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Scherma

Scherma, l’Italia è diventata egemone nella spada femminile. Le azzurre comandano due armi su tre

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Giulia Rizzi
Giulia Rizzi / Bizzi Federscherma

Nella scherma, il ciclo quadriennale che raggiungerà il proprio pinnacolo ai Giochi Olimpici di Los Angeles 2028 è esattamente a metà della sua “orbita”. Due annate agonistiche si sono concluse e altre due sono prossime a svilupparsi. Il perigeo di questa orbita è stato raggiunto ai Mondiali di Hong Kong, tenutisi a fine luglio. Il momento è perfetto per effettuare approfondimenti, focalizzandoci nel caso di specie sul settore femminile e sulla spada.

Al riguardo, va rimarcato un dato che rischia di essere misconosciuto. L’Italia è diventata la potenza egemone anche di quest’arma. Non ci troviamo di fronte a una supremazia marcata come quella instaurata dalle azzurre nel fioretto, anche perché la spada è più diffusa e ha una concorrenza più ampia. Cionondimeno, se si osserva il panorama della specialità, ci si renderà conto di come il movimento tricolore sia il più competitivo del mondo.

La medaglia d’oro nella prova a squadre dei Giochi olimpici di Parigi 2024 non è stata la conclusione di un percorso, bensì la certificazione della conquista della vetta dell’Epée. Dopo la manifestazione a Cinque cerchi francese, in ogni arma si sono disputate 18 competizioni di primo livello di carattere globale (Mondiali, Grand Prix e Coppa del Mondo), nelle quali le schermitrici sono andate in pedana senza alcuna limitazione legata a geografia o anagrafica.

L’Italia, di queste competizioni, ne ha vinte 6, peraltro con tre atlete differenti (Giulia Rizzi, Alberta Santuccio, Sara Maria Kowalczyk). Nessun altro Paese si è spinto oltre le 3 affermazioni, poiché tale è il numero di successi conseguito da Ungheria e Sud Corea, per di più con una singola spadista (rispettivamente Eszter Muhari e Song Se-Ra).

Inoltre, il numero dei podi azzurri ammonta a 16 con cinque donne diverse (alle tre già citate si aggiungano Rossella Fiamingo e Lucrezia Paulis). In tal senso, la seconda nazione per quantità di podi è l’Estonia, con 11, suddivisi fra tre schermitrici (Kristina Lehis, Nelli Differt, Irina Embrich). Se invece ragioniamo sulla quantità di atlete, la Francia pareggia i conti con l’Italia, ma ha non ha la stessa qualità nei picchi. Del resto, sono proprio le transalpine ad aver perso il ruolo di nazione egemone in favore delle azzurre.

Intendiamoci, anche in passato l’Italia ha avuto momenti in cui aveva una parte preponderante nella spada femminile. Tuttavia, non c’era mai stata una competitività così diffusa come quella attuale.  I due ori mondiali di Fiamingo erano stati lampi abbaglianti in stagioni in cui Cina e Russia erano comunque complessivamente superiori al nostro Paese. L’annata di grazia di Mara Navarria fu un one-woman-show nel bel mezzo di un’egemonia cinese.

Invece, nella spada del 2026, il movimento azzurro è il più forte e ricco del mondo. Forse non balza all’occhio, perché i numeri non sono eclatanti come quelli del fioretto, tuttavia la concorrenza al vertice delle due armi è ben diversa, alla luce della diffusione delle stesse. Sotto questo aspetto, nel panorama contemporaneo dell’épée ci sono cinque atlete che spiccano sopra tutte le altre. Due di esse sono italiane (Rizzi e Santuccio). Le altre sono la coreana Song, l’ungherese Muhari e l’estone Lehis.

Insomma, nella scherma femminile, l’Italia domina nel fioretto, ma comanda anche nella spada. Una situazione senza precedenti, poiché il movimento tricolore è diventato quello di riferimento in due armi su tre. La medaglia d’oro nel team event di Hong Kong ha rappresentato la certificazione di questo ruolo di protagonista. Non assoluta, perché la spada non lo consente, ma come prima inter pares, il massimo concesso dall’arma in cui i valori sono più fluidi in assoluto.

Post scriptum: a dimostrazione di quanto scritto e di quanto sia ricca la faretra italiana, tra le spadiste che hanno ottenuto risultati individuali di grido non è (ancora) compresa la terza componente della squadra iridata, ossia la ventiduenne Gaia Caforio. Se son rose…

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