Pallavolo
Alti e bassi, ricezione e scarso equilibrio: il bilancio dell’esperimento Antropova e le indicazioni per il futuro
L’esperimento non può essere liquidato come fallito, ma nemmeno promosso senza riserve. Ekaterina Antropova schiacciatrice accanto a Paola Egonu è stata una delle grandi novità dell’Italia agli Europei e le quattro partite della fase a eliminazione diretta hanno mostrato perfettamente perché Julio Velasco abbia deciso di percorrere questa strada e, contemporaneamente, quanto lavoro serva ancora perché possa diventare una soluzione realmente stabile. Il potenziale offensivo è enorme, forse senza eguali, ma ricezione, continuità e soprattutto equilibrio complessivo della squadra restano i punti interrogativi principali.
Velasco ha scelto di mettere contemporaneamente in campo due terminali capaci di spostare una partita praticamente da sole. Per farlo, però, Antropova ha dovuto cambiare pelle, lasciando il ruolo naturale di opposta e assumendosi compiti da posto 4, ricezione compresa. Il bilancio delle quattro partite contro Bulgaria, Svezia, Polonia e Turchia fotografa bene questa trasformazione: 70 punti complessivi per Antropova, 53 attacchi vincenti e 13 ace, numeri che raccontano quale possa essere l’impatto offensivo della soluzione, ma con oscillazioni sensibili man mano che il livello delle avversarie si è alzato.
Negli ottavi contro la Bulgaria, vinti nettamente dall’Italia 3-0, l’esperimento ha mostrato soprattutto il suo lato più affascinante. Antropova ha chiuso con 18 punti e il 48% in attacco, mettendo a terra 10 palloni su 21 e aggiungendo addirittura sei ace. L’Italia ha attaccato complessivamente con il 49% e ha dominato la partita pur ricevendo soltanto con il 41% di positività. Proprio qui arrivava però il primo segnale: sui 14 palloni ricevuti, Antropova aveva chiuso con il 21% di positiva e il 21% di perfetta. Contro una Bulgaria nettamente inferiore, una ricezione imperfetta poteva essere assorbita dalla superiorità italiana in tutti gli altri fondamentali. Il quarto di finale contro la Svezia ha probabilmente rappresentato il momento migliore della nuova configurazione. L’Italia ha vinto 3-1 una partita complicata e Antropova ha realizzato 22 punti con il 53% in attacco, mettendo a terra 21 dei 40 palloni ricevuti in alzata. Accanto a lei Egonu ne ha firmati 27 con il 51% offensivo. È questa l’immagine che rende irresistibile l’idea di Velasco: 49 punti prodotti dalle due bocche da fuoco principali, entrambe sopra il 50% in attacco, con la possibilità per Alessia Orro di scegliere continuamente fra due terminali devastanti.
Anche quella partita, però, conteneva indicazioni meno rassicuranti. Antropova era stata coinvolta 24 volte in ricezione, chiudendo con il 33% di positiva e il 21% di perfetta. L’Italia aveva retto soprattutto grazie a una prestazione complessiva di seconda linea molto più solida, con il 53% di ricezione positiva di squadra. Quando il sistema riesce a sostenere Antropova, dunque, il vantaggio offensivo diventa enorme. È proprio questa la condizione sulla quale si regge l’intero esperimento.
La semifinale contro la Polonia ha iniziato a modificare il quadro. L’Italia ha vinto 3-1, ma Antropova è scesa a 14 punti e al 44% in attacco, con 11 palloni vincenti su 25. Ancora più significativa la ricezione: soltanto nove interventi, ma con il 22% di positiva e l’11% di perfetta. La squadra nel complesso si è fermata al 33% di ricezione positiva. In quella partita l’Italia ha compensato in altri modi, soprattutto attraverso un muro devastante: 18 punti nel fondamentale, con Anna Danesi protagonista. È una sfumatura importante perché dimostra che il sestetto può vincere anche quando la convivenza offensiva Egonu-Antropova non produce il massimo, ma per riuscirci ha bisogno di trovare altrove ciò che perde nell’equilibrio di seconda linea.
La finale contro la Turchia, persa 3-2, è stata il banco di prova più duro e anche quello che ha lasciato gli interrogativi maggiori. Antropova ha realizzato 16 punti, ma il rendimento offensivo è sceso al 31%, con 11 attacchi vincenti su 36. Egonu ne ha messi a segno 22 su 56, fermandosi al 39%. L’Italia ha dunque avuto in campo contemporaneamente due attaccanti dal potenziale smisurato, ma nessuna delle due è riuscita a superare il 40% in attacco. Contro una Turchia capace di reggere il confronto nei fondamentali di potenza, la semplice somma di Egonu e Antropova non è stata sufficiente.
Curiosamente, la ricezione personale di Antropova nella finale non è stata il problema principale: nove ricezioni, 44% positiva e 22% perfetta. La Turchia ha però indirizzato una quantità enorme di palloni su Myriam Sylla, chiamata a ricevere 47 volte e fermatasi al 30% di positiva e al 13% di perfetta. L’Italia nel complesso ha chiuso al 36% di ricezione positiva e appena al 16% di perfetta, mentre la Turchia ha fatto registrare 43% e 32%. È qui che il tema diventa più ampio: non si tratta soltanto di capire quanto possa ricevere Antropova, ma quanto una formazione con Antropova in posto 4 riesca a costruire un sistema di seconda linea equilibrato contro avversarie in grado di servire con continuità e precisione.
Anche l’attacco della finale racconta qualcosa. L’Italia ha chiuso al 38%, esattamente come la Turchia, ma ha avuto bisogno di moltissimi palloni sulle proprie due stelle: 56 attacchi per Egonu e 36 per Antropova, 92 conclusioni complessive sulle 146 della squadra. Una concentrazione elevatissima del gioco che finisce inevitabilmente per restringere le alternative, soprattutto quando la ricezione non permette ad Orro di coinvolgere con continuità il centro. Danesi e Fahr hanno totalizzato insieme soltanto 20 attacchi. Il rischio è evidente: aumentare il potenziale teorico inserendo due grandi realizzatrici, ma rendere contemporaneamente il sistema più prevedibile quando la prima azione non funziona.
È probabilmente questo il vero punto sul quale Velasco dovrà lavorare. Antropova in banda non deve necessariamente diventare una soluzione da utilizzare sempre, ma può trasformarsi in un’arma straordinaria da scegliere in base all’avversaria e al momento della partita. Contro squadre che non riescono a mettere sistematicamente sotto pressione la ricezione italiana, la presenza contemporanea di Egonu e Antropova può creare una superiorità offensiva difficilmente gestibile. Lo hanno dimostrato soprattutto Bulgaria e Svezia. Quando invece il livello sale e il cambio palla diventa meno fluido, la ricerca dell’equilibrio torna centrale. Antropova deve continuare a crescere nella ricezione e nei movimenti propri di una schiacciatrice, ma parallelamente l’intera struttura deve riuscire a evitare che il peso della seconda linea cada quasi completamente sull’altra banda e sul libero. La finale con la Turchia ha mostrato che le avversarie possono trovare contromisure senza necessariamente cercare Antropova a ogni servizio.
Il torneo ha comunque consegnato a Velasco qualcosa che prima non esisteva: una possibilità tattica concreta in più. Antropova è passata dal 48% contro la Bulgaria al 53% contro la Svezia, quindi al 44% con la Polonia e al 31% nella finale con la Turchia. Non è una linea discendente da leggere semplicemente come peggioramento individuale: cresceva progressivamente anche la qualità delle avversarie e delle situazioni tattiche da affrontare. È piuttosto la fotografia di un esperimento che, quando tutto funziona, può portare l’attacco azzurro a livelli eccezionali, ma che nelle partite di massima difficoltà non ha ancora trovato la stabilità necessaria. La strada, dunque, merita di essere percorsa. Egonu e Antropova insieme rappresentano un’opportunità troppo importante per essere abbandonata dopo un solo torneo, soprattutto perché la russa di nascita ha margini enormi di adattamento al nuovo ruolo. Ma gli Europei hanno anche ricordato che nella pallavolo l’accumulo di potenza non garantisce automaticamente l’equilibrio. Per trasformare l’esperimento in una soluzione definitiva serviranno ricezione, distribuzione più ampia, coinvolgimento dei centrali e la capacità di non dipendere eccessivamente dalle due stelle.
