Tennis
L’ammissione di Ruud: “A volte ci carichiamo di troppa pressione e ci stressiamo”
Nell’incontro di apertura dell’edizione 2026 della Laver Cup, il norvegese Casper Ruud, uno dei veterani della competizione, supera Francisco Cerundolo e regala il primo punto all’Europa. Nella conferenza stampa successiva al match il giocatore scandinavo, tra i diversi temi affrontati, si è soffermato sull’eccessiva pressione di cui troppo spesso i giocatori si caricano.
La legittima soddisfazione per aver conquistato il primo punto della squadra: “È stato un ottimo inizio per noi. Ogni punto conta, e ne ero consapevole. Anche se ero sotto di un set, mi sono detto che dovevo provare a ribaltare la partita per la squadra e conquistare quel primo punto. Un match non finisce finché non è davvero finito. Inoltre, sapere che il terzo set si sarebbe deciso al super tie-break mi ha spinto a lottare ancora più duramente per vincere almeno un set e portare l’incontro a quella fase. Non sono stato soddisfatto del mio gioco per tutta la durata del match, ma sono felice della vittoria”.
Sulla capacità di vincere anche quando non si esprime il miglior tennis: “È stato un inizio caratterizzato da un po’ di tensione e mancanza di ritmo, forse perché non giocavo una partita a questo livello da diverse settimane; l’ultima gara disputata a massima intensità risaliva a Montreal. La sensazione di giocare un buon tennis è qualcosa di cui si è ben consapevoli, ma che può svanire in fretta. Spero che una vittoria come quella di oggi mi dimostri che, anche senza esprimere il mio miglior tennis, sono in grado di lottare e vincere contro grandi giocatori”.
L’importanza del supporto dei propri compagni: “Mi è stato di grande aiuto. Alcuni dei miei compagni di squadra – in particolare Tim – sono rimasti al mio fianco per tutta la durata dell’incontro. Perdere il primo set è stato difficile, ma mi sono detto che dovevo provare a vincere per i ragazzi e per la squadra. Non giocavo da solo e volevo dare il massimo. I miei compagni mi hanno incoraggiato e aiutato; mi hanno sostenuto per tutto il tempo”.
Il piacere di confrontarsi con figure del calibro di Noah ed Henman: “A volte noi giocatori ci mettiamo troppa pressione addosso e ci stressiamo, anche se la nostra professione è già piuttosto impegnativa. È fantastico avere accanto persone come Yannick – che vede il tennis in modo diverso da me – e Tim, che segue tantissimo questo sport e ha lavorato come commentatore. Ci osserva nei tornei più importanti praticamente tutto l’anno e conosce i punti di forza e di debolezza del nostro gioco. Entrambi mi stimolano in modo positivo. Vengono a rete molto più spesso o almeno lo facevano durante le loro carriere – ed eseguono colpi più piatti rispetto ai miei. Mi incoraggiano a integrare questo tipo di tattiche anche nel mio gioco. È interessante ascoltare opinioni diverse da quelle a cui sono abituato da tanti anni.”
