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Formula 1GP Italia

F1, il GP d’Italia 2026 sarà ricordato per sempre. Come il crocevia decisivo del Mondiale o come il momento della Grande Illusione?

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Kimi Antonelli
Kimi Antonelli / La Presse

A seconda di come evolveranno i fatti nei prossimi tre mesi, ricorderemo il Gran Premio d’Italia 2026 in due modi diametralmente opposti. O come il crocevia in cui il Mondiale ha preso definitivamente il sentiero che lo ha condotto nelle mani di Andrea Kimi Antonelli o, viceversa, come il momento “della grande illusione” di poter vedere un pilota italiano laurearsi Campione del Mondo dopo 73 anni.

Ovviamente i due scenari saranno determinati dall’esito della stagione corrente e sarebbe ipocrita non affermare che, rebus sic stantibus, il primo è decisamente più probabile del secondo. Se stessimo parlando di un incontro di boxe, a Monza il ventenne bolognese avrebbe assestato un durissimo colpo agli avversari, mandandoli a tappeto e facendo scattare il conteggio da parte dell’arbitro. Se fosse l’Election Night delle presidenziali statunitensi, il pilota italiano avrebbe appena conquistato un fondamentale swing state, strappandolo inaspettatamente al candidato rivale.

Avrebbe dovuto difendersi a Monza, ha finito per vincere, compiendo un’impresa apparentemente impossibile. Ha detto bene Toto Wolff. “Se anche dovesse vincere altri 200 GP, questo resterà speciale”. Infatti, per come è arrivato, per quali erano le premesse e per quali sono le sue conseguenze, il GP d’Italia 2026 è appunto estremamente significativo.

Primo perché Antonelli testimonia di essere un’eccellenza. Non un semplice pilota come tanti altri, in grado di fare la propria figura in Formula 1. Kimi è capace di fare la differenza mettendoci del suo, peculiarità che nella F1 attuale ha solo Max Verstappen e, in passato, hanno avuto Lewis Hamilton e Fernando Alonso, oramai appannati dall’età (chi più, chi meno, ma in ogni caso non più nel loro prime).

Secondo perché Antonelli ha mandato K.O. il compagno di squadra George Russell. Questi scattava dalla prima fila, l’italiano dalla decima. Nel mezzo c’erano 16 avversari. Tutti volati via, così come il britannico è stato sverniciato dall’emiliano in dirittura d’arrivo. Era un appuntamento nel quale l’inglese doveva imperativamente recuperare punti, ha finito per perderli.

Terzo perché Antonelli ha tirato un siluro alle rinnovate ambizioni di Lando Norris e della McLaren, riprendendosi in un colpo solo gran parte dei punti ceduti al detentore del titolo tra l’Ungheria e l’Olanda, due tappe durante le quali le monoposto color papaya hanno rialzato la cresta dopo un inizio molto difficile.

Quarto perché la Mercedes ha dimostrato di non essere poi così in difficoltà come apparentemente emerso da Zandvoort. Conoscendo i personaggi in questione, si sa come siano maestri nel tenere un profilo basso in termini comunicativi, salvo poi far parlare i fatti. Esattamente l’opposto di altre scuderie, stanziate a sud delle Alpi…

Quinto perché la Ferrari si è affondata da sola, in un capolavoro di autolesionismo, del quale Charles Leclerc è stato il protagonista principale, sia per aver spinto sulla ghiaia Lewis Hamilton, sia per essersi andato a schiantare poco dopo. Risultato? 35 punti persi dalla Mercedes nel Mondiale costruttori, 17 perduti da Hamilton nel Mondiale piloti e una batosta sonora.

La stagione non è ancora finita, mancano almeno 9 appuntamenti alla bandiera a scacchi del Mondiale (dovrebbero essere 10, ma sappiamo bene qual è la situazione in Medio Oriente, dunque si deve arguire che Lusail e Abu Dhabi vengano cancellati in favore di un unico recupero a Imola). Tanto può ancora succedere e sarebbe dunque prematuro emettere qualsiasi verdetto.

Questa è la ragione per la quale, se il Mondiale dovesse essere oggetto di un ribaltone, si parlerà di Monza come di “Grande Illusione”. Perché dopo quanto visto ieri in Brianza, la sensazione è quella di aver assistito al momento decisivo della stagione, quello in cui Andrea Kimi Antonelli ha fatto intendere che, quest’anno, non ce n’è per nessuno.

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