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Formula 1GP Spagna

F1 al Madring: circuito inedito, curva Monumental e il jolly Ferrari

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GP Spagna F1
GP Spagna F1 / IPA Sport

La stagione 2026 del Mondiale di F1 si arricchisce di un capitolo del tutto inedito: il quattordicesimo appuntamento del calendario porta il Circus per la prima volta al Madring, il nuovo circuito di Madrid firmato dallo studio Dromo di Jarno Zaffelli. Un debutto assoluto, dunque, che mette tutte le squadre di fronte alla stessa incognita: correre su una pista che nessuno conosce davvero, se non attraverso le simulazioni al computer.

Il Madring nasce dalla fusione di due anime diverse. Da un lato una sezione cittadina, ritagliata tra le strade che circondano il quartiere fieristico di IFEMA; dall’altro un tratto permanente, costruito appositamente nell’area di Valdebebas. Il risultato è un circuito ibrido di 5,416 chilometri, percorso in senso orario, che si sviluppa attraverso 22 curve e una carreggiata larga in media 12 metri. La gara della domenica si correrà sulla distanza di 57 giri, per un totale di 308,524 chilometri.

Le caratteristiche tecniche raccontano di una pista impegnativa: i dati Brembo le attribuiscono un indice di difficoltà di 4 su 5, con otto staccate importanti ad ogni tornata, cinque delle quali classificate come “Hard”, cioè frenate ad altissima intensità. Il primo settore è rapido e scorrevole, mentre la parte centrale si fa più tecnica, con curve cieche e una sequenza di chicane veloci — ribattezzata “The Bunker” — dove i piloti dovranno guidare a stretto contatto con i muretti. Non a caso, chi ha già provato il layout al simulatore, come Carlos Sainz, lo ha descritto come un ibrido che unisce le velocità elevate e la vicinanza alle barriere di Jeddah e Baku alla tecnicità di Singapore.

Dal punto di vista energetico, il Madring si posiziona tra i cinque circuiti più severi dell’intero calendario, con forze laterali paragonabili a quelle di Barcellona e Silverstone. Anche l’altimetria gioca un ruolo: il punto più alto del tracciato è alla curva 7, a circa 700 metri sul livello del mare, raggiunto attraverso una pendenza dell’8% che parte dalla curva 6; il punto più basso, invece, si trova alla curva 2, con un dislivello di 26 metri rispetto alla curva 7. L’asfalto, liscio e di aderenza relativamente bassa trattandosi di un manto di nuova posa, è stato sottoposto a getti ad alta pressione per rimuovere polvere e residui oleosi, lo stesso trattamento riservato in passato al circuito di Singapore.

Se il Madring avrà un’immagine destinata a diventare iconica, questa è certamente curva 12, La Monumental, il cui nome è un omaggio alle arene delle corride spagnole. Si tratta di una piega semicircolare lunga 550 metri, che disegna un arco di oltre 270 gradi con una sopraelevazione che arriva al 24% di pendenza, circa 13,5 gradi di inclinazione: una delle banking più estreme di tutto il Mondiale. È inoltre la curva che genera il carico verticale più elevato della stagione, non solo per la pendenza ma anche per la sua lunghezza, e rappresenterà una sfida notevole per l’aderenza degli pneumatici Pirelli, che per l’occasione hanno scelto la C2 come gomma Hard, la C3 come Medium e la C4 come Soft.

Non sarà però l’unico punto di interesse del giro: la staccata di curva 1, con appena 200 metri tra la linea di partenza e la prima frenata, offre una delle opportunità di sorpasso più chiare dell’intero tracciato, mentre l’ultima parte del circuito propone curve a 90 gradi che ricordano, per impostazione, quelle di Baku.

In un contesto in cui tutte le squadre si affidano quasi esclusivamente alle simulazioni per preparare il weekend, la Ferrari può contare su un piccolo ma significativo vantaggio rispetto alla concorrenza. Lo scorso 9 luglio, infatti, Charles Leclerc e Lewis Hamilton hanno portato in pista la SF-26 nel corso di un Filming Day, diventando i primi piloti in assoluto a guidare una monoposto di F1 sul Madring. I due hanno coperto i 200 chilometri complessivi consentiti dal regolamento per questo tipo di attività, calzando pneumatici Pirelli dimostrativi.

Non si è trattato, va precisato, di un vero test in condizioni di gara: obiettivi e modalità di un Filming Day sono ben diversi da quelli di un weekend competitivo, e i dati raccolti non sono direttamente paragonabili a quelli che emergeranno dalle prove libere. Resta però il fatto che Leclerc e Hamilton avranno potuto toccare con mano il layout, memorizzare i punti di riferimento, valutare a occhio l’effetto della pendenza in curve come la Monumental e farsi una prima idea del comportamento dell’asfalto. Un’esperienza diretta che nessun altro pilota in griglia possiede, e che potrebbe tradursi in un adattamento più rapido già dalle prime sessioni del venerdì.

Proprio le prove libere, del resto, avranno un peso specifico superiore al solito: su una pista mai affrontata prima, ogni giro servirà a confrontare i dati raccolti in pista con quelli prodotti al simulatore, affinando progressivamente assetto e strategia in vista della qualifica di sabato. In questo lavoro di affinamento continuo, il bagaglio di sensazioni già acquisito da Leclerc e Hamilton potrebbe rivelarsi, seppur di poco, decisivo.

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