Tennis
Francesca Schiavone elogia Sinner: “In tv non sembra, ma è simpaticissimo. Studia tutti i giorni”
Francesca Schiavone è entrata di diritto nella leggenda del tennis italiano, diventando nel 2010 a Parigi la prima azzurra di sempre a vincere uno Slam in singolare e raggiungendo la quarta posizione della classifica mondiale in una splendida carriera costellata di partite epiche e altri grandi traguardi come la finale al Roland Garros 2011 (persa non senza rimpianti contro Li Na) e ben tre titoli con la nazionale in Fed Cup.
La 46enne nativa di Milano, ospite di un evento presso la struttura Splash e Spa Tamaro, ha ripercorso il suo cammino da atleta: “Da bambina avevo un sogno: vincere Parigi ed entrare nelle prime dieci del mondo. Ci ho messo tantissimi anni per raggiungerlo. È stato un lavoro non soltanto tennistico, ma anche di crescita personale. Guardandomi indietro, è stata la scelta più bella che potessi fare. La vittoria è il risultato di un lavoro lungo, tortuoso. Devi capire chi sei, crescere, dare risposte. Nel tennis ogni settimana si parla di vittoria o sconfitta e sei continuamente sottoposto al giudizio“.
Sull’importanza di avere dei punti di riferimento ai massimi livelli per stimolare la crescita di un intero movimento: “La generazione che precede un grande campione stimola e favorisce il lavoro di chi arriva dopo. Penso che siamo tutti parte dei risultati dei campioni di oggi. Io entro nelle prime dieci, Flavia arriva e mi supera, poi la supero io. Quando vedi qualcuno vicino a te che ce l’ha fatta pensi di poterci riuscire anche tu“.
Schiavone ha parlato anche dell’attuale numero uno al mondo Jannik Sinner, sottolineando la sua necessità di proteggere tempo ed energie: “È una persona molto seria, lavora tantissimo. Ed è simpaticissimo, cosa che magari dalla televisione non passa. Non lascia niente al caso, studia tutti i giorni. Quando si dice: ‘Perché non viene a Sanremo?’, bisogna guardare dove cade il Festival nel suo calendario. Per lui certe cose non sono possibili“.
Sui pro e contro dello sviluppo del gioco negli ultimi anni: “C’è stata un’evoluzione, ma anche un’involuzione: oggi c’è talmente tanta forza che chi riesce a usare l’intelligenza e ad avere qualcosa di diverso può fare la differenza. Fai qualsiasi passo e o ti massacrano o ti fanno diventare un dio. È tutto esasperato“.
L’ex tennista azzurra ricopre adesso il ruolo di allenatrice e sta seguendo in prima persona da diversi anni la crescita della giovane promessa austriaca Lilli Tagger: “La cresciamo con il mio team da quando aveva 15 anni. È uno dei doni più belli. L’obiettivo è portarla al numero uno del ranking WTA. Registratelo bene, perché se ci riusciamo…Prima ero io la protagonista, adesso quello che penso può avere un senso, ma devo seguire quello che sente il ragazzo o la ragazza che alleno. E comunque sono io che ringrazio i giovani che alleno, non il contrario. Osservandoli imparo tantissime cose“.
