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Nuoto

Nuoto, i big e l’esplosione di Curtis hanno dato smalto all’Italia negli Europei: c’è però un problema di ricambi…

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Manuel Frigo
Manuel Frigo / LaPresse

Non è tutto oro quello che luccica. L’Italia che lascia la vasca di Parigi può sorridere per tanti motivi: i 20 podi, il secondo posto nel medagliere e la vetta della classifica a punti, in un campionato europeo di altissimo livello, nel quale il ritorno in grande stile della Russia ha sicuramente contribuito ad alzare ulteriormente l’asticella.

La formazione guidata dal direttore tecnico Cesare Butini ha risposto presente, ma ci sono alcuni aspetti che non possono essere sottovalutati. La compagine tricolore è stata spinta molto in alto dalle sue punte più esperte. Si pensi ai tre ori di Simona Quadarella, alla doppietta nella rana di Nicolò Martinenghi e ai piazzamenti sul podio nei 100 e 200 dorso di Thomas Ceccon.

Tuttavia, da questo campionato europeo ci si aspettava qualcosa in più anche dalla Next Gen, all’interno di quel programma che punta a portare le nuove leve pronte a competere ai Giochi Olimpici di Los Angeles.

Da questo punto di vista, le risposte più interessanti sono arrivate soprattutto al femminile. Al di là dell’esplosione di Sara Curtis, l’Italia ha ritrovato Benedetta Pilato, che è pur sempre una classe 2005, e può guardare con interesse alla crescita di Anita Gastaldi, argento nei 200 misti, e di Paola Borrelli, finalista nei 200 farfalla. A questo va aggiunto anche il contributo in staffetta della 15enne Alessandra Mao.

Al maschile, invece, si fa un po’ più di fatica. A parte Carlos D’Ambrosio, bravissimo nelle staffette ma meno performante a livello individuale, non sono emerse novità particolarmente significative e i riscontri cronometrici non sono stati esaltanti.

L’eliminazione della 4×100 stile libero maschile, al di là delle scelte dei tecnici, è stata anche il frutto di un gruppo di velocisti che sembra essere fermo da alcuni anni, mentre in Europa e nel mondo si viaggia decisamente più forte, come dimostrato anche dalla finale individuale dei 100 stile libero a Parigi.

C’è bisogno di rinnovamento, così come è necessario rifondare il gruppo del mezzofondo. Con Gregorio Paltrinieri che ha 32 anni ed è sempre più orientato verso le acque libere, al momento non c’è nessuno che abbia lasciato intravedere potenzialità paragonabili a quelle del carpigiano, in una specialità come i 1500 stile libero che ha visto invece l’esplosione di un giovane tedesco come Johannes Liebmann. Luca De Tullio è sicuramente un ottimo atleta, ma non sembra avere quel qualcosa di speciale di cui ci sarebbe bisogno.

Il discorso è ancora più evidente nei 400 stile libero, dove non si è riusciti a portare in finale alcun atleta agli Europei e dove, alle spalle di Marco De Tullio, c’è un Alessandro Ragaini che sembra aver compiuto un passo indietro. Il problema del mezzofondo potrebbe estendersi anche al settore femminile: dietro alla 27enne Quadarella, infatti, c’è ancora poco, con la speranza affidata alla crescita di Bianca Nannucci.

Sono aspetti che i tecnici conoscono piuttosto bene. Forse è già tardi per impostare una programmazione compiuta in vista di Los Angeles, ma i buchi nel movimento sono evidenti e, a livello mondiale e olimpico, i colpi dei singoli potrebbero non essere sufficienti.

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