NuotoSwim Zone
Menchinelli: “Alessandra Mao non nuota nell’acqua, ma sopra l’acqua. Ha dentro di sé qualcosa che non si insegna”
Marco Menchinelli è stato l’ospite dell’ultima puntata di Swim Zone in onda sul canale Youtube di OA sport. Il timoniere delle nazionali giovanili del nuoto azzurro è stato intervistato dopo gli Europei juniores che hanno dato ottimi riscontri agli atleti e alle atlete italiane. “I ragazzi sono stati eccezionali – conferma – Sanno sempre tirare fuori qualcosa che non dico non ti aspetti ma sanno sempre lasciare il segno. Questa edizione di altissimo livello ha visto il rientro della Russia che ha reso tutto ancor più interessante“.
Nelle ultime edizioni nelle competizioni iridate e continentali si sta cercando di non fossilizzarsi sulle due età: “Penso che ampliare le età sia un bene specialmente per il settore femminile. La crescita biologica di una ragazza è superiore a quella maschile che, oggettivamente, vedono meno interpreti pronti per fare subito grandi prestazioni. Tra le donne è una formula vincente. Penso per esempio a Caterina Santambrogio classe 2009 che il prossimo anno potrebbe fare ancora l’Europeo junior. Era il suo quarto Europeo, sembrava un’altra persona rispetto agli anni scorsi, dava quella sensazione di essere cresciuta tantissimo. Rischio di consuetudine? Vedendo per esempio Mao direi di no, anche perchè rimanere nell’Europeo jr non vuole proprio dare la comfort zone. In queste manifestazioni costruisci l’esperienza che userai poi nel resto della carriera. Per esempio si impara a spingere sin dalle batterie, per evitare, proprio come accaduto a Mao, di fare il terzo tempo tra le italiane e rischiare, quindi, di non fare la finale”.
La filosofia delle giovanili italiane: “Quando una atleta ha determinate caratteristiche non ci si può accontentare di vincere qualcosa di piccolo, bisogna ampliare lo sguardo. La ranista Lucrezia Mancini ha fatto 2:26.50 che avrebbe potuto farle vincere le ultime 5 edizioni e invece è arrivata quarta. Ha fatto un determinato percorso condiviso con me e il suo allenatore e ha dato più ampio respiro al suo nuoto, confrontandosi anche in Spagna con altre realtà. Quelle competizioni ti fanno bene. Più si gareggia ad alto livello e meglio è”.
Non si può non nominare Alessandra Mao, grande protagonista nonostante la sua giovanissima età: “Sicuramente Alessandra è qualcosa che si scopre di volta in volta. Le ha fatto benissimo di nuovo fare questa sciocchezza dei 200 stile tanto che lei mi ha chiesto nella 4×200 di partire prima. Si vede che aveva un desiderio di rivalsa notevole. Ha dentro di sè qualcosa che non si insegna ovvero la componente agonistica. Non si può trasmettere o dire a voce. Lei non molla. Se deve andare a mordere qualcosa lei riesce a farlo. Lasciamo che faccia il suo percorso, diamole tempo. C’è chi dice che nuoti male. Lei non nuota nell’acqua, ma sopra l’acqua. Anche questa è una dote innata. C’è poi la sua volontà, l’allenamento e tanti aspetti. Se continua la crescita sportiva in queste cose penso che il futuro sia dalla sua parte. La Popovici femminile? Forse lui è un po’ più composto, ma entrambi stanno sopra l’acqua”.
Come si lavora con una squadra giovanile di numeri così ampi? “Gli atleti vanno seguiti in modo specifico uno per uno. Nessuno è uguale ad un altro, nessuno vive la gara come tutti gli altri, per cui tutti vanno seguiti in maniera perfetta. Vanno fatti crescere, aiutati negli errori e inseriti in un gruppo collegiale che dia loro strumenti e voglia di emergere. Come dicevo prima tra i 2010 e 2011 le ragazze fanno già cose importanti ma non ci sono maschi di quell’età. Cicconi ha fatto esperienza e se la ritrova nell’anno prossimo. Arrivano pensando di essere pronti solo per avere fatto i Criteria e invece devono imparare. Non voglio fare nomi di chi mi ha colpito ma mi hanno sorpreso perché tutti venivano a proporsi per le staffette. Quello è un segnale importante”.
Come si fa a far fronte ai buchi in squadra? “La situazione è la seguente, dobbiamo cercare di capire che in alcuni aspetti alcuni ragazzi arrivano precocemente in buoni risultati e poi non evolvono. Si proverà a organizzare durante l’anno incontri per analizzare la situazione. La voglia di crescere da parte di tutti c’è e l’intenzione di regolare ansia e debolezza nelle fasi subacquee. Non bisogna mai dimenticare chi vuole migliorare e bisogna fare in modo che possano farlo. C’è persino chi mi dice che non si è mai visto nuotare. Non si può avere la contezza di sé in quel modo. Come si vede il mestiere di allenatore è complicato. Il passaggio da junior nel quale non hai obiettivi internazionali è difficile”.
Cosa ci attenderà nella prossima stagione? “Ci attende un 2027 con Coppa Komen, EYOF, Euro Jr, Euro U23, Mondiale Jr, Mondiale assoluto e Universiadi. In poche parole avremo 200 atleti che gireranno il mondo. Ci sarà spazio per tutti, ma non sarà una situazione facile da gestire”.
