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Salto con gli sci, il Summer Grand Prix non può galleggiare nel disinteresse. La mannaia del Cio è sempre in agguato…
Nei giorni scorsi è cominciato il Summer Grand Prix di salto con gli sci. La tappa inaugurale si è disputata nel fine settimana dell’1-2 agosto a Wisla, in Polonia, quella successiva a Courchevel, in Francia, l’8 e il 9 agosto. La domanda è: “Qualcuno lo sa?”. O meglio, “A qualcuno interessa il Grand Prix di salto con gli sci?”. La risposta la conosciamo tutti e non è affermativa. Al di là degli addetti ai lavori e degli appassionati duri e puri (principalmente concentrati nell’Europa centrale), questo circuito galleggia nell’indifferenza generale. D’altronde, perché il 1° di agosto qualcuno dovrebbe mettersi a vedere una gara di salto con gli sci?
La risposta dovrebbe fornirla chi il salto con gli sci lo gestisce e lo promuove. Più che fornirla, dovrebbe produrla. Signore e signori, siamo pragmatici. Con l’esclusione della combinata nordica dal programma dei Giochi olimpici invernali, il salto con gli sci non ha più alcuno “scudo” infrastrutturale. È rimasto l’unico sport a essere praticato sui trampolini, imponenti e costosi.
Eppure, il massimo circuito estivo è equiparato a quello invernale in termini di peso specifico dei risultati. I punti ottenuti nelle competizioni su plastica valgono tanto quanto quelle su neve se si ragiona sul Ranking List e sulla qualificazione olimpica (nel biennio antecedente a qualsiasi edizione dei Giochi).
Non si vuole fare allarmismo, bensì sottolineare come la porta della stalla stia cigolando. Siamo ben lontani dal doverla chiudere dopo che i buoi sono scappati, ma al contempo le cerniere sulle quali è montata non sono più così efficienti. Può bastare un po’ di olio, oppure vanno cambiate. Al proprietario della stalla il compito di verificarlo. Di certo, non si può fingere di non sentire il sinistro cigolio di una componente logora.
Il Summer Grand Prix, all’inizio del XXI secolo, era veramente la Coppa del Mondo estiva. Vi partecipavano tutti i big e vincerlo chiamava la conquista della Sfera di cristallo. Poi, all’inizio degli anni ’10, è cominciata la decadenza che ha portato alla situazione attuale. I saltatori più in vista se ne disinteressano, lasciando spazio alle seconde e terze linee. Le meteore estive spariscono quando cominciano a brillare le stelle invernali.
È anche fisiologico, perché con calendari sempre più fitti e privi di pause, impegnarsi anche d’estate diventa oneroso sia sul piano fisico che mentale. Tuttavia, quando si afferma di voler sdoganare il salto con gli sci dai propri Paesi di riferimento, aprendolo a nuovi mercati, bisogna tenere in considerazione anche queste dinamiche.
Il Summer Grand Prix, per come è evoluto, può diventare il Cavallo di Troia per conquistare cuori e menti di chi non è abituato a vedere la neve. Se lo si vuole veramente valorizzare, senza tramutarlo in una stanca parodia della Coppa del Mondo, bisogna caratterizzarlo e renderlo appetibile, facendolo evolvere verso un circuito promozionale.
La promozione non la si fa andando a gareggiare rintanati nelle proprie cattedrali, bensì mettendosi in gioco in lande da evangelizzare. Servono risorse e fatica, che tuttavia non verrebbero messe in campo per mero profitto. Si parla di sopravvivenza. L’eliminazione della combinata nordica dal programma olimpico dimostra come nessuno sia immune dalla mannaia del Cio, che di storia e tradizione se ne fa un baffo.
Il salto si salva perché il Giappone è veramente competitivo, fornendo quantomeno due continenti di primissimo piano, e perché a livello televisivo ha un grande seguito nella mitteleuropa. Tuttavia, se Germania e Polonia smettessero di fare risultati, ci si troverebbe in enorme difficoltà. Gli appassionati dell’Europa centrale sono un’assicurazione, ma non si può pensare di legare i propri destini a un’area geografica così ridotta.
Nel mondo, purtroppo, sempre più social, essere popolari agli occhi del Comitato Olimpico Internazionale è indispensabile per restare vivi. Allargare gli orizzonti è indispensabile ed è dal Grand Prix che si deve partire, proprio perché duttile e flessibile alle esigenze di uno sport affascinante e spettacolare. Bisogna “solo” farlo conoscere…
