Formula 1GP Bahrain
F1, Ferrari rischia lo psicodramma. Il regresso nelle prestazioni è palese e le voci su Horner al posto di Vasseur non aiutano
“Altro giro, altra corsa”! Si ricomincia da capo, perché la Ferrari sta sprofondando nell’ennesimo psicodramma. Siamo arrivati a quella fase dell’anno in cui la Scuderia di Maranello è prossima ad accartocciarsi su sé stessa, arrivando occasionalmente a implodere, come accaduto per l’ultima volta quattro anni fa. La situazione del Cavallino Rampante è difatti pessima, se comparata a quella degli altri top team.
Innanzitutto è l’unica squadra di vertice a essere regredita in termini assoluti. Oppure, sarebbe più corretto affermare che è progredita meno delle altre. Comunque la si veda, si è verificata una perdita di competitività in relazione alle rivali dirette. Se, all’inizio della stagione, le Rosse erano l’unica alternativa al monopolio delle Frecce d’Argento, ora si trovano a sgomitare con McLaren e Red Bull. Anzi, ora si trovano a inseguire spesso e malvolentieri McLaren e Red Bull, dalle quali sono state (almeno) raggiunte in termini di prestazione pura.
I risultati ne sono la conseguenza. Siamo arrivati a cinque Gran Premi consecutivi senza neppure una Ferrari sul podio. Se neppure a Sepang dovesse concretizzarsi un piazzamento nelle prime tre posizioni, ci troveremmo di fronte alla sequenza negativa più lunga addirittura dal 2021, anno in cui alla guida della Scuderia di Maranello c’era Mattia Binotto. Lupus in fabula, in un certo senso, perché in questi giorni circolano voci incontrollate legate a Christian Horner e alla possibilità che possa diventare il nuovo team manager del Cavallino Rampante.
In un certo senso sembra di essere tornati al 2022. Anche quell’anno era entrato in vigore un nuovo regolamento tecnico. Anche quell’anno le Rosse erano partite bene (anzi, benissimo), salvo poi afflosciarsi progressivamente, lasciando campo libero a Max Verstappen e alla Red Bull. Quando si arrivò all’autunno cominciarono a circolare voci riguardo una possibile sostituzione di Binotto.
Nel frattempo, la Ferrari andava sempre peggio, non solo dal punto di vista prestazionale. Si assisteva a situazioni ai confini della realtà, la più eclatante delle quali fu vedere Charles Leclerc mandato in pista con gomme da pioggia quando l’asfalto era asciutto. Uno psicodramma, appunto. Il futuro di Binotto non era chiaro e ad Abu Dhabi c’era chi giurava e spergiurava come la situazione fosse sotto controllo, arrivando a definire pubblicamente “una palla” (cit.) l’avvicendamento con Vasseur.
Questo 2026 non è cominciato con le stesse premesse, nel senso che la Scuderia di Maranello non è mai stata quella con l’auto migliore. Inoltre, per il momento, non c’è ancora il medesimo baillamme mediatico attorno alla direzione del Team di F1. Però è innegabile come ci siano dei tratti in comune con il 2022, quando la situazione precipitò proprio tra ottobre e novembre, con un devastante rinculo anche sull’annata successiva.
Francamente, leggere certe dichiarazioni lascia perplessi. È tutto un “Il potenziale c’è, ma…”, “Dobbiamo reagire” e soprattutto l’evergreen “Dobbiamo capire”. Intanto il tempo passa e gli altri vincono. Lo faceva Red Bull quando venivano pronunciate per la prima volta queste parole, lo sta facendo Mercedes ora, lo ha fatto McLaren nel mezzo. Chi resta senza uno straccio di successo è la Ferrari; e rimarrà con un pugno di mosche anche nel 2026, a meno di un ribaltone che rappresenterebbe uno degli stravolgimenti più clamorosi ed epocali nella storia della F1.
Quindi, se la si guarda dal punto di vista ferrarista, invertire la tendenza a Sepang è imperativo per riportare un po’ di serenità e allentare la pressione interna alla Scuderia di Maranello. Se la si guarda da una prospettiva neutrale si resta esterrefatti di fronte a una struttura che, pur avendo tutto per vincere, riesce immancabilmente a non farlo. Se la si guarda da uno scranno antiferrarista, si sorride e si ridacchia di fronte all’ennesimo buco nell’acqua.
In generale, c’è poco da ridere. Un’azienda che è sinonimo di eccellenza e successo, che investe decine di milioni di euro nella F1, ne è diventata lo zimbello. Parliamo di una realtà vincente ed efficiente nell’Endurance, così come sul mercato automobilistico, dove le auto con il Cavallino Rampante vanno a ruba. La Formula 1 è l’eccezione negativa. Però la più esposta mediaticamente.
Anche per questo recuperare un po’ di colore, come dicono i francesi, nel Gran Premio di Bahrain in Malesia è necessario per nebulizzare chiacchiericci e polemiche, ritrovando un minimo di pace. Al contrario, si rischia di entrare in un autunno tormentato, con conseguenze potenzialmente devastanti. Contestualmente, il pericolo più grande per la Ferrari sarebbe che il proverbiale “anno prossimo” diventi già il 2028…
