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ArtisticaGinnastica e cultura fisica

L’Italia ha trovato il nome nuovo verso le Olimpiadi 2028: Gabriele Targhetta può fare sognare. E ai Mondiali…

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Gabriele Targhetta
Gabriele Targhetta / IPA Agency

Da un paio di stagioni si era ben capito che il potenziale di Gabriele Targhetta fosse sconfinato, ma un un conto è intravedere del talento e un conto è riuscire a sbocciare in maniera dirompente a livello internazionale. Nel giro di un anno, l’azzurro ha ribaltato gli orizzonti ed è cresciuto in maniera esponenziale, facendo maturare la sua classe con del gran lavoro, limando delle imperfezioni, migliorandosi costantemente e continuamente, giocando sempre al rialzo e senza alcun timore reverenziale.

L’allievo di coach Gianmatteo Centazzo ha mostrato una caparbietà, una tenacia, un vigore fisico e un talento ginnico senza eguali, ma è stata la sua voglia di spingersi sempre più in alto a fare la differenza: nel 2025 salì sul terzo gradino del podio agli Europei, ma un paio di divaricate di gambe gli impedirono di ottenere un risultato ancora migliore al suo grande esordio tra i seniores e allora si è allenato proprio su quegli aspetti per risultare impeccabile nell’occasione successiva.

Le ore trascorse in palestra gli hanno permesso di salire un ulteriore scalino e di entrare tra le eccellenze della Polvere di Magnesio, laureandosi Campione d’Europa al cavallo con maniglie (primo italiano a riuscire nell’impresa). La nota di partenza (5.9) è una delle più alte del circuito, ma a impressionare è la sua impeccabile pulizia di esecuzione (9.3 in qualifica, 9.233 in finale): fluido, sciolto, delineato, bravissimo sui mulinelli, fantastico sull’uscita che porta il suo nome (è un elemento che ha inventato in prima persona).

Gabriele Targhetta è il nome del futuro anche per il sangue freddo mostrato nel momento topico della gara che assegnava le medaglie: un problema tecnico ha mandato in tilt il palazzetto di Zagabria e la prova è stata interrotta per una trentina di minuti, l’azzurro è stato fermato proprio mentre stava per salire sull’attrezzo, si è rimesso il giubbino, si è raffreddato, ma non ha perso la calma, ha saputo mantenere la concentrazione e al momento della ripresa è stato glaciale.

Come se fosse un veterano, ma ha soltanto vent’anni. In questi frangenti si vedono i talenti e il ginnasta della Spes Mestre rientra in questo ristretto novero. Ora è inevitabile guardare al futuro e le Olimpiadi di Los Angeles 2028 non devono fare paura: il grande evento previsto tra meno di due anni deve essere l’obiettivo di riferimento, con la consapevolezza che si possono fare grandi cose. L’Italia ha trovato il suo nome nuovo verso i Giochi: con questo punteggio, questo D Score e un’esecuzione spettacolare non bisogna porsi limiti.

Già a partire dai Mondiali di Rotterdam, lontani ormai soltanto un paio di mesi: lo scorso anno, alla sua prima avventura iridata, il Principino fu il primo degli esclusi dalla finale (14.266 con 6.0 come nota di partenza, rimase fuori dai migliori otto per 34 millesimi). A vincere il titolo in quel di Jakarta fu il cinese Hong Yanming con 14.600, davanti all’armeno Mamikon Khachatryan (14.600) e allo statunitense Patrick Hoopes (14.566).

Nei Paesi Bassi si potrà volare in alto, si preannuncia una nuova sfida con Khachatryan e il suo connazionale Hamlet Manukyan, battuti ieri pomeriggio. I due armeni e l’irlandese Rhys McClenaghan (Campione Olimpico di Parigi 2024 e due volte iridato, in ripresa da un infortunio) sembrano essere gli uomini di punta, senza sottovalutare i kazaki Nariman Kurbanov e Zeinolla Idrissov, oltre naturalmente al panorama cinese e al panorama giapponese guidato da Daiki Hashimoto.

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