potrebbe diventare decisiva.
