Tennis
Chi è Carlo Alberto Caniato, il giovane italiano che sta scalando il ranking ATP
Un altro nome da cerchiare in rosso nel futuro del tennis italiano? Carlo Alberto Caniato si è appena guadagnato un posto nella lista dei giovani da seguire. Il suo biglietto da visita è arrivato a settembre, quando a Biella ha conquistato il primo titolo Challenger della carriera partendo da una wild card.
E non si è fermato lì: la settimana successiva ha raggiunto la finale del Challenger 75 di Genova, arrendendosi soltanto al croato Luka Mikrut. Due risultati ravvicinati che hanno dato sostanza a una crescita già evidente e spinto il ventenne azzurro fino al numero 314 del ranking ATP, nuovo best della carriera.
Non è soltanto una questione di classifica. Caniato sta iniziando a dare continuità a un tennis che, per caratteristiche fisiche e impostazione, sembra avere gli strumenti per reggere il salto verso un livello sempre più alto. Alto 188 centimetri, destrimano e con il rovescio a due mani, ha nel servizio e nella capacità di accelerare da fondo campo due delle armi principali. Gli piace comandare lo scambio, prendere l’iniziativa e cercare rapidamente la soluzione che gli permetta di spostare l’avversario.
Il suo tennis non vive però soltanto di potenza. L’azzurrino sa variare, cambiare ritmo e trovare la verticalizzazione quando lo scambio lo consente. È un giocatore che cerca il campo e che non ama aspettare l’errore altrui. Una propensione offensiva che, con il progressivo affinamento della gestione dei punti importanti, può diventare uno degli elementi distintivi del suo gioco.
Dietro il momento attuale c’è un percorso cominciato ben prima delle ultime settimane. Nato a Verona il 31 ottobre 2005 e cresciuto a Ferrara, Caniato si allena da diversi anni a Forlì, all’Accademia del Villa Carpena, dove lavora con Alberto Casadei. Da junior è arrivato fino al 47° posto del ranking mondiale, prima di affrontare il passaggio al tennis professionistico.
Nel 2024 aveva già avuto modo di affacciarsi da vicino alla dimensione della Nazionale. A Malaga, in occasione della Coppa Davis, è stato convocato come sesto uomo e sparring partner dell’Italia. Un’esperienza formativa importante, vissuta al fianco di giocatori del calibro di Matteo Berrettini e Flavio Cobolli. Più che una semplice parentesi, un’occasione per osservare da vicino ritmi, abitudini e responsabilità del tennis di vertice.
Adesso, però, Caniato sta iniziando a costruire la propria storia. Il titolo di Biella ha rappresentato il primo vero acuto, Genova ha confermato che non si è trattato di un episodio isolato. In mezzo, soprattutto, c’è un giocatore che sembra aver acquisito maggiore consapevolezza anche nella gestione delle partite e delle difficoltà. La componente mentale è infatti uno degli aspetti sui quali ha lavorato maggiormente negli ultimi anni, insieme alla disponibilità al sacrificio.
Da ragazzo il suo idolo era Rafael Nadal, riferimento naturale per intensità e spirito competitivo. Oggi guarda soprattutto a Jannik Sinner e alla sua capacità di mantenere altissimo il livello di attenzione e di rendimento nel corso della stagione. Modelli importanti, ma il percorso del ragazzo dovrà necessariamente passare dalla costruzione di una propria identità.
I primi segnali sono incoraggianti: un titolo Challenger, una finale nella settimana successiva e un nuovo best ranking a 314 ATP. Per un ragazzo che si sta affacciando ora con maggiore continuità al circuito professionistico, sono risultati che pesano. Il prossimo passo sarà trasformare l’exploit in continuità, perché è proprio lì che si misura la differenza tra una settimana da ricordare e l’inizio di una carriera da protagonista.
