Canottaggio
Matteo Sartori: “A fine anno la scelta tra punta e coppia. Se con l’otto avviciniamo il record, possiamo ambire alla medaglia del sole”
Nella nuova puntata di Focus, trasmissione in onda sul canale Youtube di OA Sport, si è tornato a parlare di canottaggio, in vista dei Mondiali 2026 che inizieranno lunedì 24 agosto. L’ospite del giorno è stato infatti Matteo Sartori, figlio della leggenda Alessio Sartori, e talento del canottaggio azzurro. Sartori ha raccontato gli ultimi anni di gare, partendo dalla delusione olimpica e concludendo con le speranze del futuro.
Il rapporto con il canottaggio: “Quello con il canottaggio è una sorta di richiamo. C’è più la voglia di fare altro, ma il richiamo con il canottaggio è una cosa che non riesco a descrivere con altre persone. Cerco di evadere anche un po’, mi piace andare sulla bici da corsa. Voglio addentrarmi nel mondo dell’hyrox”.
Il peso del cognome: “Devo dire grazie specialmente a papà. Il peso di sentire il cognome non mi è mai stato attribuito. Lui ha scritto il suo libro io sto scrivendo il mio, ma non devono avere lo stesso titolo. Siamo Sartori, ma siamo diversi. Sono diventato più Matteo quando mi sono avvicinato alla nazionale junior. Ho fatto vedere al mondo ed al canottaggio italiano che sono Matteo indipendentemente dal cognome che porto. Io ho un altro stile ed un’altra mentalità che segue quella di mio padre”.
Le differenze con il padre Alessio e le similitudini: “Il modo in cui approccio all’allenamento è molto simile a quello di mio papà, almeno così dicono i compagni di mio padre come Agostino Abbagnale. Sto cercando di avere la mentalità giusta nel fissare l’obiettivo. Il sedermi sugli allori dopo le gare vinte mi ha fatto un po’ regredire. Negli ultimi anni ho appreso questa cosa”.
Le Olimpiadi ed i cambiamenti successivi: “Parigi è stata la gara chiave che mi ha detto che dovevo cambiare qualcosa. Non era il risultato a cui ambivamo. Se avessi perseguito meglio l’obiettivo spingendo ancora dopo le gare potevo provare un’altra imbarcazione. Parigi è stata breve. Ho un bel ricordo perché mi ha insegnato qualcosa. Noi abbiamo fatto solo batteria e recuperi e siamo andati fuori. È stata una mazzata perché venivo da vari podi. Ho la fortuna di avere la mia famiglia intorno. Loro mi hanno aiutato ed hanno creduto in me sin da subito. L’Olimpiade è da prendere come gara a sé. La mia famiglia mi ha rimesso in riga ed ho iniziato il 2025 con un altro piede, anche grazie alla rivoluzione tecnica. Dovevo disintossicarmi da quello che mi era successo, ho fatto un mese senza canottaggio”.
La squadra azzurra: “Abbiamo i senatori della squadra come Matteo Lodo, Giuseppe Vicino e Luca Rambaldi. Io sono il giovane che sta arrivando. Cerco di aiutare i giovani dietro e cerco di fare il punto di chiusura con i “senatori”. Il cambio tecnico del 2025 l’ho vissuto positivamente. Credo nel lavoro nel nuovo staff, possiamo fare bene ed ambire a qualcosa di bello”.
L’ultimo periodo: “Il giorno dopo Parigi già pensavo a Los Angeles. Il 2025 è stato un anno di transizione non facilissimo. Sono stato inserito dentro il progetto del quattro di coppia. Abbiamo fatto quarti all’Europeo e primi qui a Varese in Coppa del Mondo. Ho dovuto capire cosa fare. Per alcune mancanze ho lasciato quel progetto. Lì ho capito che dovevo fare di più e non era abbastanza. Poi ho fatto un bell’inverno che ci ha portati fin qui”.
Le decisioni per il futuro: “Voglio conoscere i due mondi. Conosco bene il mondo della coppia, ma non conosco quello della punta. Mi sta piacendo tanto, voglio vedere dove mi porta questo percorso per capire a fine anno cosa prendere. Non pensavo che la punta mi piacesse così tanto, anche se la coppia è casa mia. Ho sempre fatto Mondiali di coppia. Dell’otto mi piace la velocità sorprendente. Veniamo tutti ed otto da una consapevolezza che dovevamo fare meglio dopo il quinto posto di Shangai. Abbiamo un otto solido, in una imbarcazione più lunga è più difficile fidarsi uno dell’altro”.
Il continuo lavoro giornaliero: “Noi sappiamo spingerci molto bene l’uno con l’altro con determinate frasi. Quello che non si vede è il lavoro maniacale giorno per giorno per raggiungere il risultato. La mole di lavoro è importante. Mi piace il comportamento duro del nostro capo voga Giuseppe Vicino. È un punto di riferimento, tutti si affidano a lui all’interno e fuori la barca”.
I Mondiali ed il grande obiettivo di Los Angeles: “Mi farebbe piacere tornare dai Mondiali con la migliore prestazione dell’anno. Se riusciamo a fare questa prestazione battendo il record torneremo a casa con una medaglia di un colore che si avvicina a quello del sole. L’obiettivo c’è ed è quello di Los Angeles. Noi dobbiamo creare i presupposti per godere dei risultati”.
