Tennis
Un esperto analizza l’infortunio di Alcaraz: “Sarei sorpreso di vederlo a New York”
L’infortunio al polso che ha fermato Carlos Alcaraz continua a richiedere cautela. Mentre il numero due del ranking procede con un graduale aumento dei carichi di lavoro, resta ancora da capire quando potrà tornare a competere senza correre il rischio di compromettere il recupero.
Proprio sulla gestione del problema si è soffermato Stephen Smith, fondatore e CEO di Kitman Labs e specialista nell’ambito della prevenzione degli infortuni e della performance sportiva, intervenuto in un’intervista concessa a Tennis365.
Secondo Smith, la prudenza mostrata dal team di Alcaraz potrebbe rappresentare un elemento positivo. L’ipotesi è che lo staff stia privilegiando un recupero completo rispetto alla necessità di accelerare i tempi per consentire al giocatore di tornare rapidamente nel circuito.
“Direi che stanno gestendo tutto con molta attenzione e, per certi versi, penso che sia un buon segno perché è evidente che prendano la cosa molto sul serio. Si è parlato di una tenosinovite, ovvero un infortunio da sovraccarico, come quelli subiti da Emma Raducanu e Jack Draper. Tutti e tre sono infortuni da sovraccarico, dovuti all’incapacità di sopportare il carico e le richieste del tennis“, ha spiegato l’esperto.
Il riferimento al sovraccarico è particolarmente significativo in uno sport nel quale polso, avambraccio e mano sono sottoposti a sollecitazioni ripetute durante gli allenamenti e soprattutto nelle fasi di maggiore intensità agonistica. Per questo motivo, un ritorno anticipato non necessariamente coincide con un recupero effettivo: aumentare troppo rapidamente i carichi può infatti esporre l’atleta al rischio di una nuova ricaduta.
È proprio la strategia adottata nel caso di Alcaraz a distinguersi, secondo Smith, rispetto a quella seguita da altri giocatori alle prese con problemi fisici analoghi. Lo spagnolo sembra infatti aver scelto di non forzare le tappe, anche a costo di rinunciare a importanti appuntamenti del calendario.
“Abbiamo visto altri giocatori prendersi delle pause più brevi e cercare di rientrare prima del previsto. Nel caso di Alcaraz, invece, stiamo assistendo a un approccio filosofico potenzialmente diverso: ‘Prendiamoci una pausa, evitiamo di avere altri problemi al ritorno’. O la situazione è talmente complicata che continua ad avvertire dolore, oppure stanno dimostrando di avere molta pazienza e di voler fare le cose nel modo giusto. Ovviamente, non facendo parte del team medico, è difficile capire di cosa si tratti. Speriamo sia così per il suo bene“, ha sottolineato.
Carlitos ha già iniziato ad aumentare gradualmente l’intensità delle proprie sessioni di allenamento, ma il ritorno alla piena competitività resta da valutare con estrema attenzione. E proprio per questo Smith non si aspetta necessariamente di vedere lo spagnolo protagonista a New York.
“Considerando la pazienza che hanno dimostrato in questi mesi, sarei sorpreso di vederlo a New York. Se si adotta un approccio del genere, perché imbattersi subito in uno dei tornei più duri dell’anno? Dovrebbe essere un percorso graduale“, ha concluso.
