Tennis
Djokovic propone una rivoluzione nel tennis: la ricetta per salvare lo spettacolo e forse anche il serbo…
Da anni il tennis si interroga su come conquistare un pubblico sempre più giovane, abituato a contenuti rapidi e a tempi di fruizione molto diversi rispetto al passato. Al centro del dibattito c’è la durata delle partite, spesso imprevedibile e capace di protrarsi per diverse ore, un elemento che secondo molti rappresenta un ostacolo per le nuove generazioni, meno inclini a seguire integralmente un incontro.
Su questo tema è intervenuto anche Novak Djokovic, che durante il Fanatics Fest, il festival sportivo andato in scena a New York dal 16 al 19 luglio, ha lanciato una proposta destinata a far discutere. Intervistato dallo YouTuber Nick Knows Ball, il 24 volte campione Slam ha suggerito una profonda revisione del sistema di punteggio con l’obiettivo di rendere il tennis più sostenibile e, soprattutto, più spettacolare.
La ricetta del serbo è tanto semplice quanto radicale: “Bisognerebbe cambiare il formato del punteggio: giocare fino a 4 game per set, possibilmente senza vantaggi all’interno del game, al meglio dei cinque set. Mantenere le partite in una finestra di due ore. È meglio per tutti“.
L’idea nasce dalla convinzione che incontri più brevi e con una durata maggiormente prevedibile possano risultare più appetibili per il pubblico televisivo e digitale, senza rinunciare all’intensità agonistica garantita da un formato al meglio dei cinque set. Ridurre i game necessari per conquistare un parziale ed eliminare i vantaggi consentirebbe infatti di velocizzare sensibilmente lo svolgimento dei match, mantenendo alta la tensione in ogni punto.
Negli ultimi anni sono già stati sperimentati diversi accorgimenti per accelerare il ritmo delle partite, dal cronometro tra un punto e l’altro fino a formule alternative in alcune competizioni. L’ipotesi avanzata dall’ex numero uno del mondo, però, rappresenterebbe una delle modifiche più profonde mai immaginate per il circuito professionistico.
C’è poi anche un altro aspetto, inevitabilmente legato alla carriera dello stesso Nole. Con i quarant’anni ormai alle porte, affrontare una lunga successione di maratone in calendario diventa sempre più impegnativo anche per uno dei più grandi interpreti della storia del tennis. Un formato più compatto potrebbe quindi favorire non solo lo spettacolo e l’interesse del pubblico, ma anche una migliore gestione delle energie da parte dei giocatori, soprattutto in tornei che impongono più incontri ravvicinati.
Che la proposta trovi o meno consenso, le parole del serbo riaccendono il dibattito sul futuro del tennis e sulla necessità di trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, preservando l’essenza di uno sport che continua a interrogarsi su come evolversi senza perdere la propria identità.
