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Tennis

La riflessione di Adriano Panatta: “Sinner non ha voluto rischiare, alcune esperienze l’hanno segnato”

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Jannik Sinner
Jannik Sinner / LaPresse

La rinuncia di Jannik Sinner agli US Open ha riaperto una discussione che nel tennis moderno torna con sempre maggiore frequenza: perché i grandi campioni sono costretti a fermarsi così spesso? Ospite de La Domenica Sportiva su Rai 2 HD, Adriano Panatta ha commentato la decisione del numero uno del mondo e allargato il ragionamento alla fragilità fisica che, secondo lui, caratterizza il circuito attuale.

Sono rimasti tutti male, no, del ritiro di Sinner a Flushing Meadows. Onestamente non me l’aspettavo, non me l’aspettavo. Evidentemente non sta ancora al meglio e lui vuole entrare in campo, ma ha avuto delle esperienze brutte, no, giocando anche qualche volta in condizioni più o meno precarie e questa volta non ha voluto rischiare“.

Panatta interpreta dunque la scelta di Sinner come quella di un giocatore che, dopo aver sperimentato sulla propria pelle cosa significhi scendere in campo non al meglio, ha preferito non correre ulteriori rischi. Una decisione prudente, maturata anche alla luce delle esperienze precedenti, che l’ex campione italiano non mette in discussione.

A colpirlo, piuttosto, è diventata una delle espressioni ricorrenti nel linguaggio dei tennisti contemporanei: “La cosa che mi fa un po’ ridere, un po’ sorridere in questo periodo, è che tutti i giocatori di tennis dicono: ‘Ho ascoltato il mio corpo’, no?“. Una frase che Panatta prende con ironia, fino alla battuta rivolta a Ciccio Graziani: “Io se lo ascolto la mattina neanche mi alzo, per cui è meglio che non lo ascolto“.

Dietro l’ironia, però, c’è una riflessione più ampia. Per Panatta il numero degli infortuni registrati negli ultimi anni non può essere considerato soltanto una casualità. Il riferimento è al confronto con alcuni dei grandi protagonisti dell’epoca precedente, da Rafael Nadal a Roger Federer e Novak Djokovic, e soprattutto alle caratteristiche tecniche e fisiche del loro tennis.

Allora, è il tipo di gioco, no? Se io ti faccio una domanda: Nadal, quanti ne ha giocati? 18 anni, e poi si è fermato perché aveva un gioco molto più violento, più di strappo. Federer era il dio del tennis, il principe del tennis. Era un giocatore straordinario. Djokovic anche lui, pur essendo più moderno di Federer, però anche lui aveva un fisico molto più elastico, dei colpi un po’ più soavi, diciamo. E questo ha fatto sì che avessero meno incidenti“, le sue parole.

Il punto, nella lettura di Panatta, è quindi anche nel modo in cui oggi si interpreta e si gioca il tennis: maggiore intensità, accelerazioni continue, colpi sempre più potenti e sollecitazioni fisiche estreme. Un’evoluzione che ha aumentato la velocità e la spettacolarità del gioco, ma che potrebbe avere un prezzo sul piano della tenuta atletica.

Però qui son troppi incidenti, attenzione“. E l’elenco degli stop recenti diventa, per Panatta, un elemento difficilmente ignorabile: “A parte Sinner e Alcaraz che sono stati fermi qualche mese, abbiamo avuto Rune, abbiamo avuto Berrettini, abbiamo avuto Musetti, abbiamo avuto Fritz, abbiamo avuto tutti i giocatori dei primi 10 che hanno avuto grossi incidenti, per cui qualcosa non sta funzionando“.

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