Seguici su
LEGGI OA SPORT SENZA PUBBLICITÀ
ABBONATI

Nuoto

Cesare Butini: “C’è meno densità per Curtis nel dorso. Mao indirizzata verso la velocità, Caser da seguire con attenzione”

Pubblicato

il

Sara Curtis
Sara Curtis / Andrea Masini, Andrea Staccioli e Giorgio Scala - DeepBlueMedia-eu

Venti medaglie, il primato per numero di podi e nella classifica a punti, ma anche alcuni interrogativi sulla profondità del movimento e sulle staffette. L’Europeo di Parigi consegna all’Italia conferme importanti e indica le aree sulle quali intervenire in vista di Los Angeles. Il direttore tecnico Cesare Butini traccia il bilancio della rassegna continentale e guarda al prossimo biennio: dalla gestione dei big alla crescita dei giovani, fino alle nuove opportunità offerte dal programma olimpico.

Butini, partiamo dalle cose che hanno funzionato. Che Italia ha visto a Parigi?
Una squadra che ha saputo rispondere. Ottenere 20 medaglie con il ritorno dei russi in competizione non è poca cosa. Su questo dobbiamo essere soddisfatti”.

Le conferme più importanti sono arrivate dagli atleti esperti.
Sì. L’impegno degli atleti più esperti è stato sicuramente uno degli aspetti migliori. Martinenghi, Cerasuolo, Pilato, Quadarella, Ceccon e Razzetti hanno risposto in modo egregio. Hanno dato una risposta importante a quello che era il loro impegno”.

E poi c’è Sara Curtis. A Parigi ha smesso definitivamente di essere una promessa.
Curtis ha risposto in modo eccezionale. Non la considero ancora un’atleta esperta perché è entrata in Nazionale da poco, tra virgolette, ma ha già assunto un ruolo da protagonista. Credo che la vera investitura sia arrivata in questo campionato: due record del mondo e la disponibilità a mettersi in gioco anche in situazioni diverse, come nella mista, dove ha nuotato una frazione da 58″4. Questo significa avere tante frecce nel proprio arco”.

Tra i giovani, invece, chi l’ha colpita?
D’Ambrosio. Ha assunto un ruolo da protagonista e ha preso un po’ per mano il settore della velocità, o quantomeno quello dei giovani maschi”.

Se da una parte ci sono le conferme, dall’altra emerge un problema: quanto dipende ancora questa Nazionale dai suoi uomini e dalle sue donne migliori?
Dobbiamo constatare che continuiamo ad avere bisogno dell’apporto prestativo degli atleti più esperti anche in vista dell’Olimpiade di Los Angeles. Abbiamo registrato qualche calo prestazionale da parte di alcuni atleti più blasonati. Ma proprio lì si apre il tema dell’inserimento dei giovani”.

È questo il passaggio che ritiene più urgente?
Dobbiamo essere molto più incisivi. Anche l’esperimento di Gastaldi è servito come linfa alle ragazze che nei 200 misti hanno ottenuto la medaglia d’argento. Abbiamo trovato una delfinista da 57″ netto, una prestazione che era da tempo che non vedevamo. Questo ci impone interventi più incisivi e progetti individuali, al pari di quelli che dobbiamo realizzare per gli atleti di alto livello più esperti”.

Un modello che avete già sperimentato con Cerasuolo, Martinenghi e Quadarella.
Esatto. Quest’anno abbiamo mandato Cerasuolo e Martinenghi da soli in America e Simona Quadarella da sola in Australia. Dobbiamo fare interventi molto individualizzati, sia per mantenere gli atleti di alto livello sia per far crescere i giovani”.

Fra questi ultimi c’è Cristian Tassan Caser, protagonista di un progresso importante nella velocità.
Caser è un atleta che dobbiamo seguire con attenzione. È passato da 49″2 nella prima frazione della 4×100 stile libero a Monaco a 48″37. È un ragazzo del 2008 e nel 2028 avrà vent’anni. È quindi nel pieno della maturità per quel tipo di percorso. Dobbiamo far crescere lui, ma anche il suo allenatore. Non vogliamo portarlo via dalla realtà nella quale lavora: vogliamo costruire le condizioni perché possa crescere”.

Il tema della crescita porta direttamente alle staffette. La 4×100 stile libero, a Parigi, ha rappresentato uno dei punti interrogativi.
Quella è stata una controprestazione. Un incidente di percorso, di quelli che nelle miste possono accadere e che in questo caso non ci era mai capitato. Ma dobbiamo anche prendere atto che il mondo ha accelerato”.

Manuel Frigo, dopo la gara, ha parlato di un’Italia rimasta indietro rispetto agli altri. È una lettura che condivide?
È un dato di fatto. Noi abbiamo sempre presentato staffette che, sulla base dei ranking, non avevano ambizioni da medaglia. Abbiamo fatto affidamento sul nostro spirito di squadra, sullo spirito di gruppo, sulla capacità di esaltarci nella staffetta. Frigo ne è un esempio vivente: può avere un 48″2 in partenza, ma lanciato arriva a 47″ netto o quasi. È quello che ci ha salvato anche in alcune situazioni. Tanto è vero che viene considerato uno “staffettaro”, tra virgolette, perché riesce a esprimere le proprie potenzialità meglio in quel contesto”.

Ma il margine si è ridotto.
Sì. Non ci permetterà più di far riposare due atleti al mattino. Forse dovremo farne riposare soltanto uno per poter accedere alla finale più agevolmente. Fino adesso abbiamo fatto riposare, per esempio, D’Ambrosio o Ceccon. A Parigi abbiamo invece schierato tre quarti dei titolari nelle staffette successive”.

È una questione di qualità o di profondità?
Di entrambe. Il materiale umano è quello”.

Quindi bisogna ottimizzare quello che c’è e, contemporaneamente, allargare la base.
Esatto, bisogna lavorare in questo modo e ottimizzare anche il percorso tecnico, ad esempio, di Ceccon nell’ambito della manifestazione. Ma questi abbiamo. È chiaro che bisogna riflettere, perché gli altri accelerano e accelereranno ancora di più in vista dell’Olimpiade. Soprattutto gli americani, che avranno i Giochi in casa”.

Fra i giovani, a Parigi, c’era anche Alessandra Mao. La sua gestione è stata particolarmente articolata.
È arrivata più preparata sulla gara da 100, con una coperta più corta sulla parte dei 200. Per questo ho deciso di toglierla dai 200 stile, che erano concomitanti con la 4×100 stile libero, e di inserirla nella staffetta. Lì ha avuto un buon effetto, con un secondo 53”.

C’è anche un’evoluzione fisica da considerare?
Sì. Da bambina sta diventando donna, giustamente. Gli appoggi, la tecnica di nuotata, il galleggiamento cambiano quasi di giorno in giorno e questo può determinare un’alternanza di risultati. Non è escluso che, per le sue caratteristiche fisiche, possa spostarsi maggiormente sulla velocità pura. Potrebbe anche avere bisogno di un anno di stabilità prima di ripartire”.

A proposito di giovani: Barbotti ha invece affrontato una situazione molto particolare, con la semifinale dei 200 misti e, poco dopo, la staffetta.
Abbiamo parlato con lui e con il suo allenatore. Abbiamo valutato che non fosse possibile utilizzare altri atleti e quindi chiesto al ragazzo se poteva”.

E lui ha accettato.
Sì. Nel format della manifestazione, 45 minuti sono il tempo che intercorre tra la finale dei 100 e la staffetta. Non è un tempo che consente un recupero totale, ma soprattutto un giovane del 2006 può recuperare. Quando è uscito gli ho chiesto spiegazioni. Lui mi ha risposto che si era sentito molto deluso dal fatto di non essere entrato in finale nei suoi 200 misti e ha avuto un contraccolpo psicologico. È un giovane, ci sta”.

Parigi, dunque, chiude una stagione di valutazioni. Da qui a Los Angeles cosa cambia?
Il mantenimento degli atleti di vertice è una priorità assoluta. Ma dobbiamo lavorare anche sulla programmazione e sulla sinergia con la tecnologia e con gli allenatori. Dobbiamo estendere la nostra interazione con le realtà alle quali affidiamo i nostri valori. Non dobbiamo chiuderci: possiamo vedere questo come un’opportunità. Ma, contemporaneamente, dobbiamo pensare anche al dopo”.

E qui torna il nome di Curtis. Il suo 58″4 nella mista apre una prospettiva anche sul dorso?
Dovremo valutare i ranking, ma anche il format della manifestazione. Mi sono scaricato il programma dell’Olimpiade proprio per capire quale gara sia meglio fare. Sicuramente il 58″4 la proietta in una situazione più performante per i 100 dorso”.

Perché il dorso potrebbe offrirle una strada più interessante dello stile libero?
Perché nei 50 stile libero la densità è enorme. Douglas, che è sua compagna di squadra, ha 23″19 contro il 23″99 di Curtis: otto decimi sono tantissimi. Poi ci sono Walsh, le australiane e la polacca. C’è una densità di atlete che forse nel dorso non troviamo. E ricordiamoci che nel dorso Curtis è prima nel ranking mondiale dei 50”.

Il nuovo programma olimpico può quindi cambiare anche la strategia italiana.
Sicuramente. Con l’inserimento delle gare veloci dei 50 rana, dorso e delfino abbiamo la possibilità di avere qualche chance di medaglia in più. Abbiamo Curtis, Cerasuolo, Martinenghi, Pilato, che sono tutti papabili per una medaglia. Dobbiamo indirizzare la programmazione anche verso quelle che sono le chance di medaglia della prossima Olimpiade”.

Qual è, in definitiva, la lezione che vi lascia Parigi?
L’Europeo è il calcio d’inizio per capire su che cosa e su quali settori spingere l’acceleratore in chiave 2028. Dobbiamo mantenere i nostri atleti di alto livello, ma contemporaneamente costruire nuova linfa. Il mondo ha accelerato e noi dobbiamo essere pronti ad accelerare a nostra volta”.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI
Pubblicità